Caro Bordin, Dio c’è. Stop all’arroganza dei Cinquestelle contro Radio Radicale

venerdì 14 giugno 9:41 - di Francesco Storace

In Paradiso controvoglia, a Massimo Bordin è toccato esclamare che Dio c’è. Il voto che ha salvato Radio Radicale con un finanziamento per evitare la chiusura è davvero un segno della provvidenza. Il miracolo ha messo in castigo i Cinquestelle che prima o poi dovranno spiegare perché ce l’hanno con chi informa i cittadini. Ma il loro oscurantismo è stato sconfitto da un voto libero in Parlamento, e le parole rabbiose uscite dalla bocca di Di Maio e soci fanno crescere la nostra gioia.
Parliamoci chiaro: tutti sappiamo che tante volte quella radio ci ha indispettito. Per l’esaltazione di “valori” che ci fanno inquietare perché non appartengono al nostro modo di ragionare. Ma vivaddio il più importante di tutti si chiama libertà. E l’informazione ne è presidio.

Un voto trasversale, alla Pannella

C’è stato un voto trasversale, alla Pannella potremmo dire. Dalla Lega a Fratelli d’Italia, da Forza Italia alle opposizioni di sinistra, si è registrata un’inedita convergenza a sostegno dell’emittente radicale. Contro solo i pentastellati, rancorosi, con la bava alla bocca, perché per loro non esiste altro che la Casaleggio associati con la sua piattaforma Rousseau.
No grazie, ha detto il Parlamento. Ci sarà anche chi borbotta su tre milioni di euro dell’emendamento del Pd Giachetti per finanziare una radio che fa informazione senza veli, ma che cosa c’è di più importante se non poter leggere e/o ascoltare giornalismo libero? Quella libertà che non si compra al mercato, vorremmo dire ai Crimi da basso impero. Un sottosegretario, proprio questo Crimi, sempre più volgare nella sua ostilità all’informazione. I contributi? Sono doverosi in un paese che voglia restare libero.
C’è stata “una bella pagina parlamentare”, ha scritto il capogruppo di Fdi, Francesco Lollobrigida. Ed è assolutamente vero. Perché ciascuno potrebbe avere motivi “contro”, ma prevale la voglia di democrazia. Anche in queste Camere che spesso paiono sorde alle domande che salgono dal nostro popolo. E se serviva Radio Radicale a scardinare una caricatura di regime, ben vengano queste strane alleanze per obiettivi.

Pretesto per litigare al governo

Anche perché proprio la reazione grillina fa riflettere su che razza di gente ci governa. Il voto per Radio Radicale diventa un pretesto per litigare con la Lega: “Non vogliamo più dare soldi pubblici per finanziare radio, giornali e tv private”, ha detto Crimi. In effetti gli basta la Rai   E Di Maio: “La Lega dovrà spiegare questo voto”.
Invece no, saranno i Cinquestelle a dover far capire a tutti perché vogliono imbavagliare la democrazia. Colpendo i giornali e poi Radio Radicale, negano il diritto dei cittadini alla conoscenza. Evidentemente per il movimento di Di Maio conta solo il totem rappresentato dal canone Rai, negli ampi spazi di cui dispongono con i soldi di tutti noi. Ma da ieri hanno ricevuto la risposta che meritavano dal Parlamento, perché il diritto all’informazione rappresenta un 
caposaldo della democrazia. E’ sbagliato invocare il “mercato”. Perché così facendo dovremmo abolire qualunque traccia di servizio pubblico in qualunque settore, compreso il sociale, se non si mantiene da solo. Ma proprio in democrazia non può certo funzionare così. Sarebbe roba da regime. “Stampa e regime“, che poi era il titolo della trasmissione di Bordin…

p.s. Io non dimentico le dirette di Radio Radicale sui congressi del MSI, altro che soldi buttati…

Commenti

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  • Silvana 15 giugno 2019

    Radio Radicale è la radio di Soros e della Bonino con giornalisti strapagati. Perchè i contribuenti devono versare 9 milioni l’anno a radio radicale? Si auto mantenga.

    • Francesco Storace 15 giugno 2019

      ma quali strapagati…

  • Mauro Cherubino 14 giugno 2019

    Caro Direttore, caro Francesco, il titolista utilizza il sostantivo Arroganza. I grillini non sono arroganti sono, per loro natura, degli analfabeti della politica. I “vecchi ragazzi” che hanno vissuto La Politica, che hanno diffuso quelle Idee ostinate e contrarie dalla frequenza FM 95.700 di una Radio come Radio Alternativa non scordano, nella diversità politica e culturale – il prezioso contributo alla Politica di Radio Radicale.
    “Altro che soldi buttati …”
    Mauro Cherubino

  • Carlo Cervini 14 giugno 2019

    Radio Radicale a parte, mi chiedo perchè io cittadino contribuente devo dare dei soldi e lauti stipendi alla lobby dei giornalisti a cominciare dal carrozzone RAI per finire ai giornali pseudo indipendenti e di partito (in gran parte social-catto-comunisti). Per me quei pennivendoli che scrivono a comando e insozzano i media a tutte le ore possono andare a lavorare in miniera.

  • vittorio 14 giugno 2019

    ma io già pago il canone RAI, è dal servizio pubblico che pago che mi aspetto l’informazione diffusa, istituzionale e “oggettiva”; Da chi mi rappresenta mi aspetto che lavori per far funzionare la RAI, non altri balzelli che incrementano la propaganda dell’amica di soros; se sono così bravi saranno bravi a stare sul mercato con la pubblicità. un conto sono le agevolazioni all’editoria in genere (come sconti di tasse sulla carta e sulle concessioni dell’etere) altro sono i “contributi” in denaro sonante.

  • Angela 14 giugno 2019

    I cittadini faranno fatica a comprendere perché si sono usati soldi pubblici per salvare radio radicale,se era in fallimento vuol dire che il popolo non la ascoltava…quei tre milioni di euro potevano servire per dare sostegno a persone veramente bisognose…Questa volta FdI e Lega sono andati contro la volontà di una buona parte del loro elettorato e dare spiegazioni esaurienti non sarà facile, proprio perché siamo in una democrazia,i cittadini sono liberi di ascoltare o non una radio e se questa radio rischiava la chiusura era perché agli italiani non interesssava ciò che radio radicale diceva.

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