Tav, Di Maio verso il sì. Grillo: “Non fare cazz…”. E Travaglio: “Perdete la faccia”

sabato 2 marzo 10:29 - di Giorgia Castelli

Dal “no” categorico al “sì” senza riserve. La Tav continua ad agitare il governo, che sulla Tav si divide in attesa di trovare una sintesi. Cinquestelle da un lato, Lega dall’altro, la Torino-Lione è in questi giorni lo specchio della distanza fra i due schieramenti. Ieri il nuovo round di governo sul tema ha visto ripetersi il solito copione: cauto ottimismo per Tria – che ancora spera “in un’evoluzione positiva” – e secco diniego di Toninelli, che si dice ancora una volta contrario, liquidando l’argomento come una “ossessione giornalistica”. Nel mezzo il premier Conte, che sta “studiando bene il dossier” sulla linea ferroviaria e che con diplomazia assicura come si arriverà alla “migliore decisione possibile nell’interesse del Paese”. Intanto, però, arriva il supplemento di analisi voluto dal Mit che dimezzerebbe gli svantaggi dell’opera, considerando i soli costi a carico dell’Italia. Dati “non scientifici” per Toninelli, ma un dossier che potrebbe comunque rimettere le carte in tavola come ulteriore argomento di discussione. Palazzo Chigi nella mattinata di ieri ha tenuto in ogni caso a precisare che il premier «non ha aperto a nessuna ipotesi di mini-Tav» né tantomeno «ha mai richiesto un ulteriore contributo all’analisi costi-benefici dell’opera», contributo sollecitato appunto dal solo ministero dei Trasporti.

Tav, Di Maio cambia idea

Ma come si legge sul Corriere, c’è un dossier segreto che ora spinge Di Maio verso il sì dell’opera. I segni che lo hanno spinto a cambiare idea sono principalmente tre: gli impegni onerosi sottoscritti con la Francia, gli accordi politici firmati con Salvini e un sondaggio riservato. Ed è proprio quest’ultimo punto che  pare lo abbia convinto a cambiare idea: la stragrande maggioranza degli elettori grillini è favorevole all’opera ferroviaria. Il 70%  dice “sì” alla Tav. Ma Beppe Grillo ammonisce l’ala governista del movimento e ribadisce la sua ferma opposizione alla realizzazione dell’opera: «È il momento di dare una svolta. Vi perdete in cazzate enormi come la Tav». E ancora: «La Tav è una stella che fa ancora luce ma è morta». «Fare un buco o no, poi si parla di referendum: io divento pazzo per queste cose perché sono vent’anni che parlo di questa cosa». E in questo bailamme Marco Travaglio nel suo editoriale distrugge la “mini-Tav” che definisce “maxi-balle” e invita i Cinquestelle a staccare la spina dal governo. «La questione Tav – scrive Travaglio sul Fatto Quotidiano – è di una evidenza solare. Siccome i 5Stelle non la vogliono e la Lega la vuole, ma il contratto di governo prevede di “ridiscuterlo integralmente”, i casi sono soltanto due: o non si fa, come sarebbe ragionevole; oppure si fa, buttando una caterva di soldi pubblici, e allora il M5S, per non perdere un’altra volta la faccia, deve far cadere il governo. Tertium non datur».

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