Prato, a processo l’insegnante accusata di violenza sessuale sull’allievo minorenne

23 Set 2019 11:51 - di Redazione

È ripreso al Tribunale di Prato il processo a carico della donna trentenne accusata di atti sessuali e violenza sessuale nei confronti di un minorenne a cui dava ripetizioni private e da cui ha avuto un figlio alcuni mesi fa. Con la donna è processato anche il marito, accusato di falsa attestazione di stato, perché in una prima fase della vicenda aveva affermato di essere lui il padre del bambino nato dalla relazione della moglie con il 15enne, pur sapendo, secondo l’accusa, che il bambino era stato concepito con il minore, oggi quindicenne ma che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto 14 anni. I coniugi sono arrivati al palazzo di giustizia di Prato e la donna, che si trova agli arresti domiciliari dal 27 marzo, non ha rilasciato dichiarazioni. «Stiamo discretamente bene – ha invece detto il marito –  affronteremo il processo insieme».

Processo alla maestra di Prato arrestata a marzo

L’indagine era stata avviata nei primi giorni di marzo in seguito alla denuncia presentata dai genitori del ragazzo a cui la donna aveva dato in passato ripetizioni private. Ai genitori il 15enne aveva raccontato della relazione con la donna e di essere il padre del neonato che la sua insegnante, già madre di un altro bambino, aveva partorito pochi mesi prima. La paternità dell’adolescente venne successivamente provata dal test del Dna, effettuato sul neonato con il consenso dell’indagata. Il 27 marzo scorso la donna è stata arrestata su richiesta della procura, per rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini la trentenne, che si era offerta di dare ripetizioni al minore che doveva affrontare l’esame di terza media, avrebbe esercitato pressioni e ricatti sull’adolescente perché non interrompesse la loro relazione.

Il minorenne accusa la donna con cui ha avuto un figlio

Prima il Tribunale del Riesame di Firenze e poi il Tribunale di Prato hanno respinto i ricorsi presentati dei legali della trentenne per chiedere la revoca degli arresti domiciliari. A nulla, per adesso, è valso il fatto che la donna abbia iniziato un percorso di cura con uno psicoterapeuta. Secondo i pm il percorso terapeutico, iniziato a maggio, non può avere già prodotto risultati apprezzabili, e inoltre la donna non ha mai mostrato segni di pentimento.  Nel processo, un peso rilevante potrebbero avere le dichiarazioni rese dal 15enne in incidente probatorio: il ragazzo aveva raccontato che i primi rapporti sessuali erano iniziati quando ancora non aveva compiuto 14 anni. All’ipotesi di reato di atti sessuali con minore, quindi, si è aggiunta anche quella di violenza sessuale. I legali della donna hanno depositato una perizia che metterebbe in dubbio l’attendibilità del ragazzino.

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