A Kiev repressa la protesta pro-Ue. L’Ue: «L’Ucraina rispetti la libertà d’espressione»

30 Nov 2013 13:56 - di Valeria Gelsi

Ha scelto twitter il commissario Ue all’Allargamento, Stefan Fule, per lanciare il suo appello alle autorità ucraine: «Si sono trattenute dalla firma dell’accordo di associazione, ma non dovrebbero trattenersi dal rispetto delle libertà di assemblea e di espressione». La richiesta Ue di rispettare i diritti civili dei manifestanti pro-Ue arriva all’indomani di una notte di sgomberi e manganellate da parte della polizia, a Kiev. Il bilancio dell’operazione contro la protesta è stato di una trentina di arresti e decine di feriti, forse cento. I manifestanti ormai da una decina di giorni protestavano contro la decisione del governo di sospendere l’accordo di Vilnius per l’associazione e libero scambio tra Ucraina e Unione europea, preparato per anni e considerato storico ma inviso alla Russia. L’operazione in piazza Maidan è scattata intorno alle 4.30 del mattino, quando era rimasto sì e no un migliaio dei circa 10mila manifestanti della giornata. Secondo quanto hanno raccontato alcuni testimoni, gli agenti delle forze speciali “Berkut” in assetto antisommossa erano tantissimi, forse duemila, e sono intervenuti con manganelli, caschi e scudi. Stamattina, in una piazza in cui ormai non c’erano più manifestanti, era rimasto un presidio di circa cento agenti e cinque autobus pieni di “teste di cuoio”. Gli europeisti, un centinaio, si sono spostati un chilometro più in là, nella piazza antistante il monastero di San Michele. Una rappresentante della polizia, Olga Bilik, ha detto in un’intervista a una tv locale che l’intervento delle forze speciali è stato causato dal “lancio di lattine” da parte di alcuni dimostranti contro degli operai che stavano iniziando ad allestire le decorazioni natalizie. Ma per l’opposizione non ci sono scuse che tengano. Arseni Iatseniuk, capogruppo del partito “Patria” di Yulia Tymoshenko, ha chiesto immediatamente le dimissioni del ministro dell’Interno, Vitali Zakharcenko. E contro la violenta repressione della manifestazione europeista si sono levate anche diverse voci della comunità internazionale: già in mattinata, oltre all’appello del commissario Ue, sono arrivate le ferme condanne dell’ambasciatore Usa e dei ministri degli Esteri di Svezia e Lettonia.

 

 

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