Mussolini credeva nei giovani: nominò il 27enne Vidussoni segretario del Pnf

venerdì 30 novembre 18:24 - di Antonio Pannullo

Aldo Vidussoni, Medaglia d’Oro al Valor militare, di cui oggi ricorre l’anniversario della morte, è un altro delle migliaia di italiani eroici dimenticati da questo Paese, e solo perché è stato convintamente fascista, peraltro come altri milioni di italiani. Ma ha dato tutto per l’Italia, a cominciare da un occhio e una mano, perse combattendo nella battaglia di Santander nel corso della guerra civile spagnola, per la quale era partito volontario. Vidussoni era un friulano di Fogliano Redipuglia, dove era nato nel 1914. Dopo essersi laureato in Economia e Commercio all’università di Trieste, nel 1935 diventa sottotenente di artiglieria. Fervente fascista, entra nella Milizia Volontaria Sicurezza nazionale e parte volontario per la guerra di Etiopia. Nel 1936 va, sempre volontario, in Spagna, dove viene gravemente ferito e dove riceve la Medaglia d’Oro con la seguente motivazione: «Comandante di un plotone fucilieri, sapeva infondere nei suoi uomini il suo ardore e il suo slancio giovanile e si offriva sempre volontario nelle azioni più rischiose e difficili. Nell’attacco di una munita posizione nemica giungeva primo sull’obbiettivo dove resisteva bravamente al contrattacco di rilevanti forze avversarie, subito accorse. Ferito una prima volta, rifiutava ogni soccorso, incitando i suoi militi alla difesa nel sacro nome della Patria e del Duce. Nuovamente e gravemente ferito agli occhi, perduta una mano per lo scoppio di una bomba lanciatagli a bruciapelo, insisteva nei suoi propositi di resistenza ad oltranza, trovando ancora l’energia di intonare l’inno Giovinezza. Esempio altissimo di eroismo e di rarissime virtù militari». Venta Nueva, 15 agosto 1937. Successivamente divenne segretario nazionale dei Guf, Gruppi universitari fascisti, fino a che Benito Mussolini lo nominò, era il 1941, segretario del Partito Nazionale Fascista. Si trattava del più giovane segretario del Pnf, aveva 27 anni, e Mussolini lo scelse proprio perché riteneva che solo i giovani, in quel momento difficile, avessero l’entusiasmo e la determinazione necessari. La giovane generazione infatti era in quel momento la più convinta sostenitrice del fascismo, mentre i “vecchi” gerarchi cominciavano a essere piuttosto critici anche a causa della gestione della guerra. Tra l’altro, c’è un simpatico aneddoto sulla sua nomina: Eugenio Scalfari, allora 19enne, in un articolo su Roma fascista, appoggiò la nomina del giovane Vidussoni in un vibrante articolo intitolato L’ora del Partito. Clima nuovo, invitando al rinnovamento del Partito. Vidussoni infatti non ebbe rapporti ottimi con gli altri gerarchi del fascismo, ma seppe svolgere il suo lavoro con grande dignità e convinzione, tanto che, dopo l’armistizio, non ebbe dubbi sulla scelta da compiere, aderendo subito alla Repubblica Sociale Italiana e diventando membro del direttivo del Partito Fascista Repubblicano. Vidussoni fu anche parlamentare nella XXX legislatura. Dopo la guerra, Vidussoni ovviamente fu perseguitato perché fascista e condannato a 14 anni di reclusione, venendo poi graziato con l’amnistia Togliatti nel gennaio 1947. Si trasferì a Verona, dove fece l’assicuratore per molti anni e poi a Cagliari, dove morì nel 1982 a soli 68 annim, per una crisi cardiaca. Oltre alla Medaglia d’Oro, Vidussoni ricevette altre quattro medaglie per le campagne di Africa orientale e Spagna.

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