Il M5S dice vaffa a se stesso: “Signori, si cambia”, più partito e meno Fico

sabato 23 febbraio 9:56 - di Girolamo Fragalà

Troppe cose non vanno. Il M5S ha perso la bussola, sondaggi in calo e spaccature interne. La struttura leggera non regge, i problemi non si risolvono sul web. L’incontro a tre – Grillo, Casaleggio, Di Maio – continua a far discutere sia ai vertici del M5S sia sui social. Non solo per le innovazioni in procinto di cambiare volto al Movimento ma anche per le strategie da adottare. C’è la corrente interna di Fico che scalpita, scalcia e spesso si lascia andare a dichiarazioni imbarazzanti. Ci sono i fedelissimi di Di Maio che non ci stanno a farsi dare dei traditori dai (presunti) integralisti dell’identità pentastellata. E soprattutto c’è Salvini, che ha già depredato una parte di elettori grillini e che lascia intendere di voler correggere qualcosa nel contratto di governo. Il leader della Lega vuole dal M5S un cambio di passo, fanno troppi capricci e non si governa con i toni di chi sta all’opposizione. In sostanza, Salvini vuol mettere all’angolo Fico e i suoi.

M5S, look “rivoluzionato” e meno vaffa

Tutti gli impulsi costringono i vertici del M5S a modificare, a rivoluzionare quel look che andava bene per conquistare i voti dei vaffa ma che è inadatto quando si sta a Palazzo Chigi. Il primo passo è trasformare la struttura, passando da movimento social a partito, nonostante la mezza smentita di Casaleggio. Lo vuole soprattutto Di Maio, che si è reso conto di quanto sia vuota la democrazia del web e che spinge per mettere Fico in fuorigioco. Del resto gli anti-casta devono diventare casta, perché nei Palazzi che contano non ci si presenta in pigiama. Nell’incontro Grillo-Di Maio-Casaleggio è venuta fuori anche l’esigenza di togliere il limite dei due mandati, che era uno dei principali comandamenti pentastellati. Forse si sono resi conto che non si può fare di tutta l’erba un fascio. E che chi vale non va messo alla porta solo per non dare l’impressione di essere attaccati alle poltrone. Dal canto suo Beppe Grillo – come da copione – ha voluto smentire frizioni con Di Maio.

Quei sondaggi che hanno imposto il cambio di passo

La rivoluzione più che una scelta è un’esigenza dettata dai risultati delle ultime regionali e dai sondaggi. Secondo la Supermedia elaborata da YouTrend/Agi, in due settimane la Lega ha guadagnato circa un punto e mezzo, portandosi al 33,5% nelle intenzioni di voto degli italiani. Il M5S viene invece dato al 23,6%, rispetto al 25,2% di quattordici giorni fa. Da dove viene questo guadagno della Lega? Per YouTrend, «quasi certamente, in gran parte dal Movimento 5 stelle», che perde terreno quasi esattamente nella stessa misura (-1,6%) in cui si manifesta l’ascesa della Lega (+1,4%). In altre parole, i consensi persi in quest’ultimo periodo dal Movimento 5 stelle sono andati in massima parte a Salvini.

La (mezza) smentita di Casaleggio

Davide Casaleggio si è precipitato a smentire che ai vertici del M5S ci siano convinzioni contrastanti sulle prospettive del movimento e, in un colloquio con il Corriere della Sera, nega che tra le opzioni possibili si stia valutando la trasformazione in un partito vero e proprio. Il pranzo con Beppe Grillo e Luigi Di Maio dei giorni passati, riferisce il figlio del co-fondatore dei 5Stelle, «è andato bene. Abbiamo parlato a tutto tondo del Movimento, gli sviluppi verranno definiti, verranno discussi».  Sviluppi, puntualizza, che non includono un cambiamento radicale in un partito tradizionale. «È un Movimento digitale, parlare di parftito è una semplificazione», rimarca. «Uno dei punti fermi rimarrà il ricorso alla democrazia diretta con il voto on line»

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