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Svezia, la femminista: «La maternità surrogata? È prostituzione…»

Svezia, la femminista: «La maternità surrogata? È prostituzione…»

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Ci sono 2 commenti

  1. Marcello Pili ha detto:

    …Se tu chiedi ad un uomo o una ad una donna ( ammesso che capisca di cosa gli stai parlando) “sei d’accordo con la pratica della maternità surrogata?” è probabille che ti dica un NO grande come una casa, facendo leva su ragionamenti apparentemente ineccepibili: Non è giusto sfruttare le donne che per povertà si prestano a soddisfare la voglia di un figlio biologico di coppie alle quali il destino ha negato la possibilità di essere genitori (per non parlare poi se a desiderarlo sono addirittura coppie gay!).
    O ancora ti diranno “ ma con tutti i figli abbandonati negli orfanotrofi di tutto il mondo c’è bisogno di andare a pagare una donna che te lo farà solo perchè ha un disperato bisogno di soldi?…
    O peggio “se cosi ha voluto Dio perchè forzargli la mano per quanto ha scritto per te?”…

    Ma la vera domanda in realtà dovrebbe essere “ritieni sia plausibile consentire che una donna possa scegliere volontariamente e per spirito altruistico di consentire a che un altra donna possa coronare il suo sogno di diventar madre? (come farebbe senz’altro una sorella, una madre, una cugina o un amica del cuore o persino donne sconosciute come avviene in tante Nazioni del mondo libero del quale il libro di Serena Marchi da voce) senza che una legge dica che questo in Italia è invece un grave reato da punire con il carcere?

    …E occorrerebbe chiedere agli inorriditi dalla GPA che vorrebbero ascriverla a reato universale “chi sei tu per dire che una donna non ha il diritto di farlo e perchè deve esistere una legge che punisce severamente in Italia la GPA, mentre tutto ciò è legale ad un ora d’aereo da qui in molte Nazioni non meno progredite della nostra?

    Una donna ha il diritto, (e esiste una legge che glielo consente) di abortire se lo ritiene necessario, (e questo è stato considerato una conquista del principio di autodeterminazione femminile), ma la stessa donna non ha il diritto di autodeterminarsi in merito alla volontà di portare avanti una gravidanza per un altra donna che non può metterlo al mondo perchè una malattia gliel’ha impedito…

    I “difensori delle donne” a tutti i costi (come se appunto le donne non siano capaci di decidere per se stesse) si scandalizzano del fatto che si possa pagare una madre surrogata, come se nove mesi di gravidanza e il tempo per riprendersi dopo il parto possano anch’essi essere donati senza che per la gestante non ci siano spese mediche, rinuncia al lavoro, impegno fisico e rischio di complicanze.

    Credo che in Italia ci sia un grosso problema di comunicazione su questo tema

    1. Francesco Storace ha detto:

      però se devi scrivere tutte queste righe, il problema di comunicazione nel sostenere quella tesi è ancora più evidente

3 Marzo 2016 alle 13:32