4 febbraio 2012 - 07:40

Rivoluzione addio: da Berto Ricci al Cav

Luciano Lanna

Negli anni Ottanta Marcello Veneziani aveva voluto ripubblicare Lo scrittore italiano di Berto Ricci, facendolo introdurre da un vecchio scritto di Indro Montanelli. Un’operazione che in molti interpretammo come l’inattesa riproposizione di una tradizione di pensiero politica sempre rimasta minoritaria nel nostro paese. E lo era soprattutto perché costantemente messa sotto scacco da quell’egemonia populista che rappresenta la pancia di lungo periodo dell’eredità secolare del «Franza o Spagna purché se magna...». L’Italia del “tengo famiglia” per dirla con Leo Longanesi. Montanelli spiegava che la sua generazione di giovani degli anni Venti, animata dall’idea che la risorgimentale “rivoluzione mancata” dovesse riprendere, riconobbe in Berto Ricci il proprio maestro. E ricordava che, mentre passeggiavano insieme a Firenze una mattina del 1932, fu proprio Ricci a dirgli esplicitamente: «Lascia stare i gerarchi, il credere-obbedire-combattere». E Montanelli arrivò a definire l’ex anarchico passato con Mussolini «il solo maestro di carattere ch’io abbia trovato in Italia. Grazie a lui, che teneva fede ai principi e non si curava delle ideologie – scriverà Indro nel dopoguerra – appresi a maturare quel distacco dalle idee che mi ha permesso di maneggiarle sempre con disinvoltura...».
Ricordiamo tutto questo dopo aver letto ieri sul Giornale la confessione, sincera ed esplicita, con cui Veneziani prende definitivamente parte non con l’Italia di Ricci, Longanesi o Montanelli ma con quella dei “tengo famiglia”. Posizione, sia ben chiaro legittima, che il giornalista e scrittore delinea come cornice e background ideologico anche del “berlusconismo”: «Quel che chiamiamo populismo è spesso monarchia popolare. Berlusconi ha testato la sua regalità nei regni più consoni a lui: la televisione, lo sport, il commercio, gli affari». L’indole delle folle latine e mediterranee, spiega Veneziani, propende per riconoscersi e delegare tutto a una sorta di re-capo. L’esatto contrario degli “italiani di carattere” e dell’assunzione in proprio da parte del singolo cittadino della sfera dei diritti e dei doveri. Una tendenza, quella della tanta decantata pancia maggioritaria del paese, che – come ancora osserva Veneziani – a un certo punto si affidò anche alla mamma Dc: «Quando perse la figura paterna regale, perché il re era ormai remoto, l’Italia si rifugiò nella figura della regina madre, la Democrazia cristiana, la Dc era una mamma collettiva che faceva le veci del padre assente...». Insomma, conclude Veneziani, una sorta di figura monarchica aderisce al meglio all’Italia, «anche oltre Berlusconi».
È un cedimento intellettuale allo schema della cosiddetta “autobiografia della nazione” cui, con una valenza diversa e “da sinistra”, ha mostrato di arrendersi anche Rino Formica quando, scrivendo a Giuliano Ferrara, legge la vicenda politica italiana dei nostri giorni nella chiave di un presunto fascismo profondo che come un costume «avvolge la società italiana». Addirittura nella duplice forma di “fascismo movimento” e “fascismo regime”: «A Futuro e Libertà che pullula – sostiene l’ex ministro ed esponente del Psi – di vecchi “boia chi molla” e di ex rautiani, viene consegnata la patente liberale e al Pdl, dove per ora alloggiano ancora tanti ex morotei, ex lombardiani ed ex ingraiani, viene assegnato il distintivo littorio». E, in questo contesto generale, per noi senz’altro discutibile, Formica coglie sulla scorta di Flaiano il cedimento generalizzato degli italiani a quei vizi storici i quali portano ad affidarsi a un padre o a una mamma collettiva che «racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità». Un atteggiamento, spiegava ancora Flaiano, sempre pronto a indicare negli “altri” le cause della propria impotenza o sconfitta». E Formica parla in proposito di tradizione pessimistica che in passato sottrasse forze ed energie preziose a un processo di trasformazione riformista dell’Italia. D’accordo, ma è lo stesso brodo di cultura prepolitico che Marcello Veneziani rivendica in positivo quando scrive che «l’Italia ha bisogno di un re sul piano simbolico perché vuole una figura di leader, di arcitaliano, che incarni il concentrato nazionale del suo popolo». E sta tutta qui, forse, la contrapposizione tra vocazione populista e spirito repubblicano, tra l’Italia “di pancia” e quella “di carattere”.
Riferendosi a un certo spirito repubblicano-risorgimentale che unificava, nonostante tutto, varie esperienze, diceva ancora Flaiano nel secondo dopoguerra: «La nostra generazione l’ha preso in culo: i preti da una parte, i comunisti dall’altra». Fu del resto il filosofo cattolico Augusto Del Noce a evidenziare la comune genesi nell’interventismo rivoluzionario di matrice risorgimentale dei due fenomeni fascista e azionista. «Non erano stati – aggiungeva il pensatore – né il liberalismo né il socialismo a dare la loro configurazione ideale all’interventismo, ma il pensiero mazziniano». E sulla stessa linea si sono articolate alcune analisi di Giano Accame e di Beppe Niccolai, che in vari scritti hanno sottolineato la necessità di ridefinire quella radice comune. Una certa idea dell’Italia: repubblicana e non monarchica, dalla parte dei cittadini e non della massa, “di carattere” e refrattaria a irreggimentarsi.

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commenti dei lettori

veneziani..il nulla..

correggete per favore " non si trivino impreparti a quell'evento" grazie e scusatemi.

La fine del comunismo sovietico ha rappresentato un ritorno al passato per gli eredi dei nostri due maggiori partiti e le cose sarebbero andate bene se il fatto tragico di Aldo Moro non avesse modificato la nostra ( prevista ma non da tutti ) storia. La Storia quella maiscola ha il suo corso perchè è posteriore all'azione di ognuno, ma noi italiani con le nostre peggiori azioni l'abbiamo forzata . Quelle che erano le scuole di pensiero ( nella canonica o nella casa del popolo ) sono state sostituite dall'informazione e il primo che ha capito in breve tempo ha detrminato come unico vincente politico il suo pensiero politico-aziendale. Tutti gli altri, ma proprio tutti; se prima con scetticismo e poi più apertamente, hanno dovuto dovuto ammettere il loro errore e occorreva prendere dei rimedi. Come sempre il politico ha dato la colpa agli Italiani dicendo che non avevano capito il pericolo ed è questo l'appunto maggiore da fare loro. Escludo Umberto Bossi che con la sua Lega (iniziale) da ex comunista percepì il pericolo creandosi un mondo suo sotto la guida di Miglio. Tutti gli altri in vario modo e motivazioni hanno ingannato i loro elettori e in quel groviglio di partitini personalizzati non poteva che vincere chi aveva l'organizzazione mediatica e Berlusconi ha avuto vita facile. L'ammucchiate "contro", non sono servite a nulla e le alleanze trasversali avranno il medesimo effetto, perchè solo una nuova disciplina filosofica e morale potrà salvarci. Sia a destra, che a sinistra dovranno nascere scuole di pensiero politico e morale aggiornato al nostro tempo; si stanno vedendo i primi sussulti di questo nuovo modo anche se con motivazioni diverse la strada sarà indubbiamente questa. Sarà l'esigenza anche le partito al potere trovare la sua strada perchè l'uomo ha il suo " Fine" sia fisico che politico e spero che gli italiani si trovino impreparati a quell'evento. Prepariamo dunque a un Paese nuovo nell'interesse di tutti; Lega compresa. Se i nostri politici cominceranno a parlare al cuore degli italiani si risolveranno in armonia anche i problemi per la pancia che è ugualmente vitale. Ii new-deal è lungi da essere terminato ma almeno si sta vedendo un timido inizio; forse solo Veneziani non se ne è accorto, quando Montanelli lo aveva previsto 20 anni fa. Ma tra i due non ci sono paragoni!

Gli italiani avranno anche bisogno di un re-capo - come sostiene l'illustre intellettuale del Giornale - ma anche i re, come insegna la storia, hanno sempre avuto bisogno nella loro corte di menestrelli e buffoni..............

a quando un nuovo giornale, diretto appunto da veneziani? gli suggerisco il nome della testata " GIOLIBER" , farà da terzo incomodo ai due più famosi " quotidiani indipendenti" ora basta, non riesco ad andare avanti, rido da solo a crepapelle...

Politici di ieri e di oggi Non credo affatto che ci sia una gran differenza tra i politici attuali e delle epoche passate, il presente è l’eredità del passato; si dice sempre che il nuovo è sempre più bello perché si spera che ogni cambiamento porti il nuovo più bello, più buono, tutto più: invece prevale sempre l’egoismo, l’arroganza, il peggio del peggio. La cultura che forma la mente umana non è altro che il ripetersi degli stessi concetti da oltre quattro millenni; l’uomo impara, immagazzina tutto senza riuscire ad elaborare nuove idee, è sempre più pigro, dice di volere il cambiamento ma si adagia sull’esistente, particolarmente quando ha raggiunto una certa posizione: qualsiasi sistema è buono a raggiungere lo scopo che è la posizione più elevata, dimentica il suo passato e si vendica sul derelitto.

E' il vecchio vizio di una parte del mondo intellettuale( o presunto tale) italiano quello di mettersi al servizio del potente di turno, di non trovare il coraggio di spronare, sferzare, criticare le classi politiche e dirigenti. In questo paese se qualcuno ha il coraggio di ribellarsi e di uscire dal coro e' o pazzo o comunista o traditore

A posteriori non è difficile per un intellettuale piegare la Storia a proprio piacimento. Non credevo però che il ricorrente richiamo al "vizio" avesse ora, anche in considerazione della modestia degli attori, tale potenza da motivare personaggi altrimenti inquadrabili a un adesione così comoda nella superficialità delle motivazioni. Sono momenti dove il peggio una volta emerso tende a ristagnare per l'opera dei più interessati al ristagno.

Ho tentato di commentare l'articolo di Veneziani ma i giornali fotocopia (Libero e Il Giornale) pubblicano i commenti più convenienti o meno ostili. Quindi questo intellettuale (non capisco perchè chiamare intellettuali gente a sinistra e destra che spesso hanno scritto stronz..........per il solo motivo che qualcuno le pubblicava) dice che abbiamo bisogno di un re!!! Sostengo che il Veneziani abbia bisogno di uno specilista . Vaneggia, la storia la vede a modo suo (da intellettuale), sempre a bacchettare, a pontificare, a spiegarci il bene ed il male......supera e di molto la fantasia e la tenacia di un Capezzone. Mi sono permesso nel commento di fare riferimento a situazioni economico-sociali a dir poco allarmanti prerogative di chi governa oramai da 2 anni, criticando le paranoie mentali quotidiane del re e dei servi di cui si è circondato. Temo sia stato il motivo per cui sono stato cestinato. Cordiali saluti P.S. Se una banderuola come Veneziani viene definito intellettuale,giornalisti quali il compianto Indro Montanelli come dobbiamo chiamarLi ???

Lanna, ho avuto modo di leggere le parole di Veneziani oggi su Fare Futuro, articolo di Brusadelli; le dico solo che non riuscivo a credere a quanto stavo leggendo. Evidentemente sono da ritenersi obsoleto se alla mia età, 62 anni, riesco ad avere ancora dei moti iracondi quando leggo quelle fesserie. Definirmi sconsolato sarebbe inadeguato. Cordialmente.

Bellissimo l'articolo di Lanna e pienamente condivisibile. Su Veneziani una sola considerazione:egli è passato dagli scritti su Evola e Mussolini, di cui non fa mai accenno nelle sue biografie, agli ultimi scritti di carattere intimistico, editi natutalmente dalla......Mondadori. Una bella evoluzione! Un vero italiano di carattere.

In Italia basta qualche atteggiamento consono per essere definiti intellettuali. Così è Veneziani, che non ho mai apprezzato. Innanzitutto avanzare analisi di questo tipo significa piegare la Storia alla convenienza del momento e non fare un'analisi oggettiva. Il re che nella fase post democristiana incarnerebbe il "popolo monarchia" (oggi diremmo il leader) ha sempre costituito l'epilogo di fasi storiche e ha segnato la loro fine. Quando a Firenze viene chiamato il Duca di Atene come Signore della città e nasce la Signoria (cioè il governo di uno solo) è perchè l'età comunale era entrata in crisi e si passò alla Signoria, che segnò la fine di Firenze. Il leaderismo (affidare una delega in bianco a una maschera) è la fine non l'evoluzione post moderna della Democrazia! La Politica dovrebbe prospettare i nuovi orizzonti e i nuovi patti della società prossima futura e non affidarsi a uomini della Provvidenza che sono così apprezzati da Veneziani.