4 febbraio 2012 - 07:37

Ma la legalità esige uomini che rischiano

Flavia Perina

Giulio Andreotti si è scusato. «Sono molto dispiaciuto – ha detto – che una mia espressione di gergo romanesco abbia causato un grave fraintendimento sulle mie valutazioni delle tragiche circostanze della morte del dottor Ambrosoli». Io, aggiunge Andreotti, volevo solo «fare riferimento ai gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto con il difficile incarico assunto». La frase “incriminata” del senatore a vita è stata pronunciata durante un’intervista per la trasmissione La storia siamo noi, in onda ieri sera e dedicata a Giorgio Ambrosoli, il liquidatore dell’impero di Michele Sindona ucciso l’11 luglio del 1979, eroe civile di una delle stagioni più buie della politica e dell’economia italiana. «Perché Ambrosoli è stato ucciso?» ha chiesto l’intervistatore. «Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici – ha risposto Andreotti – certo è che se l’andava cercando».
Al di là della rettifica, la frase del senatore a vita dovrebbe essere dedicata a tutti coloro che, nella temperie politica di oggi, esprimono una qualche nostalgia per la Prima Repubblica, perché in quella sintesi dialettale e nelle sue derivazioni – “non andartela a cercare”, “te la sei cercata” – è riassunta tutta l’ambiguità di una politica che considerava i valori civili praticati (e non solo declamati dai palchi) una cosa da sciocchi, da temerari, da estremisti. In romanesco, il complemento inespresso della frase è “rogna”. Cercar rogna è sinonimo di andare a caccia di guai, con un atteggiamento provocatorio, bullesco, scioccamente intransigente. Ambrosoli non è il solo a essere stato giudicato, silentemente e per molti anni, “uno che se la cercava”. Lo stesso giudizio è stato dato in forme e modi differenti per altre vittime eccellenti della notte della Repubblica, a cominciare da Paolo Borsellino e Walter Tobagi: personalità molto diverse ma accomunate dal rifiuto di scendere a compromessi e dal coraggio di accettare le scelte rischiose che sempre sono connesse alla legalità e alla difesa della propria dignità. A tutti potrebbe in qualche modo adattarsi la scena-clou del film su Ambrosoli Un eroe borghese, girato nel ’95 da Michele Placido, dove l’avvocato milanese viene invitato a turarsi il naso per salvare la banca di Sindona, che poi riferisce ai suoi: «Noi l’osso glielo tiriamo. Bisogna vedere se viene fuori a rosicchiarlo». Ecco, Ambrosoli si rifiutò di “rosicchiare”, e altrettanto fecero Borsellino e Tobagi, tre galantuomini che rappresentarono un modo di fare, di comportarsi e più oltre una vocazione intellettuale improntata all’onestà e al rifiuto del modello compromissorio e familista che era dato per scontato a certi livelli di responsabilità e di potere.
Stupisce un po’, nella galleria di dichiarazioni più o meno indignate che hanno fatto seguito alle dichiarazioni di Andreotti, il sostanziale silenzio del Popolo della libertà. Il governo ha parlato per bocca del sottosegretario Mantovano, il gruppo di Futuro e Libertà si è espresso con una severa dichiarazione di Fabio Granata («Ambrosoli è stato un eroe che non si è fermato davanti alle minacce e alla violenza dell’Italia mafiosa, affarista e piduista. Andreotti, se vuole trovare l’esempio vero di chi se l’andava cercando, pensi a Salvo Lima e ai suoi rapporti organici e spregiudicati con Cosa Nostra»), ma mancano altre voci all’appello. Strano, in un centrodestra che si sbraccia a ogni riga di Italo Bocchino, a ogni battuta sui tacchi a spillo, a ogni fremito sui temi della giustizia. Eppure è proprio qui, nel giudizio su figure come quelle di Ambrosoli e nella loro spassionata difesa, che si gioca l’idea che il Paese, la politica, le istituzioni, hanno di sè. Giulio Andreotti, in fondo, appartiene a un passato che aveva come massimo slogan il “tirare a campare”, e la sua ricostruzione, il suo giudizio, le sue scuse, sono legate comunque alla storia della Prima Repubblica. La domanda che dovrebbe interessarci tutti non riguarda lui ma le istituzioni di oggi: c’è davvero discontinuità tra quel tipo di potere e l’Italia di oggi? Purtroppo crediamo di no. Anzi, crediamo che il tema sfugga del tutto alla attuale classe dirigente. Siamo arrivati al punto che di recente il ministro Gelmini ha indicato Mike Bongiorno come figura di riferimento da portare in tutte le scuole e da spiegare nell’ora di Educazione alla cittadinanza. Con tutto il rispetto per Mike, pensiamo che un centrodestra serio dovrebbe proporre piuttosto le storie di Giorgio Ambrosoli, insieme a quelle di Borsellino e Tobagi, servitori del dovere civico e non degli interessi di parte, figure-modello per un’Italia nuova dove il valore della legalità e dell’onestà dovrebbero costituire la regola e non la provocazione di chi “cerca rogne”.

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commenti dei lettori

Andreotti? non mi stupisco del suo scivolone sul letame. D'altronde non è l'unico che la pensa così e ha quella mentalità, parafrasando molto in generale sia a destra (quella di Berlusconi) che al centro come a sinistra (quella dei vecchi marpioni). E' lo specchio del peggiore passato, ma lo è anche di quello attuale. Che ci serva di esempio!!! Uno spirito rinnovatore di Nuova Destra deve fare a meno di queste menti deviate,sempre pronte a mascherare le verità, ad occultare lo spirito di legalità, cercando sempre un disgustoso compromesso fra bene e male per il proprio tornaconto, per il proprio partito/padrone, la propria lobby. Il rinnovamento parte da qui. Cominciamo a dire che sulla legalità come sulla dignità dei cittadini così sui valori civili, il compromesso non va cercato. Diciamo anche che se c'è un uomo che combatte le mafie, la criminalità organizzata, la criminalità finanziaria, questi va sostenuto, non discriminato o peggio lasciato solo. Prendere posizione su argomenti così inquietanti ed importanti è fondamentale. Se è importante la presenza dello Stato è altrettanto importante che i politici onesti facciano sentire la propria voce. Vietato sìa sottomettersi ad ogni potere occulto o deviato. Vogliamo un'Italia dove il conflitto di interesse sia messo al bando, chi è mafioso va in galera per sempre, chi ruba o commette un reato va in galera (indulgenza magari per chi ruba la mela per fame) , chi evade le tasse e contribuisce a generare debito pubblico la deve pagare e cara tanto da essere esempio deterrente per quella categoria di furbetti infami , chi ha subito condanne definitive o è socialmente impresentabile non può rappresentare nessuno in politica e non può amministrare la cosa pubblica, chi è corruttore o corrotto deve subire pena certa, chi dichiara falso in bilancio commette un reato. Questo non è giustizialismo ma garantismo dei cittadini onesti. Voi, manipolo di donne e uomini onesti, voi amici giornalisti del "Secolo d'Italia" (che per fortuna non è più quotidiano del PdL) e di "Fare Futuro", voi politici di una Nuova Destra di "Futuro e Libertà per L'Italia" fatevi sentire, perché chi di voi crede in una Italia migliore, in un ideale di società migliore, in una Nuova Destra Liberale e del Diritto e non anarco-imperial-aziendal-liberista-velinista-escortista, se urla sarà da noi ascoltato. Fatelo bene voi, prima che lo faccia qualcun'altro che la pensa diversamente da noi . Questo servirà certo a svegliare le coscienze degli elettori che a momento opportuno serviranno, eccome serviranno..... Vorrei essere più ironico per tediare meno, magari farci due risate e per essere capito meglio dal prossimo, ma scusate su questi temi non ci riesco!!! Vincenzo Leggieri - Firenze

Ottimo pezzo. Leggo il Secolo tutti i giorni. Sono di sinistra, libertario, credo (incredibile) che Fini sia l'unica speranza. Su Andreotti: me ne frego dei riscontri giudiziari (il liberale quando parla di politica, ha anche altre fonti) mi basta rammentare cosa disse costui su Ladri di Biciclette di De Sica (odiato anche dalla sinistra perchèp non "di classe") per sperare che un giorno gli revochno il seggio di senatore a vita. Su Ambrosoli è stato semplicemente stomachevole. Corrado Bresciani

Spero che Andreotti si renda conto che dopo una frase del genere dovrebbe avere il pudore di non parlare più in pubblico. Questa non è solo una frase politicamente vergognosa, è umanamente inaccettabile. Assolutamente inaccettabile. Per fortuna la limpida memoria dell'avvocato Ambrosoli non verrà nemmeno sfiorata da una simile volgarità. Alla memoria di Giorgio Ambrosoli, come dei molti altri eroi civili che hanno difeso anche a prezzo della vita la dignità del nostro Paese, si dovrebbe ogni anno dedicare un ciclo di lezioni in tutte le scuole.

@ Falcucci """L'On.le Andreotti comunque mi pare che si sia scusato e non sembra meritare tanta attenzione per una frase che gli é scappata""" E' decisamente l'opposto! quando un politico si "lascia scappare" una frase chiaramente non autocensurata, merita moltissima attenzione; sono poche rare occasioni per capire cosa hanno realmente nell'animo.

Quanti anni ha il senatore andreotti? Gli possiamo concedere le attenuanti generiche perchè, in fondo, anche l'età può avere un certo peso in certe circostanze e dunque essere un motivo ostativo alla lucidità di certe affermazioni? Francamente non mi appassiona nè l'affermazione di andreotti, ma nemmeno il fatto che nel 2010, a distanza di parecchi anni dai fatti, ci sia un giornalista che vada a fare certe domande per di più ad un uomo che comunque ha un'età per cui è possibile che certe frasi scappino di senno. In ogni caso il fatto per me rilevante è un altro: ovvero che si stia parlando di un fatto accaduto 31 anni fa, mica ieri. Se il mondo della legalità, che a parere della Perina va sempre sostenuto, e se il mondo del giornalismo d'inchiesta che in talune circostanze non ha nulla da invidiare alle operazioni della magistratura in termini di ricerca della verità, fossero state attive e coraggiose all'epoca dello svolgimento dei fatti, e se dunque avessero operato con il necessario rigore civile che qui viene evocato, probabilmente oggi non staremmo a parlare delle figure del passato e dei misteri relativi. Chi promuove e chi inneggia alla legalità, ha il dovere morale di mantenere un profilo alto non 30 o 40 anni dopo l'accadimento dei fatti, ma contestualmente al loro verificarsi. E denunciare ciò che deve essere denunciato e cercato seduta stante. La legalità a scoppio ritardato non mi piace e sopratutto non è credibile.

Il fatto é che, in tutto il mondo, da sempre se non ci fossero quelli " CHE SE LA CERCANO " staremmo ancora ai primordi. Anche nel mondo animale, per cercare il cibo o per proteggere la propria comunità. Meno male che in migliaia di anni ci sono sempre stati " quelli che se la cercano " Inutile fare i nomi, li sanno tutti. L'On.le Andreotti comunque mi pare che si sia scusato e non sembra meritare tanta attenzione per una frase che gli é scappata, in fondo non é un Grande della Storia e quello che dice vale poco o niente. L'occasione però per riflettere su questa affermazione stupida é giusto coglerla.

Gentile Direttrice, condivido pienamente il suo articolo, che evidenzia come nessuno dei servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro onestà e dedizione al ruolo ricoperto avesse in cuor suo la vocazione al martirio. Far bene e correttamente il proprio mestiere, agire per e nel rispetto del bene comune: questo era, al fondo, il semplice modello etico che ha informato l'opera dei tanti (non solo quanti rivestiti di cariche istituzionali o al servizio dello Stato, ma anche giornalisti, commercianti, sindacalisti, etc) morti ammazzati dalle varie mafie. Se l'agire nel rispetto della Legge, l'avversare il malaffare, tutelare la propria comunità - come nel caso del Sindaco Vassallo - contro gli appetiti delle cosche, deve trasformare gli uomini in martiri ed eroi, allora il nostro non è un Paese civile nè normale, bensì affetto da croniche patologie che ne hanno infettato gli organi vitali. E se, come sempre, il pesce guasto puzza dalla testa, la esibita pratica del "baciamo le mani" (non solo simbolico) estesa a feroci despoti nordafricani o delle fredde terre dell'Est (doni di Dio, nientemeno) mi fa pensar male, molto male.

"certo è che se l’andava cercando" Il senatore di certo pensa che anche Dalla Chiesa; Borsellino; Falcone ed altri come loro: "se l'andavano cercando" forse il senatore una volta nella vita dovrebbe chiedersi quanto deve e per la vita che ha potuto fare ai tanti Dalla Chiesa; Falcone e Borsellino del passato.

Quando i "servitori" di uno stato come l'attuale, agiscono come Minzolini si è già alla dittatura.Il governo è responsabile di molti fatti atroci, come dell'ingovernabilità, non ha nessuna necessità di esecrare perché poi ci sono le esequie e ci pensano gli stessi cittadini "sudditi" a gestire il sacrificato di turno: un fatto delittuoso serve a tutti i tipi di potere: così anche la pietà viene usata ai fini del potere e in particolar modo quando è all'apice della decadenza in cui ci troviamo.

Ci sono uomini e uomini! Il rischio che hanno corso Schifani e Bonanni alla Festa Democratica di Torino è stato documentato dai commenti esecranti del telegiornale di Minzolini che ripetutamente ad ogni edizione trattato da beceri comunisti incalliti tutti coloro che stanno nel PD. Grande è stato il rischio per un fischio e un fumogeno, ma riguardo al Sindaco ucciso dalla camorra o dalla mafia solo commenti di circostanza. Sacconi solerte commentatore se ne è ben guardato nominare la criminalità che sta dietro dell'interesse economico e politico. Mi sembra una grande disparità di trattamento e la Rai e il suo direttore di punta ne sono responsabili e noi cittadini non siamo tanti minchiolini e non leggiamo solo le veline (Fini dicet ) del potere. Avrei voluto una filippica del Direttore Rai a difesa della legalità come quella che ha fatto in difesa del Governo. I 9 colpi forse anche quel Sindaco se li è cercati? Ha fatto solo il suo dovere ma sono pochi che lo riconoscono e avranno il coraggio di imitarlo.

Speriamo di no, e tocchiamo ferro ma se un giorno anche Saviano dovesse finire ammazzato diranno pure di Lui che se l'andava cercando, quelli del Pdl che oggi tacciono ma ieri a Gubbio hanno detto che i finiani sono.. o erano un cancro?

On. Perina, oltre a complimentarmi per l'articolo, vorrei farLe una domanda. Per quale motivo, quando si vuole ricordare i tragici fatti del 1922, si fa riferimento quasi sempre al Giudice Borsellino, e pochissime volte si nomina il Giudice Falcone. Falcone e Borsellino, furono, non solo colleghi, ma dalle foto e dai filmati che periodicamente ci vengono proposti, anche amici, e se pure nella Loro gioventù, avevano avuto orientamenti politici diversi, nella Loro meritoria lotta alla mafia e a tutte le organizzazioni criminali, furono un raro esempio di unità d'intendi, tanto da condurli alla stessa tragica fine e con lo stesso bestiale metodo. Cordiali saluti. Remo Pietrani

l'Italia di Dell'Utri tace su Falcone, Borsellino, Ambrosoli ma considera eroe Mangano. Che tristezza!

Caro Direttore, Complimenti per la capacità di identificare il problema e per l'analisi impeccabile! Ma che Paese siamo e, soprattutto, che Centrodestra siamo se non riusciamo a difendere la memoria di un Eroe come Ambrosoli, oggetto di un'affermazione che rimane, comunque, vergognosa? Quelli dell'appartamento a Montecarlo, diventato un caso di Stato, dov'erano ieri? Cosa avevano da dire? Meno male che il Secolo c'è... :-)

Ehh Andreotti!Passato fra le spire del tempo,timorato di Dio:cattolico apostolico e romano.Seguace dei grandi prelati vaticani,stuzzicato da Gelli,eletto dal popolo...sobrio e discreto,"testimone" indiscusso di ogni oscura facenda..politico-terroristico- religiosa, sempre presente all'appello con dovizioso impegno e cinica deferenza, silenzioso e campione di tutte le varianti di slalom da più di 90 anni ! Complimenti!Presidente per quel suo lungo percorso fra boscaglie oscure senza inciampare mai...beh quasi mai! E poi ancora passeggiando fra dedali e parlamenti, cattedrali,consorterie,senati e conventi: i meandri della sua mente devono essere davvero intasati, mi vien da pensare che sia questo ingombro la causa di quelle sue orribili emicranie. Povero senatore,come si dice ? Ad onorem ? Ieri le è scappata una piccolezza e si è scusato con giornalisti e lettori che l'hanno fraintesa ma, senatore, se è stato frainteso non ci si scusa ! Signor Andreotti ora,che il tempo le ha tolto le "inibizioni diplomatiche" può capitare, sa, che si ritrovi con quella semplicità fanciullesca di allora...che le fa dire semplicemente ciò che non avrebbe mai detto ma che ha sempre pensato e su queste basi ha sempre agito senza far rumore...: si patteggia, si ragiona, si pontifica, si confessa, e ci si confessa tanto la misericordia di Dio si rinnova sempre, ogni volta davanti al confessionale.Lei è stato d'esempio per tanti soprattutto in questi ultimi tempi! Bella carriera signor Andreotti, ne può andar fiero ! marcella de giacometti

Tutti gli uomini retti e dediti al dovere vanno a cercarsela, è normale. Se non lo facessero chi imperverserebbe? Il diritto, la legalità, la rettitudine, la democrazia, la giustizia, il buon senso? Perchè l'uomo ha pensato alle leggi e le ha codificate, perchè ha sentito il bisogno, la necessità di trascriverle? Perchè probabilmente predomina il male sul bene e allora per salvaguardare il bene nell'uomo è nata l'esigenza di creare certezze e quelle certezze che sovente vacillano sono le leggi so prattutto se influenzabili da personam!

Mike Bongiorno? E perchè non anche Corrado? O magari Kermit il ranocchio...

Cara Perina, anche in questo caso non non sono in grado di trovare davvero le parole giuste per descrivere tutto il mio scoramento, ira, depressione, frustrazione, impotenza, rabbia, sconforto e chi più ne ha più ne metta che mi ha assalito quando ho letto le dichiarazioni di Andreotti e la proposta del Ministro della Pubblica "Distruzione" di proporre Mike Bongiorno come eroe positivo nelle scuole. Nello stesso giorno è uscito un rapporto sullo stato della nostra scuola che è stata definita del tutto pessima. Se tutto ciò non è populismo becero alla stessa stregua delle parole di Veneziani che Brusadelli e Lanna hanno commentato significa che non sono in grado di intendere e di volere, cosa che ovviamente non può e non potrà mai avvenire per quanto mi riguarda. Sono molto incazzato per come noi cittadini italiani veniamo trattati. Questi stanno per far scoppiare qualche altro disastro che credevo di aver definitivamente affidato ad un passato remoto non certo esaltante. Sono anche degli irresponsabili e le prime avvisagli si sono già verificate. Un problema serio ad ogni modo è la stampa ormai definitivamente prezzolata e acritica in modo dissennato. Sono davvero schifato! Cordialmente.

Un altro bellissimo articolo di Flavia Perina. Erano anni che non leggevo gli articoli del secolo. Ricordo ancora il secolo diretto da Alberto Giovannini e soprattutto da Giano Accame. Ricordo bene il suo primo editoriale di insediamneto. Vorrà dire che mi abbonerò al secolo.