Conte festeggia i 50 anni di “Azzurro”, la canzone italiana più amata (video)

15 Giu 2018 15:19 - di Redazione

«Mi resi conto subito che era una bella canzone, poi quando seppi che l’avrebbe cantata Andriano Celentano capii che era destinata al successo». Paolo Conte festeggia in questi giorni, sul palco delle Terme di Caracalla, i 50 anni di  Azzurro, il brano di cui è autore che fu portato al successo nel 1968 da Celentano e che fu poi inciso anche da Conte nel 1985 nel suo primo album live Concerti.

Il successo del brano nel 2007 è stato anche certificato da un sondaggio promosso dal sito della Società Dante Alighieri, che l’ha collocato al primo posto tra le canzoni italiane più famose e cantate nel mondo, spodestando persino Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. «In realtà negli ultimi anni, dai resoconti che mi mandano, Azzurro, almeno in Italia, è stata superata da Via con me», ammette Conte, che, intervistato dall’Adnkronos, si lascia andare a una confidenza: la canzone fu scritta da lui insieme a Michele Virano e ha il testo di Vito Pallavicini, ma «su questo – spiega il cantante – meglio che non dica niente, perché potrei avere problemi legali: vi dico solo che io all’epoca era iscritto alla Siae solo come autore di musiche».

La canzone incisa da Celentano uscì nel maggio del ’68, in pieno Maggio francese: «Io l’avevo scritta nel ’67, un anno prima. E nel ’68 non vissi quello che vivevano i ragazzi più giovani di me. Io già lavoravo in ufficio con mio padre. E poi io non ho mai voluto dare messaggi con le canzoni, ho sempre messo in musica dei “bozzetti” di vita…», spiega il cantautore. Il segreto del successo di Azzurro? «Forse la mia insistenza perché il brano mantenesse un sapore antico. Volli aggiungere sotto la voce del cantante anche tre mandolini. Tutte le mie canzoni nascono con questo spirito: scrivere una musica un po’ fuori moda, un po’ segreta, che vada a cercare in fondo a noi le risonanze della nostra identità…». Quanto a una definizione del suo stile, torna a quella coniata tanti anni fa per far fronte alle domande dei critici francesi: «Confusion mentale fin de siècle», ride.

In anni recenti Azzurro è stato proposto da qualcuno anche come inno d’Italia al posto di quello di Mameli, ma Conte non condivide l’ipotesi: «Per carità, come autore mi avrebbe fatto piacere ma se avessi dovuto dare il mio parere avrei detto di no, perché Azzurro non è un inno». A volte però il brano è stato preso in prestito anche per celebrare gli Azzurri di calcio. Ma nel cinquantennale dall’uscita, Azzurro si ritrova senza Azzurri ai Mondiali di Russia: «Il mondiale me lo godrò lo stesso – assicura il musicista, appassionato di calcio – quest’anno tiferò Brasile…». 81 anni compiuti e tante date live in Italia e all’estero in programma anche con questo nuovo spettacolo dedicato al cinquantennale di Azzurro, Paolo Conte ammette «da Capricorno», di avere «un rapporto teso con il tempo»: «Ma credo che anche da vecchi si possa vivere bene. Non si sta bene solo da giovani». Del rapporto con la contemporaneità aggiunge: «Tante cose del mondo nuovo non riesco a decifrarle. Ma la cosa in cui ripongo fiducia è la tecnologia usata a fine di bene, come nella medicina. Io però non sono affatto tecnologico. Non ho neanche il telefonino».

Artista, ma anche avvocato («civilista, ormai in pensione», scandisce), Conte racconta di avere «ogni tanto nostalgia della professione forense: quando soffro di insonnia mi invento diatribe da risolvere». Quando lo paragonano ai grandissimi della storia della musica si schermisce: «Mi sento come un trifoglio in un campo di quadrifogli». A chi gli chiede quale musica ascolti oggi e quale rapporto abbia con le nuove tendenze hip hop, risponde: «Io ascolto il jazz anni ’20 e tanti concerti di musica classica sul canale di Sky dedicato». Infine, non si sottrae a una battuta sul festival di Sanremo e sull’annuncio dell’accordo per un Baglioni bis nel 2019: «Del festival di quest’anno ho visto pochi frammenti. Non sono in grado di dare un giudizio, ma mi è sembrata un’edizione fluida». Ci andrebbe mai a Sanremo? «Non ho una canzone per Sanremo e se l’avessi non la presenterei perché non amo i rischi delle gare…», dice con la consueta schiettezza. Dai due concerti di Caracalla, uno tenuto ieri sera, uno in programma stasera, nascerà un album live che uscirà nel prossimo autunno, ma il progetto “50 anni di Azzurro” (con una scaletta che è un percorso nei suoi quasi 60 anni di carriera, da Azzurro a Via con me, da Messico e nuvole a Ratafià) lo vedrà protagonista sui palchi italiani ed europei fino alla fine dell’anno.

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