Sos Natale, ecco il numero Whatsapp per denunciare chi vieta il Presepe a scuola

martedì 11 Dicembre 19:11 - di Roberto Frulli

Si chiama “SOS Natale Io segnalo”, il servizio di denuncia, attraverso un apposito numero di telefono WhatsApp – il 3397360574  – al quale i genitori, spesso intimoriti nel denunciare pubblicamente quello che è un vero e proprio sopruso verso i propri bambini, possono rivolgersi per segnalare i docenti e i dirigenti che cercano di vietare il presepe o la recita scolastica natalizia con la scusa di non urtare, così, la molto presunta suscettibilità di bambini appartenenti ad altre religioni, che si sentirebbero, in qualche maniera, discriminati di fronte alla Natività.

E’ Fabrizio Santori, dirigente laziale della Lega e ideatore del servizio telefonico, a spiegare il senso dell’iniziativa che vuole tutelare «le radici cristiane del nostro Paese e le tradizioni», in particolare, proprio quelle di Natale.

«Da tempo, in prossimità delle Festività di Natale, si registrano – ricorda Santori – ignobili tentativi, da parte di insegnanti o dirigenti, di vietare il Presepe o la recita scolastica. La scusa che queste persone adducono è quella di non urtare la presunta suscettibilità di bambini appartenenti ad altre religioni sostenendo che si sentirebbero discriminati di fronte alla Natività».

«In realtà – spiega Fabrizio Santori – questo non è altro che un escamotage da parte di chi è ideologicamente avverso, a priori, alle tradizioni e alle radici cristiane del nostro Paese, e cerca così, con ogni strumento e sotterfugio, di imporre la propria visione in nome di tolleranza e globalizzazione». Una visione che, in realtà, si rivela intollerante verso i cristiani.

«Per questo motivo abbiamo attivato il servizio “SOS Natale Io segnalo”, un numero di telefono WhatsApp, il 3397360574, al quale i genitori, spesso intimoriti nel denunciare pubblicamente quello che è un vero e proprio sopruso verso i propri bambini, potranno inviare segnalazioni su queste assurde imposizioni. La denuncia è la nostra unica difesa a tutela delle tradizioni e del diritto dei nostri figli a vivere serenamente la magia del Natale, lontani da ogni strumentalizzazione».

C’è da dire che la fantasia è certamente l’unica cosa che non manca ai detrattori ideologizzati del Natale.
C’è chi, invece del tradizionale canto di Natale, ha cercato di insegnare ai bambini di una scuola “Bella ciao”, la canzone dei partigiani che i bimbi avrebbero dovuto cantare in occasione della recita di Natale di fronte ai propri genitori. Per fortuna un padre ha reagito denunciando, pubblicamente, il tentativo di indottrinare i bambini perdipiù utilizzando una canzone come “Bella Ciao” che è, di per sé stessa, divisiva.
E come dimenticare quelle insegnanti della scuola media “Oreste Boni” di Sorbolo che, poco prima del Natale 2016, tentarono, violentando anche la metrica, di imporre ai bambini una canzone presa da un testo delle “Edizioni Paoline” in cui Babbo Natale “porta un sacco pieno di permessi di soggiorno”?
«C’è un silenzio un po’ speciale nella sera di Natale – recitava la canzoncina che scatenò una bufera politica – poi d’un tratto s’apre il cielo e non c’è più freddo e gelo. Una slitta atterra in strada fra brillanti di rugiada. Il bambino è spaventato: chi è quell’uomo che è atterrato? Sono io, Babbo Natale, è speciale questo giorno, ti ho portato un sacco di permessi di soggiorno, di permessi di soggiorno…».
E ancora, in un’altra strofa: «…la sua pelle è cioccolato, al freddo non è abituato, vende kleenex ed accendini, bussa piano ai finestrini; Sono io Babbo Natale, è speciale questo giorno, ti ho portato un sacco pieno di permessi di soggiorno, di permessi di soggiorno».
Salvini parlò, all’epoca, di «lavaggio del cervello» mentre la preside dell’Istituto cercava di difendere in qualche modo l’indifendibile maestra che aveva avuto l’idea: «E’ stata scelta da una maestra per la recita delle primarie, con molta serenità e spontaneità, io per prima riconosco che la frase del “sacco con i permessi di soggiorno” è un po’ troppo leggera, si tratta di questioni complesse».
Poco meno di un mese fa la polemica scoppiò a Terni dove i dirigenti della scuola elementare Anita Garibaldi avevano deciso di vietare il classico presepe vivente con i bambini «perché disturba le diverse culture religiose presenti nell’istituto».
L’Istituto Comprensivo “Italo Calvino” di Milano l’anno scorso si è inventato la “Grande Festa delle Buone Feste” cancellando letteralmente la parola “Natale” per evitare di infastidire le famiglie di fede non cattolica.
Nel solco delle peggiori tradizioni terzomondiste, quest’anno, alla scuola primaria Aldo Moro di Biassono, provincia di Monza, gli insegnanti hanno imposto ai bambini di cantare la canzone di Natale in arabo mentre a Taranto c’è stata la rivolta di 23 genitori poiché qualcuno aveva chiesto chiesto al preside di cancellare il nome di Gesù dai canti natalizi. Esattamente quello che è accaduto il 30 novembre scorso in un Comune di Riviera del Brenta dove è stata una bambina di 10 anni a ribellarsi ai soliti insegnanti politically correct che avevano epurato il nome di Gesù dalla canzone “Buon Natale in allegria” per non urtare la suscettibilità degli alunni non cattolici.
E tutto questo pur se la Lega islamica ha detto, più volte e chiaramente, che «ai musulmani il presepe nelle scuole non dà fastidio».
Ma c’è sempre qualche zelante sciocco che vuole essere più realista del re.

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