Pamela, il supertestimone: «Oseghale l’accoltellò, poi la squartò da viva, cominciando dal piede»

mercoledì 6 marzo 12:42 - di Lorenza Mariani

Alla nuova udienza in corso a Macerata per l’omicidio di Pamela Mastropietro, avvenuto poco più di un anno fa nella cittadina marchigiana, e di cui è accusato il nigeriano Innocent Oseghale, sta parlando, tra i testimoni dell’accusa chiamati a deporre stamattina, Vincenzo Marino, il pentito di ‘ndrangheta che ha riferito di aver raccolto dall’imputato africano delle confidenze nel carcere di Ascoli dove per alcuni giorni sono stati entrambi detenuti. E la portata dell’orrore che da mesi ormai avvolge tragicamente la vicenda, aumenta ad ogni parola, ad ogni nuova, sconcertante rivelazione. Vediamo nel dettaglio i punti principali della deposizione del collaboratore di giustizia, la cui testimonianza di oggi nella seconda udienza del processo a Oseghale ha ricevuto solo in mattinata il via libera all’ascolto del teste, dopo il rigetto da parte della Corte di Assise di Macerata dell’istanza di parte civile presentata in richiesta di un rinvio della testimonianza del pentito Marino.

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Così, dopo le notizie delle «minacce a cui la famiglia di Vincenzo Marino, oggi in aula, sottoposta «addirittura all’invio di una “bambolina” con la testa tagliata, il legale della famiglia della vittima, aveva chiesto un rinvio della deposizione del pentito, asserendo nell”istanza come fosse «interesse di tutti che la testimonianza» del pentito potesse avvenire «in un clima di massima serenità». Ma la Corte, che si era riservata sulla decisione dell’opportunità di rinviare a data prossima l’audizione del teste, ha ricusato la richiesta procedendo all’ascolto di Marino, non prima di aver confermato quanto garantito dal procuratore Giovanni Giorgio si è opposto al rinvio, sottolineando di aver incontrato il prefetto di Ascoli e di essere stato «rassicurato che sono state attivate le dovute precauzioni» in seguito alle minacce ricevute dalla moglie del pentito. Dunque, Marino ha parlato: e quello che ha raccontato quanto a sua detta rivelatogli da Oaseghale in cella sul omicidio di Pamela, e sullo strazio inferto alla ragazza, secondo quanto riferito, quando era ancora in vita…

  1. L’incontro in carcere ad Ascoli, il litigio, il chiarimento: il pentito Vincenzo Marino sta raccontando il suo incontro in carcere con Innocent Oseghale, il nigeriano imputato e accusato di aver ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana. «L’8 luglio – racconta Marino spiegando che lui e Oseghale erano detenuti a circa quattro metri di distanza – uscii dalla mia cella e vidi Oseghale di fronte alla sua. Gli dissi – racconta il pentito – «Cornuto, pezzo di m…., che facesti?». In carcere «lo chiamavano macellaio – continua – e io gli ho lanciato una bottiglia». Poi, ha proseguito  il pentito, fummo divisi e secondo la sua ricostruzione fu stabilito per loro due il divieto di incontro, ma, nonostante ciò, continuarono a vedersi. Un altro detenuto, giorni dopo, «venne a dirmi che Oseghale voleva chiarirsi, che si voleva riappacificare», ha continuato il teste spiegando che il nigeriano «parlava italiano: mi chiamava “zio”, ha anche aggiunto, spiegando che in carcere «zio è una persona che merita rispetto nei confronti di altri detenuti».
  2. Confidenze orrorifiche, quelle raccolte in carcere da Oseghale, che Marino ha rivelato e confermato oggi alla Corte. «Mi disse – va avanti Marino durante la sua testimonianza choc – che la ragazza arrivò a Macerata, ai giardini Diaz, e gli chiese un po’ di eroina. Oseghale gli rispose che aveva «solo erba», ma che avrebbe potuto «farla arrivare». Sarebbe a quel punto che Oseghale avrebbe chiamato un suo connazionale Desmond Lucky e in attesa della droga «la ragazza pagò il nigeriano con una collanina che le aveva regalato la madre». Poi Desmond Lucky, respinto dopo un approccio dalla ragazza, se ne andò. Pamela svenne, e Oseghale tentò di rianimarla con acqua sulla faccia per farla riprendere, e lei si riprese. «Oseghale l’ha spogliata, era sveglia», ma aveva «gli occhi girati all’insù» e «hanno avuto un rapporto sessuale completo». Poi la «ragazza voleva andare via a casa a Roma perché aveva il treno, disse che altrimenti l’avrebbe denunciato. Ebbero una colluttazione, si sono spinti, Oseghale le diede una coltellata all’altezza del fegato e dopo una prima coltellata Pamela cadde a terra».Dopo aver accoltellato Pamela Mastropietro, pensando che la ragazza fosse morta, Innocent Oseghale mi raccontò che andò ai giardini Diaz per chiedere, invano, l’aiuto a un connazionale poi «tornò a casa, convinto che la ragazza fosse morta e la squartò iniziando dal piede. Pamela, però, «iniziò a muoversi e a lamentarsi, così lui le diede una seconda coltellata».
  3. E non è ancora tutto: Oseghale, prosegue Marino, «mi raccontò che dopo averla fatta a pezzi l’aveva lavata con la varechina perché così non si sarebbe saputo se era morta di overdose o se era stata assassinata»… «Disse che aveva un sacco in frigo dove mettere i pezzi, ma che non ci andavano e per quel motivo l’ha dovuta tagliare ancora e mettere in due valigie», continua il pentito raccontando le confidenza che gli avrebbe fatto Oseghale. Poi, avrebbe chiamato un taxi, «ma mentre era in auto la moglie lo chiamava e lui è andato nel panico»…
  4. «Non fece il nome di nessuno», però: così il pentito Vincenzo Marino, ha risposto a una domanda su eventuali complici nell’omicidio della ragazza.
  5. «Mi disse che era uno dei referenti dei nigeriani a Macerata, al livello sia di prostituzione che di stupefacenti», risponde quindi Marino a una domanda su Oseghale e sui presunti rapporti con la mafia nigeriana. Mi disse che «faceva da riferimento a Padova e Castel Volturno», ha quindi aggiunto. E non è ancora tutto…
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