Rotondi: «Anni di minacce, ladri in casa, microspie. Vogliono riempirmi di botte»

4 Ago 2019 15:24 - di Redazione

Non c’è pace per il deputato di Forza Italia, Gianfranco Rotondi. Due giorni fa l’ex ministro si è barricato in un bar di Pescara dopo un rischio di aggressione durante un’intervista. Ma non è la prima volta che Rotondi denuncia fatti di questo genere. Il Fatto Quotidiano fa un riepilogo degli ultimi 11 anni di episodi “sfortunati” di cui è stato protagonista il deputato azzurro.

Rotondi: ecco come mi stanno perseguitando

Tutto ha inizio quando Rotondi denuncia la sparizione di ventiquattrore e impermeabile. «Senza congetture persecutorie siamo vigili e preoccupati» è il suo commento. Qualche anno più tardi è vittima di ben tre episodi. Il 7 gennaio 2001 ladri si intrufolano nella sua abitazione romana. Gli rubano il pc. «Lo usavo per le mie figlie – spiega all’epoca Rotondi – ci avranno trovato video delle Winx».

Tre mesi più tardi, siamo al 2 aprile 2001, Rotondi, allora ministro per l’attuazione del Programma del Governo, denuncia di essere «inseguito da due mafiosi». E in effetti, vicino Frosinone, la scorta del ministro nota un suv che segue la sua auto. Il suv viene bloccato dalla Polstrada: all’interno viaggiavano due pregiudicati con precedenti per associazione mafiosa.

18 ottobre 2011: nuova disavventura per Rotondi. La residenza avellinese viene svaligiata e la governante aggredita. Tre anni più tardi, nel gennaio 2014, Rotondi viene svegliato da una citofonata anonima. «Vi verremo a prendere a casa come in Spagna», lo avvertono. Ma lui ci ride su: «Venite almeno di giorno» dice. Il 24 novembre dello stesso anno gli vengono trovate in casa delle microspie. Rotondi racconta che la moglie «ha udito una sorta di microfono aperto che diffondeva la voce di due uomini che parlavano». Il commento dell’ex ministro sarà: «Denunciamo per avere la bonifica in casa».

Le minacce sono continuate nel 2015

Le persecuzioni di Rotondi non finiscono qui. Nel marzo 2015 gli viene imbrattata l’auto con escrementi di animali. «Perché così tante aggressioni – si lamenta – Mezza Italia odia i democristiani, l’altra mezza i berlusconiani. Io rappresento entrambi». Passano pochi mesi e a giugno, nuovo raid in casa, stavolta a Montefredane, Avellino. I ladri non sottraggono oggetti di valore ma Rotondi trova la casa sottosopra. Il 16 febbraio 2016 un’email pirata gli viola il pc provocandogli «un danno irreversibile»: l’archivio politico dell’ex ministro è perso per sempre. Lui spiega di aver ricevuto una lettera anonima pochi giorni prima dell’attacco informatico.

Anche il 2017 è un altro annus horribilis. Il 6 gennaio riceve minacce online, anche di morte, dopo aver partecipato a Otto e mezzo, come racconta il suo ufficio stampa. E il 5 agosto viene minacciato di nuovo, sempre via web, con frasi del tipo «se lo trovo per strada lo ammazzo di botte, non è una minaccia ma una garanzia» e «un vero porco da scannare e fare un falò».

Quei proiettili recapitati nel 2017…

Il 12 settembre 2017 gli vengono recapitati due proiettili. «Erano avvolti in un ritaglio di Libero – spiega l’ex ministro – nel quale si parlava di minacce di morte online». Il 31 luglio 2018 ladri entrano nella sede Dc gettando a terra faldoni dell’archivio e, dice, Rotondi, «probabilmente sottraendo alcune carte». L’ultimo episodio, prima dell’aggressione di qualche giorno fa, risale infine al 28 marzo di quest’anno, quando si verificano delle esplosioni sotto casa di Rotondi. «Ho temuto l’attentato – racconta – nei giorni scorsi mi hanno bussato più volte in piena notte».

Commenti

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  • Carlo 5 Agosto 2019

    Ma chi se lo fila…saranno amici suoi…