Cocainomane a 10 anni, ricoverata in una comunità. Allarme in Italia per i baby-drogati

venerdì 2 agosto 11:09 - di Monica Pucci

Drogata a 10 anni. Aggressiva, agitata, violenta, a suo modo disperata. È la cruda descrizione che gli psichiatri hanno fatto della piccola di Vimercate protagonista di una storia terribile. «Segno dei tempi», per Antonio Amatulli, il primario che l’ha accolta nel suo reparto. Lei, alunna di quinta elementare, è arrivata al pronto soccorso della città dei colletti bianchi in Brianza al culmine di una crisi di nervi. Reazioni incontrollabili hanno allarmato i genitori che non riuscivano a spiegarsi quella collera. La famiglia, italiana, una come tante, senza storie di droga alle spalle, vive nella zona. I problemi non mancano, a scuola le cose non vanno, ma la situazione non era mai arrivata a tanto. Così mamma e papà l’hanno presa e portata in ospedale. Pochi istanti dopo, la visita, i primi terribili sospetti dei dottori e poi la conferma, choccante, dalle analisi cliniche: la bambina, che aveva cominciato fumando spinelli – gli esiti parlano chiaro -, era già passata alla cocaina. A riportare la storia il Quotidiano Nazionale.

Nessuno si era accorto del consumo di cocaina

«Un uso sporadico, ma sufficiente a lasciare una nitida traccia sulla carta del referto e nella sua fragile psiche. E tutto – racconta ancora Qn – era accaduto senza che nessuno si accorgesse di nulla. Non una segnalazione, né a casané altrove. Risultati che hanno sconvolto anche i medici ai quali lei stessa, con i mezzi dei suoi pochi anni, ha raccontato il vuoto di lunghi pomeriggi trascorsi da sola perché madre e padre sono costretti a lavorare. Ore riempite andandosene a zonzo coi soldi della paghetta. E un’angoscia che cresce, fino all’incontro fatale. Gli specialisti capiscono che dietro c’è anche il rapporto con spacciatori senza scrupoli che non si fermano davanti a niente: neppure alla sua età. E c’è una ragione, talvolta: “Spesso sono ragazzi poco più grandi che cooptano i nuovi adepti”, Amatulli se l’è sentito raccontare tante volte. Ma non dalla bimba, che non ha detto una sola parola sulla loro identità. Su questo punto ha alzato un muro impenetrabile. Ha paura». «Alcuni giorni fa, la piccola ha rotto gli argini e se non ci fosse stato quel grave episodio, forse non ci sarebbe stata più speranza. Dopo il ricovero – riporta ancora Qn – è stata trasferita in una comunità per minori dove si sta curando. Prima, le ferite dell’anima che l’hanno trascinata sull’orlo del baratro, poi il resto. C’è da dipanare il groviglio interiore di cui la droga è una manifestazione. Il percorso, lungo, è cominciato. Coinvolge anche la famiglia. Per gli specialisti un lavoro carsico: “Non giudichiamo nessuno, cerchiamo solo di aiutare tutti a riannodare i fili di una trama lacerata”».

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