«I figli non sono oggetti». L’anatema di Bagnasco contro le adozioni gay

14 Mar 2016 19:23 - di Redazione

Un’Italia che deve uscire dal pantano della litigiosità per occuparsi, “giorno e notte” delle “emergenze”: la famiglia e il lavoro. Un Paese dove occorre interrogarsi sul perché dei giovani, “per una disperata noia di vivere”, possano commettere un “raccapricciante delitto”, come quello accaduto a Roma qualche giorno fa. E ancora: una politica che sbaglia quando indebolisce la famiglia con “omologazioni infondate”, creando “di fatto delle situazioni paramatrimoniali”. E infine il dito puntato contro la “deriva individualista” che vede i figli come oggetti e non come soggetti di diritti. È come sempre una disamina dei problemi del Paese a trecentosessanta gradi quella contenuta nella Prolusione del Presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, al Consiglio Permanente in corso a Genova. Affondo dunque sulle unioni civili ma soprattutto sulla stepchild adoption: «L’amore non giustifica tutto e i bambini hanno diritto ad un padre e ad una madre», ribadisce il cardinale. I piccoli non possono “diventare oggetto di diritto per nessuno, poiché non sono cose da produrre”. E sottolinea che “certi cosiddetti diritti risultano essere solo per i ricchi alle spalle dei più poveri, specialmente delle donne e dei loro corpi”.

Il richiamo di Bagnasco ai politici, Vendola compreso

Parole durissime che arrivano dopo il recente annuncio di Nichi Vendola proprio su questo tipo di paternità; caso non citato espressamente dal cardinale ma certamente evocato. Sullo sfondo del discorso di Bagnasco ci sono anche i grandi temi di attualità internazionale, primo tra tutti il dramma dei migranti. «Che spettacolo dà di sé l’Europa? Può l’Europa, culla di civiltà e diritti, erigere muri e scavare fossati?»: sono le domande che si pone il presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Bagnasco sottolinea che “la vigilanza intelligente è doverosa”, “la strategia di integrazione non è facile, ma la Casa europea e le stesse Nazioni Unite stanno affrontando tale cataclisma umanitario con lungimiranza ed efficacia?”. Non manca un tema delicato come quello della pedofilia da parte di persone del clero, anche perché tra i temi principali analizzati negli ultimi mesi dalla Cei c’è proprio la formazione dei sacerdoti. Il cardinale Bagnasco ricorda che i vescovi italiani “sono stati tra i primi a mettere in essere con rigore le indicazioni della Santa Sede in ordine all’accertamento degli addebiti e all’erogazione delle pene, e hanno rafforzato le strutture di recupero nonché i criteri di prevenzione”. Ma chiede che il fenomeno non infanghi tutti i sacerdoti che invece spendono la loro vita accanto e al servizio della gente. «Fermo restando tutto questo, riconosciamo e condividiamo – sottolinea infatti Bagnasco – la generosità del nostro clero, che si spende ogni giorno accanto a tutti e a ciascuno con disinteresse e trasparenza». Infine, proprio all’inizio del suo discorso, Bagnasco rinnova a Papa Francesco gli auguri per il terzo anno di pontificato e annuncia che sarà Bergoglio, come anche è accaduto in questi anni passati, ad aprire l’assemblea generale della Cei di maggio. E l’arcivescovo di Genova assicura anche, a nome di tutti i vescovi, “leale obbedienza”. Un messaggio di affetto ma anche forse lanciato per superare definitivamente alcune polemiche, in realtà emerse solo sulla stampa, sulla mancata partecipazione del Papa al Congresso eucaristico Nazionale che si terrà proprio a Genova a settembre. È vero che accade raramente ma è anche vero che l’appuntamento si inserisce nell’Anno del Giubileo nel quale il Papa, per i troppi impegni, aveva preannunciato una sospensione delle visite pastorali in Italia.

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