Dietro sos e fake news sui migranti morti ci sarebbe un prete eritreo: ecco chi è “don Barcone”

18 Giu 2019 15:50 - di Redazione

Alarm Phone torna al centro della vinceda migranti in questi giorni nell’occhio del ciclone per il braccio di ferro tra Sea watch 3, la nave della Ong tedesca, e l’insistente richiesta avanzata a più riprese da parte della nave di attraccare al porto di Lampedusa (dopo aver irfiutato un approdo sicuro in Libia, e aver tirato oltre la Tunisia e Malta). Ma cosa c’entra, ci si potrebbe chiedere a questo punto, il network telefonico che lancia via tweet sos e allarmi con richieste di soccroso in mare? Semplice: c’entra nella misura in cui, un servizio argomentato e pubblicato da Il Giornale sul service social-telefonico avverte che, «Delle partenze dalle coste del paese africano, si viene a conoscenza il più delle volte con i Tweet delle stesse organizzazioni non governative le quali a loro volta però danno spazio alle segnalazioni di Alarm Phone»; che tutto parte proprio dal canale Twitter di Alarm Phone, network telefonico i cui centralinisti ricevono chiamate direttamente dai barconi e che, dietro l’agenzia «i cui centralinisti ricevono chiamate direttamente dai barconi! ci sarebbe niente poco di meno che un sacerdote: «Don Zerai – scrive il quotidiano milanese diretto da Sallusti sul suo sito – il parroco eritreo soprannominato anche “don Barcone”, è fondatore dell’agenzia che gestisce il network telefonico Alarm Phone

Migranti: dietro sos e fake news sui naufragi, ci sarebbe un’agenzia…

Ma andiamo con ordine: partendo sempre dal servizio de Il Giornale, e dalla considerazione ovvia per tutti per cui a un tot di miglia da qualunque costa è letteralmente impossibile che un normale cellulare riesca a captare un qualunque barlume di segnale, il quotidiano sottolinea come, di conseguenza, la precisione e l’abbondanza di informazioni fotografiche e di contatti telefonici tra naufraghi in mare aperto e il network telefonico alla base dell’agenzia possa avvenogno grazie a  «mezzi satellitari, i quali certamente hanno dei costi che singoli migranti che già spendono cifre esose per partire dalla Libia non possono permettersi». Insomma, come ipotizza Il Giornale, «tutto parte proprio dal canale Twitter di Alarm Phone, network telefonico i cui centralinisti ricevono chiamate direttamente dai barconi. Per questo spesso, nelle segnalazioni social, spuntano sia le foto dei natanti che le coordinate esatte della loro posizione». E il vulnus di tutto, allora, sta proprio nella precisione di quelle segnalazioni: una precisione sospetta e comunque non vincolante, date le fake news diffuse comunque su vittime e emergenze. Una delle ultime bufale poi sbugiardate, allora, risale al 20 gennaio scorso, quando un tweet di Alarm Phone lancia l’allarme per un barcone al largo delle coste libiche che, denuncia l’sos, sta per affondare. L’arrivo dei soccorsi aerei e le foto scattate dall’alto, però, dimostreranno che in realtà il mezzo non stava neppure imbarcando acqua…E che dire dell’ultima fake news, datata appena il 30 maggio scorso, quando rispetto al dramma in corso di un’imbarcazione in difficoltà comincia a circolare la notizia della morte di una bambina di soli 5 anni. Peccato che, si sarebbe appurato nel giro di breve, in realtà per fortuna non riosulterà esserci nessuna persona deceduta a bordo, nessuna bambina di 5 anni, come aveva sostenuto la Ong Mediterranea di Luca Casarini. La Nave Cigala Fulgosi, unità della Marina Militare, è attualmente impegnata nell’Operazione Mare Sicuro, unitamente ad altre unità aeronavali della Difesa, al fine di proteggere gli interessi nazionali nel Mediterraneo centrale, conducendo attività di presenza, sorveglianza e deterrenza, anche in ragione all’attuale situazione di sicurezza presente in Libia. Tabto che, dopo un primo tweet d’accusa postato in rete dalla ong Mediterranea Saving Humans che aveva lanciato l’accusa, la stessa Mediterranea Saving Humanss sarà costretta alla rettifica e a chiedere scusa.

Tutto porta a “don barcone”, un sacerdote eritreo che…

E allora, dietro questi allarmi di panico, di motori in avaria, di migranti sull’orlo del naufragio, di drammi veri e bufale sbandierate, si alimentano sospetti interventi di contatti diretti tra gli tra scafisti ed Alarm Phone. E qui sorge spontanea la domanda: chi gestisce Alarm Phone? Una domanda a cui il report de Il Giornale risponde argomentando che «Sul sito della stessa agenzia si fa riferimento alla missione dei volontari ed ai propri obiettivi. Su Agensir, un’agenzia di stampa cattolica, appaiono invece delle descrizioni più precise. In particolare, in un articolo del 12 agosto 2015, si afferma che Alarm Phone “è un network telefonico dell’agenzia Habeshia, la rete di volontari fondata nel 2006 dal sacerdote eritreo don Mussie Zerai». Ed ecco che il nome del sacerdote eritreo ritorna a più riprese quando si parla di migranti. È lui che vola in sicilia dal Vaticano per partecipare alle celebrazioni funebri per i morti in mare. È lui che rilascia interviste nel porticciolo di Agrigento, È lui il religioso noto come  «l’angelo dei migranti» per i i suoi sostenitori, don barcone, per quelli che lo apprezzano di meno…

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Giuseppe Tolu 19 Giugno 2019

    Ci sarà pure il decimo girone all’inferno, probabilmente dimenticanto da un famoso sognatore, sono sicuro, c’è. Ci possa bruciare, e da subito, in quel girone, il prete e tutta l’accozzaglia di persone che ruotano attorno a queste “famose” ong.
    P. S. Non ci fosse, andrebbero bene in un qualsiasi altro, senza problemi