Russia, italiano denunciato per botte al figlio adottivo. La storia non convince

1 Apr 2016 16:04 - di Ginevra Sorrentino

Una storia che ha dell’incredibile: nel senso letterale del termine. Perché è davvero difficile pensare che un essere umano dotato di buon senso si sottoponga all’estenuante e dolorosa trafila dell’adozione per arrivare poi al momento conclusivo e compromettere tutto. E invece è proprio quanto si addebita a un cittadino italiano, Odesio Manarin, denunciato per percosse perché avrebbe malmenato un bambino russo di 8 anni dopo aver firmato i documenti necessari per finalizzare l’adozione del minore.

Russia, percosse al figlio adottivo?

Una vicenda su cui sono necessari ulteriori chiarimenti e che ancora non ha messo tutti i tasselli al loro posto ma che, per certo, è avvenuta a Volgograd. Stando alle informazioni diffuse dai media russi, l’uomo al centro dell’episodio sarebbe un agente della polizia municipale residente a Vajont, nella provincia di Pordenone. Manarin, che è accompagnato dalla moglie, nega di aver picchiato il ragazzo, spiegando di aver solo cercato di impedire che il bambino finisse in mezzo a una strada trafficata. Il piccolo – che pare abbia problemi psichici – è stato ad ogni modo affidato ai servizi sociali e la custodia è stata sospesa sino a quando il giudice non chiarirà le circostanze dell’incidente. La coppia è assistita dal consolato di Mosca che è stato subito informato dei fatti ed è in costante contatto con i connazionali.

Le parole del sindaco in difesa del genitore adottivo

E a difesa di Odesio Manarin, e a garanzia della sua correttezza, è intervenuto in queste ore anche il sindaco Corrado Della Mattia, per due mandati anche assessore provinciale alla Viabilità. «Siamo parlando di una persona esemplare – ha detto con fermezza il primo cittadino –: un uomo che ha sempre fatto della conciliazione il principio guida della propria professione, mettendo sempre in primo piano i rapporti interpersonali. Un uomo – ha aggiunto – che da adulto ha conseguito due lauree, e che sta inseguendo da molto tempo il sogno di adottare questo bambino. Secondo quanto mi ha riferito prima di partire – ha quindi proseguito Della Mattia –, era persuaso che questa volta fosse quella buona per perfezionare l’arrivo in Italia del bimbo. Per lui e la moglie questa era diventata la principale ragione di vita: stiamo parlando di un bimbo che ha avuto straordinarie disavventure, un orfano per il quale Odesio stravede e per il quale sta facendo ogni cosa per portarlo nella propria abitazione friulana, consapevole delle difficoltà cui andrà incontro per le patologie che affliggono il piccolo».

Il sospetto di un «ritorno economico dalla vicenda»

Un’adozione difficile quanto generosa, quella perseguita dai coniugi Manarin, delle cui complicazioni il futuro padre adottivo aveva parlato proprio con il sindaco. «Purtroppo – ha allora concluso il primo cittadino – Odesio mi aveva già messo al corrente delle incredibili difficoltà che la burocrazia russa aveva opposto alla conclusione dell’iter. Nonostante questo, non si è mai perso d’animo e adesso aveva chiesto un periodo di ferie per raggiungere il traguardo tanto inseguito. Nessuno può pensare che stesse picchiando quel bimbo che sta cercando disperatamente di adottare da anni: se dice che voleva scongiurare che lo investissero delle auto, dobbiamo credergli. In tutti noi si fa forte il sospetto che qualcuno voglia ulteriormente mettere i bastoni tra le ruote per evitare che il progetto di adozione si concretizzi, magari cercando di conseguire un ritorno economico dalla vicenda».

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