Putin attacca la Turchia: “jet abbattuti per difendere il petrolio dell’ISIS”

1 Dic 2015 8:38 - di Redazione

È arrivato in ritardo a Parigi per evitare di incontrarsi per caso nei corridoi o nella sala conferenza con Recep Erdogan. Vladimir Putin ha preso tutti gli accorgimenti possibili, saltando l’inaugurazione della Conferenza sul clima e la fotografia dei capi di Stato. Il rischio di uno scontro verbale pubblico col presidente turco è stato cosi ridotto al minimo. Gli organizzatori del summit hanno accuratamente tenuto i due contendenti ben lontani ai vari tavoli dei lavori ed assegnato loro stanze diverse per i colloqui coi colleglli. Ma lo scontro c’è stato, e duro, con uno scambio di battute al vetriolo. Putin ha infatti rincarato la dose affermando che «La Russia ha motivo di sospettare che il suo jet sia stato abbattuto «per assicurare forniture illegali di petrolio dall’Isis alla Turchia. Difendere i turcomanni, aggiunge a proposito della linea ufficiale della Turchia, è solo un pretesto».

“Turchia difende ISIS”: l’accusa della Russia è fortissima

Putin sostiene di aver ricevuto «recentemente» nuovi rapporti d’intelligence che mostrerebbero un traffico di petrolio dai tenitori controllati dall’Isis alla Turchia «su scala industriale». Insomma, altro che incontro distensivo per parlare «dell’incidente» e provare «a ricucire le relazioni fra i due Stati», come aveva proposto il presidente turco nei giorni scorsi. Le parole del presidente russo hanno suscitato l’immediata reazione della controparte: Erdogan – riporta l’agenzia russa Tass – ha detto di essere pronto a dimettersi se le dichiarazioni di Putin fossero confermate. «È immorale – ha tuonato con la stampa intemazionale a Parigi – accusare la Turchia di comprare il petrolio dall’Isis. Se ci sono i documenti, devono mostrarli, vediamoli. Se questo viene dimostrato, io non manterrò il mio incarico. E dico a Putin: lui manterrà il suo?».

Mosca ha approvato nuove sanzioni contro Ankara: Obama prova a mediare

In ogni caso il botta e risposta coincide con il varo da parte del governo russo delle prime sanzioni economiche contro Ankara: bando su frutta e verdura, stop ai voli charter e ai pacchetti turistici, oltre al ripristino dei visti e al divieto di assumere manodopera turca dal primo gennaio decretati sabato da Putin. Erdogan avrebbe inizialmente voluto sfruttare questa occasione parigina per chiarirsi col capo del Cremlino, che gli ha negato sia un incontro tete-a-tete sia conversazioni telefoniche. L’americano Barack Obama – racconta “il Mattino” –  ha avuto un buon approccio col presidente russo, tastando il terreno per una mediazione fra i due. Dopo aver espresso «dispiacere» per la morte del pilota del bombardiere federale SU-24 abbattuto da un F 16 turco al confine con la Siria 8 giorni fa, il capo della Casa bianca ha evidenziato che gli Stati Uniti sostengono una piena “de-escalation” tra i due Paesi vicini. Ossia: finitela di litigare, perché il vero nemico è lo Stato islamico, che insieme dobbiamo smantellare. Sul capitolo Siria russi ed americani hanno concordato la necessità dell’inizio di un processo politico. Qui le differenze restano: Obama non vede un futuro per il presidente siriano Bashar al-Assad, mentre Putin vuole che sia il popolo a decidere sulla questione.

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