Rozzano, si consegnano i 2 killer: il 63enne ucciso per aver abusato di una bimba

martedì 26 febbraio 17:13 - di Roberto Frulli
Il parchetto di fronte al supermercato Il Gigante di ROzzano dove è stato ucciso Antonio Crisanti

Ci sarebbero gli abusi compiuti su una bimba dietro all’omicidio del 63enne napoletano Antonio Crisanti assassinato ieri pomeriggio a Rozzano, in provincia di Milano, con cinque colpi di pistola per punirlo dei soprusi sessuali.

La svolta rispetto a quell’omicidio nel parchetto accanto al supermercato “Il Gigante” di viale Lazio che aveva sconvolto la vita di Rozzano, piccolo Comune dell’hinterland milanese piazzato sulla direttrice che collega il capoluogo lombardo a Pavia, è arrivata inattesa quando, accompagnati dal proprio avvocato, si sono presentati ai carabinieri della tenenza di Rozzano i due responsabili dell’omicidio, il napoletano Emanuele Spavone, di 35 anni, genero della vittima, e Achille Mauriello, di 27.

La vittima dell’omicidio di Rozzano era indagato per abusi sessuali sulla nipotina

I due hanno confessato subito il delitto. E, in particolare, hanno spiegato il movente dell’omicidio nel parchetto di Rozzano rivelando di aver ucciso Crisanti, suocero di Emanuele Spavone, colui che ha fatto materialmente fuoco con la pistola calibro 9×21 mentre il complice, Achille Mauriello, guidava lo scooter, per vendicare gli abusi sessuali sulla bimba, figlia di Spavone.
Quest’ultimo ha compiuto il delitto sparando cinque colpi di pistola, quattro dei quali hanno raggiunto il suocero alla testa e all’addome, uccidendolo.
Il più giovane, invece, avrebbe guidato lo scooter.

Crisanti era indagato dalla Procura di Milano per gli abusi compiuti sulla nipotina che era anche stata ascoltata dai magistrati di Milano.

L’omicidio di Antonio Crisanti è apparso subito una vera e propria esecuzione in stile mafioso anche se gli inquirenti cercavano collegamenti, inizialmente, con un altro omicidio, sempre nei pressi di Rozzano, di un altro napoletano.
Poi la svolta inattesa, stamattina. E la spiegazione da parte di Emanuele Spavone – napoletano, padre della bimba che sarebbe stata sessualmente abusata da Antonio Crisanti – del movente dell’omicidio maturato in un contesto certamente particolare.

Il fratello del killer condannato per associazione a delinquere per traffico di droga

Il fratello di Emanuele Spavone, Ciro, 41enne pregiudicato, definito dalla Questura come «soggetto ad alta pericolosità sociale» è, da oltre 20 anni, implicato nel traffico di sostanze stupefacenti e proprio quattro mesi fa si è visto sequestrare immobili e denaro per un valore di circa un milione di euro fra Rozzano e Milano, compresa una villa e un locale sui Navigli perché il patrimonio è stato ritenuto dagli investigatori della Divisione Anticrimine di Milano il frutto della sua attività criminale di traffico di droga.

Ciro Spavone ha una lunga storia criminale iniziata nel 1995 con i primi reati contro il patrimonio per poi scalare via via fino alla condanna incassata quattro anni dopo con l’accusa di associazione a delinquere per traffico di stupefacenti con la Spagna.

Entrambi i fratelli Emanuele e Ciro Spavone hanno sposato due figlie del 63enne napoletano Antonio Crisanti ucciso ieri da Emanuele con quattro colpi di pistola nel parchetto accanto al supermercato “Il Gigante” di viale Lazio a Rozzano per vendicare gli abusi sessuali compiuti dall’anziano sulla nipotina.

La richiesta di rettifica di Ciro Spavone

Con riferimento all’articolo in oggetto, in nome e per conto del Sig. Ciro Spavone, che me ne ha conferito espresso mandato, Vi invito a procedere alla rettifica di quanto da Voi sostenuto.

In particolare si fa presente che, contrariamente a quanto affermato in detto articolo, il mio Assistito (che peraltro nulla ha a che vedere con il triste evento che ha coinvolto il fratello Emanuele), non è affatto “un soggetto ad alta pericolosità sociale”, non è assolutamente “da oltre vent’anni implicato nel traffico di sostanze stupefacenti”  né, infine, ha una “lunga storia criminale” asseritamente culminata con “una condanna per associazione a delinquere per traffico di stupefacenti con la Spagna”

Si tratta infatti di affermazioni assolutamente gravi e del tutto gratuite, in quanto destituite di fondamento, visto che, il predetto mio Assistito, non è affatto soggetto ad alta pericolosità sociale, men che meno implicato da oltre vent’anni in traffico di sostanze stupefacenti né, infine, avendo mai subito condanne per associazioni a delinquere di alcun tipo e genere.

In considerazione dei pochi precedenti penali del mio Assistito, relativi a modeste attività di spaccio di sostanze stupefacenti, finalizzate a soddisfare oltretutto la propria dipendenza dalle suddette sostanze, quando lo stesso era poco più che adolescente, e risalenti ai primissimi anni 2000, è evidente che si tratta di affermazioni assolutamente ingiustificate, fuorvianti e semplicemente denigratorie, foriere di un gravissimo danno per lui e per il proprio nucleo familiare, composto da quattro figli minorenni.

Si ribadisce, al riguardo, che il Sig. Ciro Spavone, lungi, infatti, dall’essere soggetto ad alta pericolosità sociale, è – al contrario –  una persona che, da giovanissimo, ha commesso errori di basso cabotaggio, per i quali ha già pagato il proprio conto con la giustizia, e da moltissimi anni svolge regolare attività lavorativa e vive del lavoro proprio e della moglie.

Vi invito, pertanto, a rettificare quanto dichiarato nei suddetti articoli, ben potendosi ravvisare nelle erronee, ingiustificate e non verificate affermazioni, come sopra riportate, gli estremi del reato di diffamazione a mezzo stampa oltre ad un grave danno alla persona del Sig. Spavone e del proprio nucleo familiare, con l’avvertimento che, ove non venisse dato seguito a quanto qui richiesto, il predetto mio Assistito agirà a propria tutela nelle competenti sedi giudiziarie.

Cordialità

Avv. Pietro Resegotti

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