La Cassazione “esalta” il Pride e dà torto a un “gay per caso” finito in tv

29 Ott 2013 21:21 - di Corrado Vitale

Di disgrazie , nella vita, ne possono capitare parecchie. A parte quelle più tragiche, si può scivolare su una buccia di banana, si possono  calpestare gli escrementi solidi dei cani e poi devastare  il tappeto di casa, si può vedere  la propria macchina incendiata da una molotov dei No Tav. E  si può anche, passeggiando per i fatti propri,  imbattersi in un Gay Pride ed essere ripreso dalle telecamere della tv di Stato . Chi dovesse vivere un piccola disavventura del genere, potrebbe forse non avere il diritto al risarcimento, ma certo avrebbe  tutti i motivi per essere un po’ imbufalito. È tale però il politically correct che devasta il buon senso comune, che neanche questo diritto è riconosciuto dalla Corte di Cassazione . Ecco come la  Suprema Corte   si è espressa sul  Pride perché un signore si è sentito diffamato dalle riprese Rai che lo hanno casualmente coinvolto: «Un evento come il Gay Pride, unitamente al costume sessuale che esso rappresenta, è in sé del tutto lecito e privo di qualsivoglia profilo di intrinseca negatività, come invece sembra adombrare il ricorrente, laddove evoca l’onere e il decoro».

Gioisce, manco a dirlo, Franco Grillini, presidente  di Gaynet Italia: «Si tratta di un pronunciamento importante che fa piazza pulita delle polemiche che da sempre gli omofobi alimentano attorno alla principale manifestazione della comunità lgbt che si tiene ogni anno in Italia e nel mondo e che coinvolge milioni di persone non solo omosessuali». E poi una considerazione  dir poco stravagante: «Nel Pride nel nostro Paese sono coinvolte almeno una decina di città medio grandi e anche qui da noi la manifestazione ha ormai le caratteristiche di tante altre ricorrenze come il primo maggio o l’8 marzo».  Davvero  il Pride è come il primo maggio o come l’8 marzo? Chissà cosa penserebbe un giudice della Suprema Corte se dovesse capitare a lui di essere casualmente ripreso a un simile evento. Se fosse  un progressista convinto, sarebbe probabilmente contento. E,  se invece del Gay  Pride, fosse una manifestazione del Pdl a sostegno di Berlusconi? State pur certi che, dal Palazzaccio, si leverebbe una bufera capace di far tremare tutto il Palazzo di viale Mazzini,  Gubitosi e Cavallo compresi.

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