Il Campidoglio vota lo sgombero di CasaPound. Di Stefano: «Una polpetta avvelenata per Salvini»

martedì 29 gennaio 18:47 - di Valeria Gelsi

Il consiglio comunale di Roma ha votato una mozione per lo sgombero di CasaPound. Il testo, primo firmatario il consigliere dem Giovanni Zannola, è passato con 30 sì e 4 no. Il M5S ha votato con il Pd, sostenendo che la mozione «è coerente con le nostre linee politiche». Lega e FdI hanno votato contro. Formalmente la mozione «impegna» il sindaco, ma dal punto di vista amministrativo non vale niente: il Comune non ha alcuna competenza sull’immobile occupato e non può decidere in autonomia di eventuali questioni di ordine pubblico. E, infatti, il testo si attorciglia intorno alla richiesta che il sindaco «si attivi presso gli organi competenti», mentre Zannola ha suggerito l’agevole soluzione di attuare «una permuta con l’ente di proprietà» che «potrebbe permettere al Campidoglio di acquisirlo al suo patrimonio». Dunque, il voto si connota solo come un atto di ostilità politica. Uno di quei “rigurgiti antifascisti”, cui il Pd si appella nei momenti di maggiore difficoltà. Imitato più volte dalla stessa Raggi.

Il consigliere Pd ossessionato dall’«odio»

Basta, del resto, leggere le dichiarazioni rese in aula da Zannola per capire di cosa si stia parlando. Epigono dello «stay human» e di “altre umanità possibili”, Zannola ha sostenuto che «non si sa bene cosa accade dentro (l’edificio, ndr) se non che si costruisce un odio profondo, e messaggi negativi in città»; ha accusato CasaPound di «violenze fuori dalle scuole»; ha insistito sul fatto che bisogna cacciare «chi utilizza un bene pubblico di pregio per fomentare l’odio»; ha parlato di «movimento fascista che genera solo odio». A leggerla come riportata dalle agenzie, la dichiarazione dell’esponente Pd è stata un continuo parlare di «odio». E ci vorrebbe forse più la psicanalisi che la politologia per spiegarla. Anche perché, come tutti sanno e come è stato ribadito dalle autorità competenti, CasaPound non è nella lista delle occupazioni che destano maggiore preoccupazione a Roma. E, anzi, non desta alcuna preoccupazione, infatti è finita in coda agli sgomberi programmati nei mesi scorsi: al suo interno non si verificano fenomeni di criminalità, non si nascondono clandestini, non si vive ammassati su materassi gettati nei corridoi, non si spaccia, non ci si prostituisce, non si pratica il racket delle occupazioni. Al netto del fatto che si tratta di uno stabile occupato, chi ci vive conduce la vita di un tranquillo condominio. Solo che ci vivono famiglie in difficoltà abitativa, alcune delle quali accolte dopo che la stessa giunta Raggi le ha cacciate da una casa popolare.

Salvini conferma la linea e schiva la «polpetta avvelenata»

Tirato per la giacchetta dal Pd, anche a livello nazionale, Matteo Salvini ha assicurato che «come da programma concordato dalla Prefettura di Roma, procederemo con l’operazione sicurezza e sgombero di tutte le occupazioni illegali, nessuna esclusa, a partire già dai prossimi giorni dalle situazioni più pericolose per l’instabilità delle strutture e da quelle per cui ci sono richieste di sequestro giudiziario in corso». Insomma, nulla cambia rispetto al cronoprogramma che vede CasaPound in coda alla lista. Con buona pace dei democratici che, per dirla con le parole del segretario di CasaPound Simone Di Stefano, hanno ritirato fuori «la solita polpetta avvelenata per Salvini, fatta pensando di metterlo in difficoltà».

CasaPound querela gli autori della mozione

«Noi non siamo alleati di Salvini dal 2015, quindi il ministro è libero di comportarsi come meglio crede», ha aggiunto Di Stefano, annunciando invece querela nei confronti degli autori della mozione. «Non esiste nessuna sede di partito in Via Napoleone III come certificato da verbale GdF», ha poi spiegato il segretario di Cpi, avvertendo che «ci opporremo a chi vuole buttare le famiglie in strada» e ricordando che «a Roma ci sono decine e decine di palazzi occupati da prima di CasaPound, ma nessuno se ne occupa essendo occupati principalmente da immigrati o da organizzazioni di estrema sinistra. Da 15 anni ogni sindaco che non è in grado di amministrare la città a un certo momento per distrarre i romani inizia a parlare di CasaPound», ha commentato Di Stefano, chiudendo la faccenda con una battuta: «Questo non ha portato molta fortuna ai sindaci precedenti e speriamo porti sfortuna anche alla Raggi».

L’antifascismo unica ratio della mozione

Lo stesso consigliere di Noi con Salvini in Consiglio comunale, Maurizio Politi, illustrando il suo voto contrario alla mozione ha voluto far capire la distanza dal movimento dicendo che «non voto CasaPound». «Ma – ha poi precisato – penso, come dice la Carta costituzionale, che abbia la legittimità a fare politica». «Accolgono le famiglie con la stessa modalità del Baobab, CasaPound accoglie solo italiani mentre il Baobab solo stranieri. L’immobile di Napoleone III non è del Comune di Roma, quindi – ha sottolineato Politi – la ratio di questa mozione è esclusivamente politica perché sono fascisti e non possono fare le cose». «Se c’è l’intenzione di lavorare seriamente, sgomberiamo tutti gli stabili occupati della città, secondo le priorità indicate dalla Prefettura», ha concluso Politi.

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