Metro Roma, 4 sospesi per il guasto delle scale mobili: frode e lesioni personali

giovedì 12 settembre 16:21 - di Redazione
Le scale mobili crollate nella metropolitana di Roma

Con l’accusa di frode nelle pubbliche forniture e lesioni personali colpose aggravate, la Procura di Roma ha sospeso 4 persone, dipendenti di Metro Roma e Atac, nell’ambito dell’inchiesta sulle cause che hanno determinato il grave incidente che causò il cedimento delle scale mobili, e quindi, il ferimento di numerose persone, fra cui alcuni tifosi del Cska Mosca, alla fermata della metro Repubblica il 23 ottobre 2018, nonché sulle cause che determinarono il guasto e delle scale mobili della fermata metro Barberini il 21 marzo 2019.
Nell’inchiesta risultano indagate altre 11 persone.

Dalle prime ore di questa mattina agenti della Polizia di Stato, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, che ha fatto luce sulla vicenda, hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare interdittiva a carico dei quattro che sono stati sospesi per un anno dal servizio: l’ingegner Renato D’Amico, Direttore di esercizio Atac delle linee metropolitane A e B, Ettore Bucci, dipendente Atac con la funzione di Responsabile Unico del Procedimento (R.U.P.) relativo all’appalto a favore della società “Metroroma s.c.a.r.l.“, Alessandro Galeotti, dipendente Atac con la funzione di Responsabile di esercizio degli impianti di traslazione per le stazioni “Repubblica” e “Barberini” e Giuseppe Ottuso, Responsabile tecnico preposto e amministratore unico di “Metroroma s.c.a.r.l.“.

«Se famo er calcolo delle probabilità su 700 ne sarebbero venute giù altre 3 o 4, dai», si sente dire a Renato D’Amico intercettato mentre parla con una sua collega, discutendo sulla problematica delle scale mobili di ‘Repubblica’ durante gli accertamenti tecnici condotti sull’impianto in seguito al sequestro da parte della Procura di Roma.

«No allora non stanno in procinto de venì giù nessuna, stanno tutte in sicurezza…il vero problema è che stanno tutte degradate», gli risponde la collega. E D’Amico aggiunge: «E’ chiaro, l’incidente è più probabile».

«A D’Amico non interessa affatto l’eventualità che su quelle 3 o 4 scale ci siano sopra delle persone – sottolinea il gip nell’ordinanza – Per lui è solo una questione di numeri e percentuali, ma ci si consenta di osservare che saranno solo tre o quattro scale quelle che possono rompersi ma se c’è qualcuno sopra rischia di farsi male e per davvero!!!».

«Continuano a verificarsi incidenti che sebbene noti, tanto a Metroroma Scarl, che Schindler nonchè agli organi addetti alla sicurezza Atac – scrive il gip di Roma Massimo Di Lauro nell’ordinanza a carico di 4 dipendenti sospesi nell’ambito dell’indagine sugli incidenti dell’ottobre e marzo scorso nelle due stazioni della metro – non vengono segnalati e anzi opportunamente occultati, così come permangono problematiche tecniche legate a pregressi o attuali manomissioni, il tutto da rendere non escludibile l’avverarsi di ulteriori sinistri che potrebbero trovare epilogo di minore gravità solo per il verificarsi di concomitanti circostanze cioè favorevoli agli utenti».

«La amara verità – scrive il gip Massimo Di Lauro motivando le esigenze cautelari per i 3 dipendenti Atac e dell’amministratore della Metroroma scarl  – è che se non vi fosse stata la vigoria di alcuni tifosi di cittadinanza russa che con il loro peso corporeo sono riusciti a scatenare l’inferno all’interno della centralissima stazione di Repubblica, molto probabilmente l’indegna gestione degli impianti di traslazione (scale mobili, ndr.) subita con rassegnazione dagli utenti della metro, ormai avvezzi a percorrere a piedi scale mobili spesso ferme, non sarebbe mai venuta alla luce».

Il giudice parla di «vicenda riprovevole» in cui gli indagati per «cariche rivestite e conseguente possibilità di incidere sui processi decisionali hanno dimostrato un particolare disinteresse per la sicurezza degli impianti di traslazione della metro capitolina».
Quelle all’esame degli inquirenti sono «gravi problematiche concernenti la sicurezza degli impianti, non solo delle stazioni sequestrate dalla autorità giudiziaria ma anche di molte altre più periferiche anche delle linee B e B1».
«Al riguardo – scrive il gip – si consideri che la commissione interna dell’Atac che ha visionato le telecamere di sorveglianza e ha così agevolmente scoperto gli altarini è stata istituita, come accade di sovente nel nostro Paese, solo dopo il clamore mediatico suscitato dalla chiusura di centralissime stazioni della metro capitolina».

Dopo l’incidente alla scala mobile di Repubblica e a quello alla stazione Barberini, anche all’interno di Atac ci si inizia a preoccupare delle conseguenze.
«Pure noi non abbiamo controllato niente, sta cazzo di ditta», si legge in una intercettazione contenuta nell’ordinanza, citata dal gip di Roma, in cui a parlare è ancora Renato D’Amico.
D’Amico cita una mail in cui si afferma che nella stazione della metro di Cornelia «i dispositivi di controllo dell’usura e della mancata apertura dei freni risultavano disabilitati dalla centralina di controllo». «Vanno ad agire sulla  sicurezza…questi è un continuo… è preoccupante certe posizioni non sono proprio campate in aria, bisogna mandarli via…noi non abbiamo controllato niente sta cazzo di ditta (Metroroma Scarl, società che aveva l’appalto della manutenzione delle scale mobili ndr)».
Per il giudice «l’esigenza nasce nell’animo del D’Amico solo a distanza di più di cinque mesi dall’incidente di Repubblica e dopo che anche la stazione Barberini aveva subito analogo sinistro tanto da determinare finalmente Atac a chiedere la risoluzione contrattuale con Metroroma Scarl per grave inadempimento».

Ma D’Amico, senza sapere di essere intercettato, parla anche delle mosse della Procura di Roma, mosse che il dirigente giudica «esagerate»: Il sequestro della stazione Barberini avvenuto lo scorso marzo è stata «una mossa esagerata da parte della Procura che condiziona tutti… Comunque vanno sparando anche addosso…».
Per D’Amico quel sequestro deciso dai magistrati era esagerato «perché l’incidente non aveva provocato feriti».
Secondo il gip Massimo Di Lauro non si comprende come «la magistratura possa aver condizionato negativamente l’operato di un’azienda che per cinque mesi non aveva certo brillato per spirito di iniziativa nel risolvere il contratto con un’impresa come la “Metroroma scarl” dimostratasi ampiamente inadempiente ai suoi obblighi» contrattuali.
Quanto afferma il dirigente Atac inoltre, sottolinea il giudice, «la dice lunga sulla sua perdurante inclinazione a disinteressarsi della sicurezza degli sventurati che sono costretti a prendere la metropolitana per recarsi al lavoro».

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