Mafia Capitale, Carminati “folgorato” da Marino: meglio lui di Alemanno

16 Dic 2014 13:42 - di Girolamo Fragalà

La cupola. Mafia capitale. I legami tra politica e malavita. Gli affari. La pioggia di denaro. Trenta denari, il tradimento. Le ricostruzioni, le conferenze stampa. E lui, Massimo Carminati, l’ex terrorista Nar, arrestato mentre era in auto, considerato il personaggio-principe. Il video di quando è finito in manette. Gli altri arresti, le dimissioni degli esponenti del Pd. Ma nella fantasia collettiva, grazie soprattutto ai titoloni sui giornali, Carminati – essendo il nero – era amico di Alemanno, come se fosse tutto collegato, tutto scontato, tutto già scritto. Poco alla volta la verità sta venendo a galla, non c’è collegamento politico, non c’è connivenza. Anzi, Carminati ne diceva di cotte e di crude su Alemanno, non lo sopportava, non ne aveva stima. Parlava male persino del figlio. Mentre per il nuovo sindaco di Roma, Ignazio Marino, una valanga di elogi

L’intercettazione su Alemanno

Come riporta Libero, in una delle intercettazioni più interessanti dell’inchiesta (datata 13 giugno 2013), in un colloquio con Paolo Pozzessere, ex direttore commerciale di Finmeccanica, Carminati si esalta parlando di Ignazio Marino. Il primo passaggio è contro Alemanno: «Non ha fatto un cazzo, là non capiscono un cazzo, si è circondato di una banda di cialtroni. Il sindaco deve fare una cosa, fasse la squadra e basta, capito?». Evidentemente la squadra di cialtroni non era di suo gradimento, il che la dice lunga sul rapporto tra Carminati e i collaboratori dell’ex sindaco, un particolare che dovrebbe far riflettere. E a riflettere dovrebbero essere soprattutto coloro che costruiscono i teoremi sui grandi giornali.

L’intercettazione su Marino

Il nuovo inquilino del Campidoglio, invece, è di tutt’altra pasta, secondo il giudizio di Carminati: «Lo stanno sottovalutando, è una persona che ha fatto 300 trapianti, ha diretto un polo importante, dico, e tu vedi che comunque è uno che sa fare squadra. Lo sottovalutano – continuava Carminati – perché non vuole fare parte dell’apparato. Comunque, peggio di Alemanno non può fa. Poco ma sicuro…».

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