A volte ritornano: Tavecchio potrebbe conquistare la Lega Calcio. Ecco chi lo sostiene

23 Gen 2018 19:35 - di Redazione
tavecchio

A volte ritornano. Potrebbe capitare  a Carlo Tavecchio, dimessosi  dalla Federcalcio dopo la mancata qualificazione  della Nazionale ai Mondiali e ora, a quanto pare, in procinto di diventare presidente della Lega Calcio, commissariata da nove mesi. Ieri è andato vicino all’elezione, con il presidente della Lazio Claudio Lotito suo forte sponsor. Venerdi prossimo potrebbe essere la volta buona, con la “mediazione” del presidente del Torino Urbano Cairo. Sarebbe lui, infatti, il grande regista dell’operazione, articolata su tre parti: l’accordo con Lotito, l’attuale commissario Tavecchio (il cui mandato scade il 29) nel ruolo di presidente e in quello di amministratore delegato lo spagnolo Javier Tebas, attualmente presdente della Liga. Si parla già del “Piano Cairo” per uscire dalla crisi, a cui le venti società di Serie A potrebbero dire sì, su spinta anche del Coni che non vede l’ora che si chiuda lo stallo nell’esecutivo del calcio.

Retroscena di questo gioco di poltrone c’è la battaglia per i diritti tv. La Lega della Serie A “ha deliberato all’unanimità di non accettare alcuna offerta e di dar corso alla trattativa privata” per i diritti tv per il triennio 2018-2020. Sono state ricevute 5 offerte da altrettanti broadcaster, e un’offerta da parte di un intermediario indipendente. La trattativa privata, invece, ha “l’obiettivo di ottenere non meno del prezzo minimo complessivo già previsto dal relativo bando”, che equivale appunto a 1,05 miliardi di euro per i pacchetti principali e opzionali. Qualora le trattative private non andassero a buon fine, conclude il comunicato letto ieri da Tavecchio, la Lega “si riserverà di valutare l’offerta presentata dall’intermediario indipendente”. L’Assemblea è convocata per venerdì prossimo alle 11 per discutere della governance interna, e alle 15 per deliberare, appunto, sull’assegnazione dei diritti televisivi.

Commenti

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  • Giovanni 24 Gennaio 2018

    E perché no a quanto risulta in italia dai tempi di mani pulite dei condannati in via definitiva per corruzione il 40% rimane in attività.
    Lui che è esclusivamente incompetente che male fa in paragone.