Prof stuprata e uccisa. La Cassazione conferma lo sconto di pena al killer per “vizio di mente”

18 Mar 2019 19:26 - di Carlo Marini
Anche in caso di discutibili perizie sul “vizio di mente”, i giudici devono propendere per quella che, pur nel “dubbio”, consente all’assassino i relativi sconti di pena. Ennesima sentenza choc. Stavolta la Cassazione ha confermato la condanna ad appena 20 anni, a fronte dell’ergastolo in primo grado, a carico di Antonio Palleschi. L’uomo aveva ucciso una professoressa d’inglese nel novembre 2014.

Il delitto agghiacciante: l’agguato nel parco

Era il primo novembre 2014 quando Gilberta Palleschi, 57 anni, solo per caso omonima del suo assassino, scompare nel nulla. È uscita per fare la solita passeggiata lungo le sponde del fiume Fibreno. Dopo 40 giorni di ricerche, il corpo della insegnante di inglese alle scuole medie di Sora, viene ritrovato sui monti di Campoli Appennino.Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la donna è stata aggredita sessualmente. Il killer l’ha rinchiusa ancora viva nel bagagliaio dell’auto, gettata in una scarpata e finita a colpi di pietra. Poi è andato a pranzo con un amico e il giorno dopo ha infierito sul cadavere della vittima mentre i familiari e le forze dell’ordine la cercavano.

Vizio di mente: lo sconto della Corte d’Appello

In primo grado, il Gup aveva respinto la richiesta di perizia psichiatrica ritenendola “senza alcuna base scientifica”. Quindi condannò Palleschi all’ergastolo senza isolamento per effetto del rito abbreviato. La Corte di Appello di Roma, invece, nel 2017 riconobbe il vizio parziale di mente e ridusse la pena a venti anni. Invano nel ricorso il Cassazione, il Pg di Roma ha fatto presente che la perizia “non ha formulato valutazioni di certezza diagnostica”.

Secondo i giudici della Cassazione, – nonostante un agguerrito ricorso del Pg della Corte di Appello di Roma e dei familiari della vittima –  «il dubbio sulla sussistenza del vizio di mente deve essere apprezzato in relazione al canone di garanzia ‘in dubio pro reo’, sì che non è necessario che ricorra la prova certa del vizio parziale di mente». Grazie all’ipotesi del «discontrollo» dei suoi impulsi, l’omicida ha già chiesto la liberazione anticipata.

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