Sulla Tav la scure dei Cinquestelle. Di Maio: bocciamola in Parlamento

giovedì 7 marzo 16:46 - di Redazione

Sulla Tav manca l’accordo nella maggioranza. La vicenda è complessa, prende tempo il premier Giuseppe Conte, e sono necessari ulteriori approfondimenti. Il vertice notturno non ha sbloccato la situazione e stasera si riuniscono i gruppi parlamentari del M5S. In vista proprio di questa riunione Luigi Di Maio ha inviato una lunga mail agli eletti Cinquestelle nella quale in sostanza propone di far decidere la questione con un voto del Parlamento.

“Per bloccare i bandi – scrive Di Maio – serve un passaggio parlamentare”. Un passaggio in grado di sancire il no definitivo all’opera. “L’analisi costi benefici commissionata dal Mit – scrive ancora Di Maio – riguarda sia la Francia che l’Italia, ed è fortemente negativa. Anche l’analisi per singolo paese riguardante solo l’Italia risulta essere ugualmente negativa a causa dei mancati guadagni sulle accise sul carburante e sui pedaggi autostradali. Il coefficiente di beneficio di in questo caso è di 0,20%. Ovvero ogni euro investito, fa rientrare 20 centesimi. Gli effetti negativi sono comunque di mezzo miliardo di euro se eliminiamo accise e pedaggi. Per non parlare, aggiungo io, della devastazione del territorio della Val di Susa”.

“Se partisse oggi – ragiona inoltre il vicepremier – l’opera sarebbe ultimata tra più di dieci anni. Secondo i tecnici consultati, per trasportare merci, per esempio dalla pianura padana a Parigi, risulterà più conveniente per le aziende passare dal percorso stradale. Infatti nel 2030, con il Tav, le merci dovrebbero essere comunque trasportate via tir fino a Torino, caricate sul treno merci, caricate su altri tir a Lione e da lì trasportate fino a Parigi. Il costo di tutte queste operazioni per le aziende sarà molto alto, più alto che passare per l’attuale percorso stradale (per non parlare del fatto che i tecnici sostengono che lo sviluppo tecnologico e dell’elettrico sui tir, potrebbe accentuare ulteriormente questa convenienza per le aziende)”.

Di Maio conferma dunque il netto no del Movimento all’opera: si tratta di uno “spettacolo indecente”, è il commento di Edmondo Cirielli, deputato di FdI, mentre per Renato Brunetta “siamo in piena precrisi di governo, perché quando un governo si divide su un argomento come questo, certamente importante, ma di ordinaria amministrazione, poiché si tratta di un’opera che è partita più di 15 anni fa e che deve essere semplicemente completata, frutto di una prosecuzione di decisioni già prese, di finanziamenti già stanziati, di accordi internazionali in vigore, la situazione precipita, si rischia l’osso del collo, oltretutto se questo accade in una fase di recessione economica”.

 

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