Il padre di Orsetti: «Orgogliosi di lui, accerchiati e uccisi nel contrattacco Isis»

lunedì 18 marzo 18:00 - di Roberto Frulli
lorenzo orsetti

«Siamo orgogliosi di lui, della scelta che ha fatto», «ma ora siamo distrutti dal dolore»: Alessandro Orsetti, padre del cuoco 33enne fiorentino Lorenzo Orsetti, ucciso negli scontri in Siria con l’Isis mentre combatteva al fianco dei curdi, rivendica la scelta del figlio ricordando, però, il tormento e l’ansia per quel ragazzo partito, in uno slancio di generosità, nell’area più calda del pianeta, pronto a mettersi al servizio per la causa curda.

«Da un anno e mezzo, cioè da quando è partito, stavamo in angoscia, più contenti quando lo sentivamo al telefono, in ansia quando stavamo un periodo senza sentirlo – rivela ora il papà di Lorenzo Orsetti, partito da Firenze circa un anno e mezzo fa – Quando decise di andare a combattere per i curdi, mio figlio ci disse che voleva fare qualcosa per loro, non voleva rimanere senza fare nulla, voleva aiutarli nella loro causa».

«Era un bravo ragazzo, ha sempre voluto aiutare gli altri», ha detto la madre Annalisa preoccupata già da ieri «quando non siamo riusciti a sentirlo. Da quando è partito non riuscivo più a dormire».

«Mi ha telefonato il suo comandante curdo e mi ha detto che Lorenzo è morto insieme a tutti quelli del suo gruppo in un contrattacco dell’Isis – rivela  Alessandro Orsetti – Sembra che il suo gruppo sia stato accerchiato, era con una unità araba, ma non so cosa significhi esattamente da un punto di vista militare. Li hanno uccisi tutti».

Lui, Lorenzo Orsetti, aveva scritto sul suo profilo pubblico di Facebook «Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita». Un motto sotto al quale, ora, gli amici di Orsetti stanno lasciando messaggi di cordoglio.

Cameriere, sommelier e cuoco, Orsetti combatteva nelle file delle milizie curde Ypg, legate al Pkk, il Partîya Karkerén Kurdîstan turco, contro i jihadisti del sedicente “Stato islamico” a Baghuz. E proprio nell’assedio di Baghuz, ultima roccaforte dell’Isis, è stato ucciso.

«Il crociato italiano ucciso negli scontri nella città di Baghuz», ha scritto l’Isis pubblicando la fotografia del cadavere di Lorenzo Orsetti e dei suoi documenti, una carta di credito e una tessera sanitaria.

Orsetti si sarebbe recato in Siria nella primavera del 2018, tra aprile e maggio: fino all’agosto del 2017 era dipendente di un ristorante-enoteca a Settignano, sulle colline di Firenze, dopodiché si sarebbe licenziato e, con il nome di battaglia di “Tekoser”, lottatore, avrebbe preso parte a un corso di addestramento militare tra i curdi.

In un’intervista al “Corriere Fiorentino” l’anno scorso Orsetti si era raccontato così, spiegando la sua decisione di partire per la Siria al fianco dei curdi: «Mi chiamo Lorenzo, ho 32 anni, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell’alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta, più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos ad Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi».

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