Libia, Macron gioca sporco sul caos di Tripoli: la Francia blocca lo stop Ue ad Haftar

giovedì 11 aprile 11:44 - di Martino Della Costa

Ormai è una certezza: nella tormentata questione libica Parigi sta giocando un ruolo ambiguo. Solo nelle ultime ore, la Francia di Macron ha bloccato una dichiarazione dell’Ue che esortava il generale Haftar a interrompere l’offensiva contro Tripoli. Una notizia rilanciata in queste ore tra gli altri anche dalla Reuters e che fa riferimento alla bozza del documento. Nel testo, riportato anche dall’agenzia di stampa Agi, «si sottolineava come l’attacco lanciato contro contro la capitale libica stia “mettendo in pericolo la popolazione civile, interrompendo il processo politico e rischiando un’ulteriore escalation con gravi conseguenze per la Libia e l’intera regione, compresa la minaccia terroristica».

Macron blocca il documento Ue sullo stop dell’offensiva di Haftar

In Libia, polveriera sul punto di esplodere, qualcuno sta giocando un ruolo ambiguo, tanto che, ospite ai microfoni di No stop news su Rtl 102.5, il ministro leghista Matteo Salvini poco fa ha dichiarato: «Se è vero che la Francia per interessi economici o commerciali dovesse bloccare le iniziative europee per riportare la pace, sostenendo una parte che combatte, sarebbe molo grave. Stiamo approfondendo, purtroppo ci sono delle evidenze». Poi, rincarando la dose, il vicepremier aggiunge pure: «Qualcuno per caso ha dei dubbi sul fatto che l’intervento contro Gheddafi di qualche anno fa, animato dal presidente Sarkozy, fosse un intervento umanitario e non, piuttosto, un intervento dettato da interessi economici e commerciali? Non vorrei che stessimo rivedendo lo stesso film e che poi, a pagare le conseguenze fossero gli italiani. Ma ora c’è un governo che alza la testa e che reagisce».

La Francia, sorvegliata speciale: Macron sta col generale Haftar

Dunque, la Francia sorvegliata speciale? «È questione di ore – risponde Salvini – per sapere se Parigi sta appoggiando una delle due parti che si combattono in Libia», aggiungendo a stretto giro che, sempre in merito alle ricorrenti indiscrezioni secondo le quali la Francia starebbe appoggiando e sostenendo le truppe del generale Haftar in Libia: «Io vengo aggiornato ora per ora quando si parla di missili, di attacchi agli aeroporti, di abbattimento di aerei, con rischi per lavoratori italiani, operai italiani. Destabilizzare il Nord Africa – perché oltre alla Libia ci sono altri paesi, basta pensare ai problemi che ci sono in Algeria – perché qualcuno per business gioca a fare la guerra, non è possibile: con noi hanno trovato il Governo sbagliato e con me hanno trovato il ministro sbagliato». Intanto, la Francia continua a portare avanti le sue manovre sulla Libia: e il fatto che, come riporta in queste ore, tra gli altri, Il Giornale sul suo sito, «in queste ore sia arrivato il blocco, da parte di Parigi, della condanna dell’Unione europea al generale Khalifa Haftar, è un segnale molto importante: la prova che tutti stavamo aspettando. Ieri notte, l’Europa voleva diramare una condanna ufficiale di ogni azione militare intrapresa dall’uomo forte della Cirenaica». Non solo: come spiega anche la Repubblica in un’esaustiva ricostruzione in tempo reale della situazione, diplomatica e bellica, «una bozza del documento era stata preparata ieri dal Servizio Esterno dell’Unione ed è stata fatta circolare fra tutti gli stati membri. L’obiettivo era l’approvazione del documento da parte di tutti i governi entro le 21. Ma la Francia ha bloccato perché nominava esplicitamente Haftar e le sue forze armate. Di fatto, è  arrivata la conferma dei sospetti non solo di Tripoli, ma anche di molti servizi d’intelligence europei e mondiali: Emmanuel Macron ha sostanzialmente avallato la campagna del generale».

Il ruolo di Roma nella transizione libica: dubbi e rischi

E tutto mentre Roma, nell’appoggiare con una telefonata del presidente del Consiglio Conte il premier libico Fayez al-Sarraj, confermando la politica italiana decisa a non abbandonare l’alleato libico, rischia di rimanere isolata. Un timore che non ha impedito comunque di sgomberare il campo alle milizie locali: e la forte presenza delle nostre truppe a Tripoli e Misurata lo testimonia con vigore. Ma il punto, ora, non è più quello di abbandonare o sostenere un Paese alleato, quanto quello di riuscire a gestire una transizione sempre più difficile e complicata da colpi di mano e giochi dietro le quinte. Una situazione in cui, a questo punto, per l’esecutivo giallo-verde la caduta di Tripoli in mano ad Haftar rappresenterebbe l’esclusione stessa della possibilità di giocare un ruolo importante e positivo nella transizione nel Paese nordafricano. Un contesto congestionato in cui, la strategia francese a favore di Haftar, sembra essere l’ultimo colpo sotto la cintura sferrato su un ring senza arbitro…

 

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