All’indomani della pirateria di Carola, il Papa ricomincia in favore dei clandestini

lunedì 8 luglio 16:04 - di Giovanni Trotta

Che strana coincidenza: nuovo intervento accorato del Papa in favore dei clandestini, e giunge proprio dopo l’atto di pirateria del capitano Carola Rackete contro le nostre forze armate. Il Papa, nella Basilica Vaticana, ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione del sesto  anniversario della visita a Lampedusa. In Basilica presenti immigrati, “rifugiati” e persone che aiutano nei “soccorsi”. “Mai più ultimi ingannati, torturati, abusati, abbandonati a morire nei deserti o in mare”. Il Papa riflette ancora una volta sulla condizione dei clandestini, “simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata” e richiama tutti alla responsabilità: “Nessuno si può esimere”, avverte Bergoglio celebrando la messa nella basilica vaticana. Non una parola di cautela sui tanti preti che incitano e predicano contro il governo. “In questo sesto anniversario della visita a Lampedusa, il mio pensiero – dice Francesco nel corso dell’omelia – va agli ultimi che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono”. Bisogna poi vedere a quale Signore gridano, anche se per il Papa non fa differenza, giacché molti sono islamici, odiatori della nostra civiltà e della nostra religione. “Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare”. Visione un po’ troppo aulica, romanzata, della verità dei fatti: non si capisce infatti come mai dopo essere stati torturati, abusati e violentati, i clandestini arrivino sulle nostre coste in ottima forma e con teledfonini nuovi: come mai nel presunti  lager glieli hanno lasciati? Ma questo il Papa non se lo chiede.

L’attenzione del Papa poi come sempre va ai tanti poveri della terra: “Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli”. Avverte ancora il Papa: “Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie. Non si tratta solo di migranti, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”. Bergoglio, ricorrendo all’immagine della scala di Giacobbe con la quale ha iniziato l’omelia, ricorda che “in Gesù Cristo il collegamento tra la terra e il Cielo è assicurato e accessibile a tutti. Ma salire i gradini di questa scala richiede impegno, fatica e grazia. I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati. Mi piace allora pensare che potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi: gli ultimi, che altrimenti resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo. Il Pontefice richiama tutti alla responsabilità: “Si tratta di una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare.”. Quindi, rivolgendosi a quanti aiutano nei soccorsi presenti nella Basilica vaticana, osserva: “So che molti di voi, che sono arrivati solo qualche mese fa, stanno già aiutando i fratelli e le sorelle che sono giunti in tempi più recenti. Voglio ringraziarvi per questo bellissimo segno di umanità, gratitudine e solidarietà”. Ricordiamo che dopo la stretta del governo sull’invasione dei clanestini, molti “volontari” hanno dato vita a manifestazioni perché erano rimasti senza stipendio:ma non erano volontari?

Commenti

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  • Mario Paolucci 9 luglio 2019

    Perché vengono chiamati volontari se poi vengono ben pagati?Che leggano il vocabolario per non dire stronzate!

  • fabio dominicini 9 luglio 2019

    Il Papa per incomprensibili ragioni ( o forse no…? ) continua ad appoggiare chi organizza capillarmente dal centro Africa all’ Italia la tratta di essere umani traendone un enorme vantaggio economico e puntando anche a destabilizzare la civiltà occidentale europea !
    Ciò predica settimanalmente il Santo Padre !

  • Luciano Leone 9 luglio 2019

    Per essere graditi a Bergoglio sembra occorra essere islamici clandestini, oppure fautori di aborto e droghe come i radicali. A me almeno non risulta che abbia mai speso una parola per difendere Vincent Lambert, che la moglie ha segregato e vuole che muoia; che non sia mai insorto per profanazioni e distruzioni di Chiese in Francia; che non abbia alcuna considerazione per i rischi che corrono gli Uomini delle Forze dell’Ordine (però quando si reca a Bologna per proteggerlo si mobilitano 5mila di loro).
    D’altra parte più voci lo identificano come eretico rispetto alla vera Fede Cristiana Cattolica.

  • rino 9 luglio 2019

    Non so quale siano i piani della massoneria, di certo questo papa massone vorrebbe portare in Italia tanti islamici da far scomparire la nostra cultura e la nostra religione.
    Come mai la Polonia viene aiutata dall’Europa a suon di miliardi e non accetta neppure un islamico, mentre l’Italia viene continuamente ripresa sul tema migranti? Forse inostri governanti sono degli incapaci.

  • Massimo Steffanoni 9 luglio 2019

    Ma Francesco si ricorda sempere e solo dei clandesti9ni o dei popoli africani??
    Ora capisco perchè in Argentina hanno tirato un respiro di solievo quando è stato eletto papa

  • pincotto de pincotti 9 luglio 2019

    bisogna smetterla di prendersela con il papa il suo discorso non è politico ma amorevole

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