Bonus bebè: arriva l’emendamento del governo. Sconti per latte e pannolini

martedì 14 maggio 19:38 - di Redazione
bonus bebè

Il bonus bebé viene elevato a 1.320 annui erogati mensilmente a decorrere dal mese di nascita o adozione. Lo prevede un emendamento governativo al dl crescita presentato dal ministro Lorenzo Fontana.

Come cambia il bonus bebè

Il contributo mensile passa così da 80 a 110 euro al mese per il primo anno di vita del bambino. Per i nuclei familiari di appartenenza del genitore richiedente in una condizione economica corrispondente a un valore dell’Isee non superiore a 7.000 euro annui, l’importo dell’assegno è determinato in euro 1.920 annui. In caso di figlio successivo al primo, nato o adottato tra il primo gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020, l’importo dell’assegno è comunque incrementato del 20%. Le coperture arriveranno dai risparmi del reddito di cittadinanza. «Ai relativi maggiori oneri, pari a 51 milioni di euro per l’anno 2019, 315 milioni di euro per l’anno 2020 e di 300 milioni di euro per l’anno 2021, si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per il reddito di cittadinanza, si legge nell’emendamento.

L’agevolazione, che viene concessa per un periodo di 12 mesi (quindi per tutto il primo anno di vita del bambino), spetta attualmente a quei nuclei con un reddito Isee non superiore ai 25 mila euro.

Bonus bebè: come si calcolano le detrazioni per i pannolini

Dallo stesso bacino di risorse si attinge per la seconda misura, quella che prevede detrazioni per gli acquisti di pannolini e latte in polvere, ripercorrendo il meccanismo delle spese per i farmaci. Si tratta di una detrazione nella misura del 19 per cento delle spese “entro un importo massimo complessivo non superiore a 1.800 euro annui per ciascun minore fiscalmente a carico”. Per estendere la detrazione anche ai redditi meno capienti, è previsto un meccanismo che riconosce un apposito credito d’imposta pari alla metà della quota di detrazione che non ha trovato capienza nell’Irpef, da sfruttare nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo.

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