Strage in Florida: siamo sicuri che la colpa sia delle armi e non dei social?

giovedì 15 febbraio 12:45 - di Mario Aldo Stilton

Prendetevela con Facebook, con Twitter, con Instagram non con le armi. Prendetevela con la stupidità dei social, con la follia dei social, con l’ossessione dei social: fucili o pistole c’entrano poco o nulla con il ripetersi di stragi. Forse è difficile da capire, ma non è così difficile da spiegare. Non sono né possono essere le armi a produrre dementi o disturbati o frustrati. Perchè le armi non posono provocare stragi se sono in casa, in una vetrina, nel sottoscala, nel cassetto. Non decidono di andare a colpire innocenti ragazzi, le armi. Per commettere una strage, per pianificarla, ci vuole o una affiliazione terroristica o una mente malata. Dicono: ma la facilità di avere, trovare o comprare un’arma è un bell’incentivo. Può darsi. Ma, per caso, a qualcuno risultano stragi nelle scuole o nelle piazze delle località più malfamate del vecchio West da parte di qualche folle? Nossignori. Epppure altroché se di armi in casa ce n’erano e i criminali alla Jesse James altroché se affascinavano le popolazioni locali. Così come non si è mai letto o saputo di stragi perpretate da malati di mente nelle scuole o nelle piazze delle città delle antiche civiltà guerriere. Perchè per l’appunto non è l’arma in se a fare il danno, ma la persona. E se questo non accadeva prima quando la società aveva in se i germi della violenza più cruda e accade adesso quando siamo bombardati dal messaggio di pace e tolleranza, una domanda sul ruolo (devastante?) dei social ce la vogliamo porre, o no? Il 19enne Nikolas Cruz che ha compiuto quest’ennesima strage di studenti in un campus di Parkland, ricca cittadina della Florida, aveva il suo profilo Facebook, Instagram, Twitter, eccetera eccetera? L’aveva, eccome. E infatti dalle foto che la polizia ha mostrato si gingillava con armi da taglio e da sparo. Postava, come si dice oggi, sul suo profilo ciò per cui voleva esser conosciuto, magari ammirato, sicuramente temuto. Un giovane con chiari problemi di socialità e ancor più chiari problemi psichici. Ebbene, senza quella “necessità” di dover dimostrare a tutti i suoi “contatti” di essere duro, spietato, deciso e quant’altro, senza quella maniacale esibizione fotografica di armamenti e di cattiveria, avrebbe deciso di agire comunque? Avrebbe comunque programmato la strage se la sua mente malata non avesse pensato di dover dimostrare a chi, magari, sul social lo sfotteva o lo sbeffeggiava di essere davvero spietato, di essere un vero duro? Poniamocela questa domanda invece di appecoronarci sul già detto, sul già visto e sul già sentito: c’entrano qualcosa i social con questa esplosione di violenza incontrollata e imprevedibile? Su, pensiamoci.

 

 

 

Commenti

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  • Amilcare De Risio 16 febbraio 2018

    It will be death penalty in Florida.
    If same attorney will prove some kind of mental
    problem he will get life in prison with no parole

  • Orlando Portento 16 febbraio 2018

    CONCORDO IN PIENO.

  • 15 febbraio 2018

    No problem his life will be terminated…I feel very sad for the parents who lost their children.

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