Torre Maura, con la tessera del Pd in piazza contro i rom. «Siamo stanchi, non razzisti»

sabato 25 maggio 10:33 - di Stefania Campitelli

«In fondo la destra non ha tutti i torti». «Non siamo razzisti, siamo stanchi». A Torre Maura, estrema periferia est della Capitale, i cittadini sono esausti, anche quelli di provata fede comunista, anche i tesserati del Pd, anche i compagni di una volta. Dopo l’incandescente protesta dello scorso 2 aprile (durate alcuni giorni) quando oltre duecento residenti, insieme a CasaPound, sono scesi in piazza per protestare contro l’assegnazione del sindaco Raggi di alcune case popolari dell’Isveur a una settantina di rom, non è cambiato nulla. Lampioni rotti, strade buie, rifiuti per le strade abbandonati da mesi, fogne che straripano.

A Torre Maura anche i compagni contro i rom

A strillare “prima gli italiani” e respingere la nuova invasione anche tanti iscritti ed elettori del Pd, persino  dirigenti locali, stanchi delle demagogia della sinistra che straparla dagli attici di Parioli. Sono in tanti, racconta il Corriere della Sera che  ha fatto un viaggio tra le macerie di Torre Maura dopo lo sgombero. C’è Sergio, 79 anni, pensionato ex autista comunale, improvvisato  leader del comitato inquilini delle case popolari. Era in mezzo alla proteste, anche lui, con il megafono a strillare con  tanta rabbia in corpo. «Quei rom potevano bruciarli a Torre Angela», urlava davanti alle telecamere. Altro che Simone, il ragazzino santificato dalla sinistra, con la retorica del “nessuno deve restare indietro”.

C’è Angelo, che regge da solo la sezione del Pd di Casal Bruciato inaugurata pochi giorni fa da Zingaretti, che lancia l’allarme delle periferie, parla della “sua“, ma sono tutte uguali, tutte prese d’assalto dai nomadi e imbottite di centri d’accoglienza. «Questi non so razzisti, so’ stanchi», dice e pare rivolgersi  all’intelligenza progressista che ha soffiato sul fuoco denunciando «l’inaccettabile e pericolosa istigazione al razzismo» di CasaPound. Anche Salvatore, compagno doc, socialista con tessera dal 1975, appena sbarcati i 70 rom, ha imbracciato la rivolta. Non sopporta quei nomadi che all’arrivo hanno confessato le loro intenzioni: “Noi rubiamo”. Ce l’hanno nell’indole, dice, rubano, qui non ce li vogliamo.

«Salvini non ha tutti i torti», ammette sconsolato il comunista di Umberto, 72 anni, che gestisce il Circolo Anci Carlo Levi di Casal Bruciato, l’altro epicentro della protesta romana terminata con 65 ingati. Adesso vota Cinquestelle, detesta Renzi, ma detesta di più i rom, «esseri inutili», li chiama. Mescolato ai militanti di CasaPound anche un ragazzotto infuriato: «Io so’  compagno, ma questi fanno delle cose, io non so’ razzista ma so’ razzista con gli zingari. Mi hanno fatto troppo male». Il corto circuito sociale, la guerra dei poveri, non risparmia nessuno. «La Raggi ci leva i servizi e i mezzi pubblici ma non la mondezza. E ci manda gli zingari», dicono. Nelle nove scale del complesso Isveur – racconta il quotidiano di via Solferino – cadono le ringhiere, marciscono i pilastri e le cantine, gli alberi piombano sulle macchine in sosta, l’acqua invade le trombe degli ascensori. Hanno passato 4 mesi senza riscaldamento («ma lo paghiamo»). Silvana, giovannissima mamma,  racconta di aver svuotato una fogna insieme a due amiche «perché il Comune non manda nessuno»

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