La manovra affonda la Borsa e infiamma lo spread ma il governo non vacilla

venerdì 28 settembre 19:43 - di Marta Lima

Bisognerà aspettare qualche giorno per vedere declinato nelle tabelle della Nota di aggiornamento al Def l’accordo del governo sul rialzo del deficit al 2,4% del pil. Un livello oltre la soglia di guardia che ha fatto crollare a picco la Borsa con il Ftse Mib che ha chiusa la giornata a -3,72% dopo aver toccato -4,6%, mentre lo spread sui titoli di Stato ha chiuso a 269 punti dopo aver toccato quota 280 punti con i rendimenti intorno al 3%.

Un risveglio amaro per il ministro dell’Economia Giovanni Tria, proprio nel giorno del 70esimo suo compleanno. Il titolare di via XX settembre, che ieri ha dovuto cedere alle pressioni dei vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dovrà rivedere le stime alla luce di un disavanzo che supera di 0,8 pp (quasi 15 mld in più) l’1,6% da lui concordato informalmente con Bruxelles, e che resterà a quota 2,4% anche nel 2020 e 2021, a dispetto del percorso per il pareggio di bilancio. A quanto si apprende, le simulazioni del Tesoro avrebbero escluso un deficit oltre il 2,1%, ne consegue che bisognerà mettere mano alla Nota perché da quel valore ne dipendono altri, debito pubblico in primis. Proiezioni e scostamenti che andranno poi illustrarli ai colleghi europei all’Eurogruppo e all’Ecofin di lunedì e martedì a Lussemburgo.
Dai 10 mld per il reddito di cittadinanza alle risorse per flat tax e quota 100 alle pensioni di cittadinanza al fondo per le vittime dei crack delle banche, tra gli altri, lo strappo sul maxi-defciti permette al governo giallo-verde di rispettare le promesse elettorali. Ma il Def indicherà solo le risorse aggregate sulle quali costruire la nuova manovra, per conoscere tutti i dettagli della “manovra del popolo”, come l’ha ribattezzata Di Maio, bisognerà aspettare il varo della Legge di Bilancio a metà ottobre. Ad ogni modo i piatti principali del menù sono già stati annunciati: 10 miliardi per il reddito di cittadinanza che secondo i calcoli dei Cinque Stelle interesserà circa 6,5 milioni di indigenti, via libera alle pensioni di cittadinanza per allineare gli assegni alla soglia minima a 780 euro. Luce verde anche all’aliquota al 15% per oltre un milione di partite Iva e al superamento della Legge Fornero con la possibilità di anticipare l’età pensionabile attraverso lo schema della quota 100, con tutta probabilità con dei ‘paletti’. Inoltre verranno stanziati 1,5 mld per il fondo ad hoc per i truffati dalla banche, tra le altre misure. La pace fiscale, come indicato dal viceministro al Tesoro Massimo Garavaglia, dovrebbe interessare debiti con il fisco entro i 500mila euro, ben di più del limite dei 100mila indicato dal Movimento 5 Stelle, ma comunque un intervento di portata inferiore rispetto al tombale del 2002 inizialmente immaginato dal Carroccio. Di sicuro, però, sulle linee guida della manovra c’è intesa e lo spauracchio dei mercati non smuove, per adesso, i governo giallo-verde.

Commenti

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  • bruno 29 settembre 2018

    Basta con questo terrorismo da spred.Quando Berlusconi arrivo a 500 punti il governo fu fatto cadere dalle forze europeiste.Ci hanno preso per il cuolo da quando è nata questa Europa che invece di accorpare divide e divide sempre in favore dei soliti noti.Ora abbiamo un governo con le palle FACCIAMOLO LAVORARE in pace .Finalmente qualcuno in Italia che si fa sentire, vedi migranti e legge di bilancio.Ricordiamo che i nostri antenati erano Etruschi,Romani,creato il Rinascimento siamo una nazione giovane ma piena di risorse e di capacità e di intelligenza e gli altri hanno paura,E l’unica arma che hanno è questo cazzo di spred invenzione moderna per tenere sotto quelli che non danno retta ai PADRONI di certe nazioni.Forza governo avanti tutta.

  • Angela 29 settembre 2018

    Se incominciano a tagliare gli sprechi,ad abbassare le pensioni d’oro,ad utilizzare i beni sequestrati e a snellire la burocrazia ecc…ecc…ci saranno ottime possibilità che questo governo porti l’Italia fuori dal pantano in cui l’hanno trascinata i passati governi.

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