Pericolo islamista, massima allerta e linea dura del Viminale: monitorate le moschee. E non solo

mercoledì 1 maggio 12:22 - di Martino Della Costa

Massima allerta e linea dura: sono queste le coordinate di riferimento varate dal Ministero dell’Interno per far fronte alla minaccia islamista che, evidentemente, preoccupa molto il titolare del Viminale che ha allertato i prefetti con una direttiva che ammonisce: «Monitorare tutti i luoghi di incontro per musulmani»

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Dunque, l’allerta è massima, e come riporta in queste ore il sito de Il Giornale a riguardo, «per prevenire qualsiasi attacco di matrice jihadista, Matteo Salvini ha firmato una circolare che impone ai prefetti di aumentare i controlli e il livello di attenzione su tutti i luoghi di aggregazione di cittadini musulmani. La stretta riguarderà, dunque, sia i centri islamici sia le moschee. Ma non solo. Il vice premier leghista ha, infatti, raccomandato di “riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo“», web compreso ovviamente. Certo, non che prima mancassero i motivi di preoccupazione o che l’allerte sicurezza non sia già arrivata ad alzare il livello di attenzione, ma evidentemente negli ultimi mesi i campanelli d’allarme hanno motivato risposte più circostanziate e adeguate. Per rendere più comprensibile minaccia e misure, come fa il sito del quotidiano diretto da Sallusti basterà citare alcuni precedenti:  i due lupi solitari che stavano progettando “un’azione eclatante a bordo di un camion”, il senegalese che urlando “Allah Akbar” aveva pestato due poliziotti con una sbarra di ferro; il marocchino che aveva tentato di sgozzare un passante “perché portava un crocifisso al collo”.E non ultima, ovviamente, la preoccupazione crescente per quanto sta accadendo il Libia, una polveriera che rischia di esploderci letteralmente in faccia. L’incubo che sui barconi possano imbarcarsi foreign fighters che, sconfitti a Tripoli, voglio tornare a combattere la jihad in Europa, rappresenta un pericolo concreto e imminente.

… e nei centri di aggregazione e delle associazioni culturali “particolarmente” ispirate alla fede musulmana

Minacce che possono essere tamponate ma non del tutto neutralizzate, quelle che preoccupano Salvini e addetti ai lavori e che hanno indotto il titolare del Viminale a pubblicare la direttiva annunciata già nei giorni scorsi. «In considerazione del profilo della minaccia, incarnata anche da singoli radicalizzati istigati dal messaggio propagandistico – si legge quindi nella circolare – occorre riservare una cura particolare alle dimensioni di elezione del proselitismo». E dunque, occhi puntati non solo sulle moschee, ma anche in quella che nella nota ministeriale diramata dal leader del Carroccio e vicepremier Matteo Salvini viene definita « quella variegata realtà dei centri di aggregazione e delle associazioni culturali asseritamente ispirate alla fede musulmana». strutture diffuse in maniera capillare un po’ su tutto ilo territorio nazionale, ma, come riferisce Il Giornale, concentrate in special modo «in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Sicilia e Toscana». Realtà in cui, secondo i dati inj possesso del Viminale, starebbero aumentando e prendendo piede «differenti ideologie» inequivocabilmente orientate verso una «una strumentale interpretazione radicale e intransigente dell’islam». Non a caso, sempre secondo i dati diffuso dal Viminale, le associazioni culturali islamiche nel nostro Paese sono 1.382. di queste, la maggior parte, almeno 1.068, vengono usate dai musulmani anche come luoghi di preghiera: ed è proprio lì che si afferma, prende piede e dilaga a macchia d’olio il radicalismo islamico. Un pericolo che si diffonde non solo nei luoghi di culto, ma che eleva alla sua massima potenzia l’allerta anche nei «circuiti parentali e relazionali», all’interno dei quali, come si legge nella nota del Viminale, possono annidarsi le insidie dei radicalizzati in casa alle prese con «progettualità ostili».

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