La Bonino se ne vada. Perché il suo fallimento sui Marò è una ferita troppo dolorosa

13 Gen 2014 15:30 - di Francesco Signoretta

C’era chi la voleva alla presidenza della Repubblica e chi alla presidenza del Consiglio, chi la considerava un simbolo e chi la elogiava per qualsiasi parola dicesse. Nell’immaginario collettivo la Bonino andava sempre “oltre”: oltre i partiti, oltre gli schieramenti, oltre gli schemi, oltre le logiche di parte. Era “Emma” e basta, come veniva chiamata per dare una sensazione di familiarità. Ma alla prima prova concreta e difficile – la vicenda dei Marò – ha fallito e anche di brutto, perché non si può spendere una vita urlando il suo “nessuno tocchi Caino” e poi restare inerme nel momento in cui due nostri soldati rischiano grosso in India. Sono trascorsi mesi e mesi senza che accadesse nulla, senza che si muovesse una foglia e «l’iniziativa forte» è spuntata solo adesso, quando tutto è precipitato e il governo ha scoperto di avere l’acqua alla gola. Ma, proprio mentre si è rischiato il burrone, nei giorni più caldi la Bonino è rimasta zitta. Anzi, ha fatto e parlato di tutto, eccetto dei Marò: uno schiaffo, una prova di indifferenza che fa male al Paese. Ed è per questo che la stragrande maggioranza degli italiani non vuol più pronunciare il nome di Emma, la delusione è stata troppo forte. Il governo Letta (come il governo Monti) non ha mai alzato la voce, non ha sollecitato l’intervento dell’Onu, ha messo la testa sotto il cuscino. E la Bonino, proprio mentre nei giorni in cui si diffondevano le voci sul rischio della pena di morte per i Marò, non ha aperto bocca, nemmeno una frase di solidarietà. Ha preferito parlare della candidatura dei Giochi Olimpici del 2024, è andata in Senegal per un colloquio sulla condizione femminile, si è dilungata sulla “competizione globale” con i rappresentanti di 50 multinazionali, è volata a Parigi per la riunione del gruppo degli amici della Siria e in Sierra Leone – paradosso dei paradossi – per schierarsi contro la pena di morte. Tutte cose importanti, sia chiaro. Ma la priorità, nei giorni scorsi e in questi giorni, era la sorte dei nostri militari in India. Una vicenda che fa male e che provoca grandi emozioni nell’opinione pubblica e nella politica. Proprio per questo la Bonino dovrebbe prendere atto del suo fallimento e trarne le conclusioni. Altrimenti rischia di essere messa sullo stesso piano della Sgrena, che sui Marò è stata la peggiore.

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