Tutti contro la riforma della Fornero

mercoledì 11 aprile 20:31 - di

Diceva qualche giorno fa Mario Monti che se tutti sono insoddisfatti della riforma del lavoro vuol dire che è stato trovato un punto di equilibrio. E se ne rallegrava: «Siamo convinti di aver fatto un passo nella giusta direzione». Ieri il premier avrà avuto modo di rallegrarsi ulteriormente: il disegno di legge è arrivato in Commissione Lavoro al Senato in un clima di ostilità, sia da parte di chi deve approvarlo in Parlamento sia da parte di chi poi dovrà applicarlo nel mondo del lavoro. Scontenta Confindustria. Scontenta Confcommercio. Scontenta la Cgil, nonostante sull’articolo 18 alla fine sia riuscita a spuntare un risultato. Scontento il Pdl e scontenti gli altri partiti, compreso il Pd che dice di condividere la linea del governo ma parla, con Pierluigi Bersani, di «qualche correzione da proporre». Scontento è apparso perfino Giorgio Napolitano, che ieri ha avvertito: «Serve un mercato del lavoro più trasparente, meglio regolato, più efficiente, ma anche – ha sottolineato – che crei le condizioni per più occupazione per i giovani».
Proprio la flessibilità in entrata, che poi significa per lo più occupazione giovanile, è uno dei temi caldi con cui il governo dovrà confrontarsi durante l’iter parlamentare. È anzi diventata “il” tema caldo. «Per quanto riguarda le assunzioni, e la flessibilità in entrata in particolare, vi è stato un appesantimento burocratico e un pregiudizio di sospetto», ha detto ieri Angelino Alfano, parlando di una norma che è «quasi un nemico dell’occupazione e non un incentivo». Ma il segretario del Pdl ha sottolineato anche «lo sbilanciamento» a favore della Cgil sull’articolo 18.
È andata così: dopo il lungo faccia a faccia con le parti sociali il governo aveva trovato un testo che soddisfaceva più o meno tutti, tranne la Cgil; la Cgil è riuscita, con i buoni uffici del Pd, a far modificare l’articolo 18 con la possibilità di reintegro anche per i licenziati per motivi economici, ovvero è riuscita a far irrigidire le norme per la flessibilità in uscita; il governo quindi è intervenuto anche sulla flessibilità in entrata, irrigidendo pure quelle con contratti che rendono troppo onerosa sia la flessibilità sia il tempo indeterminato. Confindustria non l’ha presa benissimo, il Pdl non l’ha presa benissimo e nemmeno la Cgil l’ha presa benissimo. E così si è arrivati alla giornata di ieri, in cui Susanna Camusso diceva che «reputiamo straordinariamente grave che tra il testo licenziato dal Consiglio dei ministri e il testo del ddl ci siano molte differenze». Anche il segretario dell’Ugl Giovanni Centrella ieri spiegava che il sostegno iniziale ora non è più possibile: «Ascolto molto i miei iscritti e posso assicurare che la riforma la posso spiegare in tutte le lingue, ma i lavoratori non la prendono bene».
Aprendo i lavori la Fornero ieri si è detta disponibile a delle modifiche, ha parlato di un testo che «non è definitivo» e sul quale «si può fare qualche miglioramento mantenendo l’equilibrio complessivo». «Il governo – ha ammesso – non ha la pretesa di sapere tutto». Tra le possibili modifiche ha indicato anche le norme sulla flessibilità in entrata. «L’esecutivo – ha però ricordato – ha lavorato due mesi e mezzo con le parti sociali e tutte si erano dichiarate favorevoli, salvo una e salvo ripensamenti». Salvo, piccolo dettaglio, le modifiche fatte dal governo a quel testo su cui tutti si erano detti d’accordo. Modifiche che ieri il ministro ha rivendicato, sostenendo che il passaggio sull’articolo 18 «non stravolge nulla» e auspicando che il testo sia approvato in tempi «sperabilmente rapidi». Epperò, ad oggi, si affaccia la possibilità che si debba ricominciare daccapo. Ieri sera al Senato sono stati sentiti in audizione Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Confindustria, i primi di una lista di 25 soggetti che saranno ascoltati da qui a martedì. Oggi i rappresentanti del mondo delle imprese saranno a colloquio con il Pdl, che ieri ha riunito il proprio tavolo sulla riforma. Si lavora a «una riscrittura» del testo in un senso di «profondo snellimento del provvedimento». «Concentreremo la nostra attenzione sulla flessibilità in entrata venendo incontro alle preoccupazioni di Confindustria e di Rete Italia, forze decisive per la possibilità di crescita», ha spiegato Fabrizio Cicchitto, mentre è stato Maurizio Gasparri a sottolineare che un altro tema dolente è «la criminalizzazione di alcune forme di impiego a partire dalle Partite Iva». Per gli emendamenti c’è tempo fino al 24 aprile: la commissione punta a chiudere l’esame del ddl la mattina del 2 maggio.

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