Beppe Bigazzi, volto noto de “La Prova del Cuoco”, è morto a 86 anni.

mercoledì 9 ottobre 17:52 - di Redazione
Beppe Bigazzi

Beppe Bigazzi è morto a 86 anni. Era noto al grande pubblico televisivo per la sua partecipazione al programma di Rai1La Prova del Cuoco“. Nelle edizioni co-condotte con Antonella Clerici.  Uomo di comunicazione, Bigazzi è stato molto, ma molto altro. In Banca d’Italia dal 1961 al 1966, si avvicinò al giornalismo. Direttore delle relazioni esterne dell’Eni e presidente di società come Gepi, Maserati, Innocenti. E anche amministratore delegato di Agip Petroli e di varie altre società del cane a sei zampe. Cominciò a farsi notare in tv con la rubrica “La borse della spesa” a Unomattina. Approdò infine alla trasmissione della Clerici. Di lui si ricorderà anche la polemica sui gatti usati come “pietanza”. Fatto che gli costò l’allontanamento dalla Rai. Un putiferio scatenato dalla citazione di un proverbio toscano. “A Berlingaccio chi non ha ciccia ammazza il gatto” ( “il giovedì grasso chi non ha più carne da mangiare si ciba del gatto”). Un ovvio riferimento a quando, nel passato, ci si cibava anche di gatti per sopperire alla mancanza di proteine durante la fine del periodo invernale.

La polemica sul “gatto”

Beppe Bigazzi, nell’occasione, spiegò anche la procedura utilizzata per trattare la carne del felino per migliorarne il sapore. Riferendo, infine, di averla consumata anch’egli. Apriti cielo! Il perbenismo parolaio e un tanto al chilo, tratto distintivo dell’ipocrisia italica, non gliela perdonò. Allontanato e ripudiato in un amen. Nonostante in alcune interviste avesse spiegato che quella era una pratica normale negli anni ’30 e ’40. Gli abitanti del Valdarno a febbraio mangiavano “il gatto al posto del coniglio”. Così come c’era chi mangiava il pollo e chi non avendo niente andava a caccia di funghi e tartufi, non ancora cibi di lusso. “Del resto liguri e vicentini facevano altrettanto e i proverbi ce lo ricordano” aggiunse col solito sarcasmo. Il che non voleva essere un incentivo a mangiare oggi la carne di gatto, ma solo ricordare usi passati. 

 

 

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