Cucchi, i periti: «Senza la frattura della vertebra forse non sarebbe morto»

venerdì 14 giugno 12:35 - di Redazione

Una nuova interpretazione dei fatti, con una diversa lettura della perizia che comunque non regala certezze assolute. Stefano Cucchi “è morto per una concatenazione di diverse cause, non abbiamo mai detto che l’epilessia fosse l’unica causa della sua morte. Un ruolo lo hanno avuto anche la frattura dell’osso sacro, con l’iperdistensione della vescica, come il passato di tossicodipendenza”, hanno detto i componenti del collegio di periti nominati dal Gip, sentiti all’aula bunker di Rebibbia al processo sul caso Cucchi.

La dichiarazione si riferisce alla perizia da loro redatta nel 2016, sulla quale sono stati chiamati a fornire chiarimenti. Il collegio di esperti nominati dal Gip aveva parlato di “morte improvvisa e inaspettata per epilessia in un uomo con patologia epilettica di durata pluriennale, in trattamento con farmaci anti-epilettici”. Oggi, però, ha sottolineato: “Siamo nel campo delle ipotesi, non abbiamo certezze”.

“Nessuno può avere certezze – ha detto poi il professor Francesco Introna, medico legale del Policlinico di Bari, membro del collegio dei periti – però se Stefano Cucchi non avesse avuto la frattura della vertebra S4 non sarebbe stato ospedalizzato. Era immobile nel letto e non riusciva più a muoversi per problemi connessi alla frattura. Cucchi non avrebbe avuto la vescica atonica (disturbo che comporta ritenzione urinaria, ndr), probabilmente avrebbe avuto lo stimolo alla diuresi e verosimilmente la morte o non sarebbe occorsa o sarebbe sopraggiunta in un momento diverso”.

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