Tav, il M5S provoca: «Diamo a Salvini la possibilità di espiare i suoi peccati». E lui replica

lunedì 11 marzo 11:54 - di Franco Bianchini

La posta in gioco è alta. Si è arrivati al punto tale che chi indietreggia perde la faccia. I Cinquestelle hanno tirato troppo la corda. Hanno detto che sulla Tav non c’è solo una questione di principio ma soprattutto di identità. Quale sia l’identità pentastellata è un mistero, ma parlarne permette di gonfiarsi il petto. E la corrente di sinistra il petto se lo gonfia e ne approfitta per scendere in guerra. Contro Salvini e – dietro le quinte – contro Di Maio, la coppia indigesta agli amici di Fico.

Le provocazioni degli ultrà a 5 stelle
anche contro Giorgetti

La tensione sale. «La Lega ha portato a Palazzo Chigi dei tecnici con il preciso obiettivo di difendere la Tav ma ha fallito», dice l’europarlamentare M5S, Ignazio Corrao, durante Agorà. «Ringraziamo il Padreterno che ci sia il Movimento 5 Stelle al governo perché tuteliamo gli interessi dei cittadini: la Tav è un’opera vecchia, inutile e costosa, ci sono altre priorità su cui focalizzarsi nell’azione di governo». Poi aggiunge: «Chi, come Giorgetti, difende equilibri da ancien regime si metta l’anima in pace. Non sprecheremo un centesimo dei soldi dei cittadini. Con noi la Lega sta avendo la possibilità di espiare i propri peccati. Salvini deve decidere se vuole lavorare per gli italiani insieme al M5S o se ritornare al 10% facendo la stampella di Berlusconi».  È la risposta a Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista, che aveva detto: «Ricordatevi che per fermare definitivamente la Tav occorre un passaggio parlamentare perché si tratta di un Trattato internazionale approvato dal Parlamento e né Conte né il Cdm possono prendere decisioni sopra il Parlamento».

Sulla Tav scontro a colpi
di slogan e cori da stadio

Roberto Fico entra sempre a gamba tesa: «Nessuna figuraccia con l’Europa sulla Tav. Bisogna discutere delle opere, perché significa discutere dei soldi dei cittadini». Le opposte tifoserie si scontrano a colpi di slogan e di cori da stadio. A gettare acqua sul fuoco (ma non troppo) è il ministro Danilo Toninelli: «Non sono preoccupato: troveremo una sintesi con la Lega, che ha accettato la nostra impostazione», puntualizza in un’intervista al Fatto Quotidiano. Inoltre, aggiunge, «sarebbe opportuno che i governatori Zaia e Fontana parlassero di meno. Stanno mettendo a repentaglio un esecutivo: siano più responsabili». E Matteo Salvini, al Messaggero, dice: «La Tav andrà avanti, i bandi partono, ma non c’è soltanto la Tav, di cui comunque discuteremo, sulle modifiche e sulla revisione dei finanziamenti con la Francia e con la Ue, ma ci sono altri 300 cantieri da sbloccare. Conte, Di Maio e il sottoscritto siamo assolutamente d’accordo che l’Italia abbia bisogno di uno choc sulle infrastrutture. Approveremo in Consiglio dei ministri un decreto urgente per riavviare, da nord a sud, quei 300 cantieri fermi che rappresentano un Paese che non è quello dei cittadini ma era quello del Pd e di chi ha governato prima di noi. Un’Italia immobile, noi le diamo una scossa».

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