Blitz della Francia: si è presa il Monte Bianco. Tocca a Di Maio farselo ridare

giovedì 5 settembre 14:00 - di Davide Ventola

«Con un’ordinanza “estiva” i Comuni di Chamonix e di Saint-Gervais hanno vietato il sorvolo in parapendio di tutta la zona della vetta del Monte Bianco, dando vita ad un atto di prepotenza ma anche di violazione del territorio che ricade sotto la sovranità italiana». Ne dà notizia il sito Affari italiani, svelando l’ultimo colpo di mano della Francia di Macron. La notizia era già uscita sull’Ansa e sui giornali locali, ma è finita silenziata sui siti nazionali, troppo presi da Salvini al Papeete.

L’ordinanza francese del 26 giugno invade il territorio del Monte Bianco che l’Italia considera come proprio e il caso rischia di riaprire il contenzioso, mai risolto, sui confini tra i due Paesi ed avere complessi sviluppi giudiziari. Si estende, infatti, nell’area contesa tra Italia e Francia il divieto d’oltralpe di atterraggio in parapendio su un perimetro di 600 metri attorno alla cima del Monte Bianco.

Monte Bianco, FdI chiede l’intervento del governo italiano

Sulla vicenda, Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione parlamentare in Senato, primi firmatari La Russa, Ciriani e Urso, nel quale si sottolinea come il contenzioso, «oltre il rilevante significato simbolico e politico della sovranità nazionale sulla vetta del monte Bianco da cui l’Italia non può essere esclusa per un’arbitraria iniziativa francese, ha concrete ricadute sulla gestione di importanti attività economiche e sulle responsabilità amministrative e giudiziarie in tema di sicurezza e gestione dei soccorsi». Per questo motivo, i senatori di FdI chiedono di sapere dal ministro degli Esteri, «quali iniziative il governo italiano intenda intraprendere, per tutelare l’interesse nazionale e la sovranità dello Stato italiano nella aree del massiccio del monte Bianco», «quali iniziative ritenga di adottare per supportare il Comune di Courmayeur e la Regione autonoma della Valle d’Aosta» e «quali provvedimenti ritenga di adottare per giungere alla definitiva risoluzione di un contenzioso diplomatico che si trascina ormai da oltre 70 anni, durante i quali l’Italia ha sempre subito le iniziative unilaterali ed arbitrarie delle autorità francesi».

Le ordinanze dei Comuni di Chamonix e Saint-Gervais, successive a un incidente mortale, «non hanno la giurisdizione per avere validità sul territorio italiano», protesta il sindaco di Courmayeur (Aosta), Stefano Miserocchi. «Giuridicamente – aggiunge – ognuno può emetterle solo per quanto concerne la propria competenza territoriale, non può ovviamente andare a fare ordinanze su territorio estero. Dai due Comuni non ci è arrivata alcuna segnalazione ufficiale, ci è giunta una nota dalla guardia di finanza di Entrèves». Per l’Italia la linea di confine passa sullo spartiacque mentre per la Francia sul Monte Bianco di Courmayeur, con il Monte Bianco interamente nel proprio territorio.

Secondo quanto riporta il sito «l’Istituto geografico militare, ricevuta la segnalazione dell’ordinanza dalla Guardia di finanza di Entrèves (Courmayeur), ha informato della questione il ministero degli Affari Esteri, invitandolo ad attivarsi per trovare una soluzione. Ricevuta la nota della Guardia di finanza, la Procura di Aosta ha aperto un fascicolo, mentre il sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, ha inoltrato tutta la documentazione alla Regione Valle d’Aosta chiedendo di fissare un incontro».

A fine 2017 Google maps aveva rivisto i confini dell’area (che prima rispecchiavano la cartografia francese), delineando con linee tratteggiate la zona contesa. Alcuni mesi prima c’era stata una riunione tra le autorità dei due Stati durante la quale si era deciso che nessuno avrebbe intrapreso iniziativa unilaterali in quelle aree.

È questo, appunto, il problema: ora la questione è affidata alle mani (tutt’altro che sapienti) di Luigi Di Maio. L’ex venditore di bibite paracadutato alla Farnesina dovrebbe fare la voce grossa con Macron. Ce lo vedete? Neanche noi.

Commenti

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  • Mario quattranni 5 settembre 2019

    Mi congratulo con chi ha scritto questo articolo che spero non sia un professionista del giornalismo perché se cio fosse sarebbe più grave della contesa dei citati confini. A questo signore in separata sede, se vuole, le spiegherò i motivi del mio pensiero. Mario Quatteanni

  • maurizio pinna 5 settembre 2019

    Nel 1946 esigevano la Valle d’Aosta, la Val di Susa, la Liguria fino ad Imperia e, per vendetta, Trieste divisa a metà con Tito. Oggi non chiedono, si prendono ciò che vogliono e zitti……in Bolsceviland.

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