Moody’s ci taglia il rating: è il frutto (pesante) della confusione di governo

Tanto tuonò che piovve:  l’agenzia Moody’s taglia il rating dell’Italia a Baa3 da Baa2 con outlook stabile. Prima di stracciarsi le vesti e di gridare al solito complotto dei poteri forti è bene fermarsi un attimo  a riflettere  Non si tratta, a prima vista, di una pressione sul governo per condizionare  la manovra economica, Il giudizio di Moody’s riflette la preoccupazione degli investitori, non tanto sul deficit annunciato, quanto piuttosto  sulla stabilità politica del governo italiano. Alla base della decisione c’è infatti la constatazione di Moody’s  della   ”mancanza di una coerente agenda di riforme per la crescita”, cosa che  ”implica” il prosieguo di una ”crescita debole nel medio termine”. Al dunque, per Moody’s,  i piani del governo non rappresentano un ”coerente programma di riforme  tale da spingere ”la mediocre performance della crescita su base sostenuta”.

Che significa? Innanzi tutto che gli investitori cominciano ad allarmarsi per le crepe che emergono, di giorno in giorno, all’interno del governo.  Guardacaso, la nota di Moody’s arriva al termine di una giornata di sciabolate tra gli “azionisti” del governo, Salvini da una parte  e Di Maio dall’altra. Il problema di fondo è che non si intravede una strategia complessiva di riforme. Reddito di cittadinanza, quota 100, flat tax sono solo il frutto, precario, di un faticoso compresso quotidiano . Cosa ben diversa da un vero piano di interventi strutturali.

L’interesse politico di Lega e M5S può essere anche quello dci reggere il governo fino alle elezioni europee di primavera, Dopodiché, si torna a ballare.  Tale interesse politico potrebbe però non coincidere con l’interesse generale del Paese.  L’incoerenza politica, alla fine, si paga. E, a pagarla, sono sempre gli stessi: i cittadini e il popolo (formalmente) sovrano.