kamikaze Di Maio: piazza i fedelissimi nei posti-chiave e poi farà esplodere la crisi

venerdì 3 maggio 13:26 - di Valerio Falerni

«Teniamo duro!», assicura Matteo Salvini ai tanti che nel mercato di Reggio Emilia, dove si trova per un comizio elettorale, gli chiedono di «non mollare». Risposta scontata, quella del leader leghista. Molto meno è, però, il vero destinatario di quel «teniamo duro!», gridato a pieni polmoni tra le bancarelle di un mercato. Fino a poco tempo non ci sarebbe stato alcun dubbio che Salvini l’avesse pronunciato pensando ai “poteri forti“, annidati un po’ ovunque nelle pieghe del potere e tutti nemici del sedicente governo del cambiamento. Oggi, invece, è forte il sospetto che quell’urlo sia una specie di training autogeno per resistere ai dispetti di quel Luigi Di Maio che da settimane ha smesso i panni del ragazzino servizievole ed accomodante per indossare quelli dell’incontentabile “signornò“: autonomia regionale, riforma delle province, flat tax, alleanze europee, caso Siri. Ognuno di questi argomenti è stato trasformato dal capo politico dei Cinquestelle in altrettanti randelli fatti roteare sulla testa degli alleati. Un cambio di passo, che fa sospettare più di un leghista che Di Maio sia pronto a tutto, persino ad aprire la crisi di governo in piena campagna elettorale. Sarebbe una pazza idea dettata dalla paura dei sondaggi elettorali e dalla consapevolezza che, se confermati nelle urne di maggio, spianerebbero, come minimo, la strada alla richiesta di rimpasto da parte della Lega. Da qui la scelta di fare all’altro esattamente quello che l’altro vorrebbe fare a lui e di farglielo prima. Un po’ per anticipare, un po’ per esorcizzare. Al punto in cui è giunta la maggioranza giallo-verde, può accadere di tutto, a cominciare dal fatto che la situazione sfugga di mano agli stessi protagonisti con la prospettiva di un’uscita disordinata e confusa. Per Salvini, è uno scenario del tutto inconsueto. Per la prima volta da quando esiste il governo Conte si trova infatti ad essere più cane che lepre, più inseguitore che inseguito. Il leader leghista fatica a credere che Di Maio possa davvero farsi esplodere come un kamikaze, ma chi lo informa gli ha fatto sapere che il M5S stia già piazzando propri fedelissimi nei posti chiave del potere. Una mossa che farebbe pensare ad un imminente resa dei conti.

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