Nell’Italia di Renzi si licenzia e non si assume. Lui aveva promesso il contrario

19 Ott 2016 9:40 - di Gabriele Alberti
lavoro

L’Inps ha certificato il flop assoluto della politica economica di Renzi. C’è poco da stare allegri. La riduzione degli sgravi contributivi sui contratti a tempo indeterminato ha pesato come un macigno sulle nuove assunzioni stabili: nel primi 8 mesi dell’anno, infatti – si legge sull’Osservatorio sul precariato pubblicato dall’Inps – le assunzioni a tempo indeterminato sono state 805.168, con un calo del 32,9% rispetto allo stesso periodo del 2015 quando lo sgravio contributivo era totale. Mentre si esaurisce l’effetto sgravi sulle assunzioni, crescono i licenziamenti e si riducono le dimissioni volontarie. Tra gennaio e agosto i licenziamenti complessivi sui contratti a tempo indeterminato sono passati da 290.656 del 2015 a 304.437 (+4,7%) quest’anno ma tra questi crescono soprattutto i licenziamenti individuali per ragioni disciplinari, ovvero quelli sui quali è intervenuto il Jobs Act con il contratto a tutele crescenti, mandando in pensione per i nuovi assunti la possibilità di reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiusto. Continua a crescere l’utilizzo dei voucher con 96,6 milioni di buoni per il lavoro accessorio dal valore nominale di 10 euro venduti nei primi otto mesi del 2016 (+35,9%) in attesa di capire che succederà con la stretta sulle sanzioni in caso di mancata comunicazione da parte di imprese e professionisti sull’utilizzo dello strumento. Nel complesso le nuove assunzioni effettuate nei primi otto mesi del 2016 (comprese quelle a termine) nel settore privato escluse le colf e gli operai agricoli sono state 3.782.043 con un calo dell’8,5% sullo stesso periodo del 2015. Il calo si registra soprattutto sulle nuove assunzioni stabili (-32,9%) e sulle trasformazioni da contratti a termine, passate da 310.035 a 200.208 (-35,4%) mentre le trasformazioni in apprendistato restano sostanzialmente stabili a 54.000.

Rampelli: “Poletti dovrebbe dimettersi”

Si sta confermando quello che il centrodestra contesta da sempre. Si paventava il rischio che il Jobs act determinasse solo un riciclaggio di posti di lavoro. Ed è effettivamente così.  Tutto poi tende a complicarsi ulteriormente a causa della successiva riduzione degli incentivi e del diffuso ricorso ai voucher, che sono l’emblema del lavoro precario. «”I nuovi dati dell’Inps, che confermano i numeri di qualche settimana fa, dimostrano la totale inadeguatezza delle politiche per il lavoro. Senza che ce ne fossimo resi conto, hanno effettuato un’altra modifica della Costituzione, senza sottoporla a referendum: L’Italia da repubblica fondata sul lavoro è diventata una repubblica fondata sul voucher e sul precariato», commenta il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale alla Camera dei deputati, Fabio Rampelli.  «Il ministro Poletti dovrebbe dimettersi di fronte a questo ennesimo fallimento».

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *