Salvini e Bonafede indagati per Battisti, l’indagine fa flop: il pm chiede l’archiviazione

mercoledì 6 febbraio 11:28 - di Redazione

Ma quale passerella istituzionale, quale show di governo all’arresto di Battisti: Salvini e Bonafede, presenti all’aeroporto, hanno semmai omaggiato il lavoro delle forze dell’ordine e delle realtà che hanno collaborato al successo dell’operazione che ha assicurato alla giustizia un terrorista condannato all’ergastolo e latitante da decenni in Francia, Messico, Brasile e infine Bolivia. E questo, hanno ribadito i due ministri da subito, «non è equivocabile». Eppure la sola presenza istituzionale ha dato nell’occhio e il video girato dal guardasigilli ancor di più e tutto è sfociato, come noto, in polemiche accese e nell’apertura di un fascicolo riguardante l’arrivo a Ciampino dell’ex terrorista dei Pac. I pubblici ministeri di Roma avevano avviato l’accertamento sulla base di un esposto. In seguito a quello erano stati indagati il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e quello della Giustizia, Alfonso Bonafede. Il reato ipotizzato è quello di mancata tutela della dignità della persona arrestata. Oggi, però, è arrivata la richiesta di archiviazione.

Indagine su Salvini e Bonafede a Ciampino per l’arrivo di Battisti: chiesta l’archiviazione

Dunque, archiviare, per mancanza di dolo, le posizioni del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, indagati per la vicenda legata all’arrivo a Ciampino dell’ex terrorista Cesare Battisti: è la richiesta della Procura di Roma fatta al tribunale dei ministri. Salvini e Bonafede erano stati indagati dopo un esposto della Camera penale di Roma che denunciava la mancata tutela della dignità della persona arrestata. L’esposto della Camera Penale di Roma era stato presentato contro il video pubblicato sul profilo Facebook del ministro Bonafede, in cui si riprendevano le fasi legate all’arrivo in Italia di Cesare Battisti tra cui anche il foto-segnalamento e l’acquisizione delle impronte digitali.

Pm: archiviare per mancanza di dolo. Tutto era partito da due esposti

In particolare, nel testo si citava fra l’altro l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo sul «divieto di trattamenti disumani e degradanti» e l’articolo 114 del codice di procedura penale che vieta «la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica», e quella prevista dall’articolo 42 bis della legge sull’ordinamento penitenziario che prevede che «nelle traduzioni siano adottate le opportune cautele per proteggere i soggetti tradotti dalla curiosità del pubblico e da ogni specie di pubblicità».

 

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