La Boldrini entra nel Pd, ora è al governo col M5S. Il web si scatena: «Fate ribrezzo»

martedì 24 settembre 10:07 - di Franco Bianchini

Sembrava politicamente finita, Laura Boldrini. Becca solo i voti dei fedelissimi, quelli che sul web, per ironizzare su di lei, chiamano i quattro gatti rossi. Fa le riunioni – sempre citando le battute che girano sui social – nelle vecchie cabine telefoniche. È uno dei personaggi più criticati, su Fb è presa di mira con sfottò e critiche. Di lei si ricorda solo la voglia di spalancare i porti perché siamo tutti clandestini e le accuse di intolleranza rivolte ai residenti che protestavano per i campi rom. Sorpresa: c’è il grande ritorno.

Sì, perché la Boldrini ha annunciato -in un’intervista a Repubblica – l’addio a Leu per entrare nel Partito democratico. Va con Zingaretti. Ergo,  in un partito di governo. Il risultato? A cantarla come Rovazzi, andiamo a comandare. E magari a farsi i selfie mossi alla Guè Pequeno. Trova anche una scusa politica, Laura Boldrini: «Con la destra peggiore di sempre non è più tempo di piccoli partiti e di fare troppi distinguo. A forza di farlo rischiamo solo di estinguerci, mentre la destra va sfidata e contrastata con l’azione di un grande soggetto politico capace di incidere sulla società. Un soggetto che si batta contro ogni forma di disuguaglianza sociale, territoriale e di genere».

Niente di nuovo, quindi, Solita fuffa fatta di dosi di buonismo spruzzato sul minestrone Pd-MS5. La Boldrini spiega che «da tempo» aveva maturato questo passo, «perché già alle Europee avevo votato Pd. Poi con la crisi di governo siamo arrivati a oggi. Ho atteso che fossero scelti ministri e sottosegretari perché non volevo assolutamente che il mio passaggio potesse far pensare a qualcuno che miravo a qualche incarico», mette in chiaro.

Poi quel post di Grillo, con la famosa domanda: cosa succederebbe se ti trovassi in macchina con la Boldrini? «Non riesco a dimenticarlo«, risponde. «Quell’attacco inaugurò una strategia violenta e spregiudicata che ha danneggiato me e anche la mia famiglia. Ma non ho fatto e non farò politica con le categorie del risentimento e del rancore. Il Paese ha bisogno di archiviare la stagione dell’odio».

La rabbia esplode sui social, un po’ ovunque, anche nei militanti grillini. È una valanga di amara ironia, critiche ferocissime e sfottò irriverenti. «Siamo alla frutta», «fate ribrezzo», «vergogna infinita», «ci mancava solo la Boldrini». Duri attacchi a Di Maio: «Come puoi consentire una cosa del genere? Allearsi con la Boldrini è peggio che allearsi con Renzi». Ma la sceneggiata del governo giallorosso prevedeva anche questo abbraccio. Era scritto nel copione.

Commenti

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  • NINANERA 25 settembre 2019

    Alla faccia del canguro, persona senza la minima VERGOGNA, quello che mi indispone bi PIÙ È ANCHE STIPENDIATA, poi è facile con la pancia piena fare l’arringapopoli.

  • Giuseppe Tolu 24 settembre 2019

    Spudorata e senza vergogna!

  • Sandro Cecconi 24 settembre 2019

    Bianchini,

    si aspetti altri salti della quaglia con le medesime scuse per tutti costoro, ma anche dall’altra parte, vale una citazione latina che coglie in pieno il momento terribile di infima cultura e livello politico in cui si trova attualmente il nostro paese nel cui parlamento siedono, nella stragrande maggioranza, i peggiori esponenti della classe politica nella nostra storia ultra bimillenaria.

    Ecco la locuzione latina che sintetizza in modo perfetto quanto da me sopra sostenuto:

    “simul stabunt vel simul cadent”.

    Per tanto continuo ad avere forti conati irrefrenabili ogni volta che pseudo giornalisti, ormai divenuti plauditores, ne tessono le lodi. Sono solo pancottiglia.

  • maurizio pinna 24 settembre 2019

    Quando arrivò l’attuale Segretario artefice della Santa Alleanza, di istinto lo paragonai ad Alessandro Natta, subentrato al defunto Berlinguer. La sua preoccupazione fu una sola: fare entrare più gente possibile nel PCI. Peraltro quando se ne andò, per liberare l’ufficio ad Achille Occhetto, dovettero svuotare un armadio colmo di quaderni, ove il solerte funzionario aveva annotato tutte la magagne degli atri, compreso il Papa. Chissà cosa ci lascierà di interessante l’ineffabile saponetta.

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