Fattura elettronica, un inutile danno destinato a ricadere sulle spalle di tutti

venerdì 1 febbraio 13:57 - di Andrea Magliavacca

Prima che l’impalpabile fattura elettronica prendesse vita nella legge di bilancio, solo Fratelli d’Italia, con decisione, assieme a pochi e timidi esponenti di trasversali schieramenti politici, ha ammonito circa l’inutilità di una tale misura di controllo (unica in tutta Europa), e di fatto già presente sotto altre ed ugualmente invasive forme: l’abolito spesometro. La fobia del controllo, da parte degli Uffici fiscali (patologia che ha contagiato anche il legislatore), assieme all’inutile e crescente raccolta di dati (da trattare secondo le disposizioni del Gdpr, anche da parte degli intermediari), non porterà a contrastare il fenomeno dell’evasione, ma innegabilmente graverà (come già sta facendo) il contribuente di ulteriori costi, sia in termini monetari – per il numero di soggetti coinvolti (software house, consulenti fiscali, ecc) – sia in termini di tempo; i vantaggi per l’ambiente, perché non si stamperanno più fatture cartacee, le quali non verranno più archiviate, né spedite, ed benefici economici sono, dunque, una mera illusione. Ma quanto costa un pc, una linea dati veloce ed il software dedicato (quello gratuito dell’Agenzia delle Entrate non merita commenti) al contribuente?

A un mese dall’entrata in vigore
della fattura elettronica

A quasi un mese dalla sua (forzata) entrata in vigore, la fattura elettronica viene vista con diffidenza da chi ne ha compreso la finalità e la forza cogente; risulta ancora un’entità astratta, e per questo priva di interesse, per coloro che, invece, l’hanno distrattamente percepita tra uno spot pubblicitario e l’altro, o per quelli che pur tenuti ad emetterla, continueranno ad incassare in contanti. Coinvolge purtroppo (o per fortuna, a seconda dei punti di vista) l’intera platea dei contribuenti, perché salvo qualche rarissima eccezione, tutti (in un modo o nell’altro) ne saranno destinatari.  Col mese di Febbraio, poi, scatterà anche l’esterometro, altro istituto collegato alla fatturazione elettronica, che coinvolge tutti i contribuenti residenti nel territorio italiano che abbiano svolto operazioni di cessione di beni e/o servizi da o verso l’estero. Per loro, ci sarà l’obbligo di comunicare mensilmente all’Agenzia delle Entrate le ridette operazioni, e ciò dopo aver risolto un rompicapo enigmistico, che impone di indovinare quale sia l’ultimo giorno successivo a quello di emissione della fattura.  

Un modo per “sostenere”
le casse dello Stato?

Il ritardo, un tempo tollerato, e rispetto al quale il contribuente sbadato (o affaccendato a risolvere i problemi quotidiani) sarebbe riuscito a rimediare, con l’emissione di una fattura bis, o alla peggio con un ravvedimento, oggi, ovvero dal primo di Luglio, verrà inesorabilmente sanzionato, ove mai dovesse emettere la fattura oltre i dieci giorni: se l’operazione è imponibile, la sanzione oscilla tra il 90% ed il 180% e, se non imponibile, tra il 5% ed il 10%, sempre con un minimo di € 250,00. La distrazione del contribuente, tenuto ad emettere la fattura elettronica, in un limitato lasso di tempo, potrebbe tradursi nell’azzeramento del risicato guadagno, sul quale le imposte graverebbero ugualmente, nella nota ed inaccettabile misura. Specularmente, chi ha evaso prima, continuerà a farlo anche adesso, con (o senza) la fattura elettronica e l’irrefrenabile Amministrazione finanziaria compenserà (solo in minima parte) le minori entrate, determinate dall’evasione, con le maggiori sanzioni di chi, magari involontariamente, si è attardato. Leggendo a ritroso quanto sinora scritto, sembra che il legislatore – lontano dalla quotidiana sofferenza – abbia concepito la misura, più per sostenere, con le sanzioni, le languide casse dello Stato, che per monitorare i flussi delle operazioni e contrastare gli illeciti.  In questo caso, non possiamo neppure accusare l’Europa, la quale non ci ha imposto di introdurre quella misura, in origine concepita per uniformare il sistema della fatturazione elettronica tra gli Stati membri, nelle limitate ipotesi degli appalti transnazionali; nessuno degli stati membri, infatti, ha pensato di adottarla, per tutte le operazioni interne.  Ultima annotazione. La Pubblica Amministrazione che da tempo impone di ricevere le fatture digitali, sarà solerte nel disporre i pagamenti, tanto quanto nell’emettere sanzioni?

Commenti

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  • PAOLO 11 febbraio 2019

    buongiorno,
    da tempo vi leggo.
    sono un commercialista e seguo le piccole aziende.
    L’invenzione della fattura elettronica è stata demenziale: stà creando una serie di
    problemi enormi per le piccole attività.
    Secondo me si dovrebbe promuovere una ” class action” nei confronti della Agenzia
    entrate e Fratelli d’Italia dovrebbe prendere l’iniziativa.
    Buon lavoro e forza MELONI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Francesco Storace 13 febbraio 2019

      Fdi è l’unico partito che ha fatto casino vero contro questa roba

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