Libri, “Conversazione sulla monarchia”: «Il vero sovrano è super partes»

Ha senso l’idea sovranista senza un sovrano che la incarni? E ancora: ha senso la sovranità popolare se la Costituzione che la promuove e la tutela, nello stesso tempo la comprime impedendole, all’articolo 139, di rivedere la forma repubblicana? Sono solo due fra i tanti interrogativi posti da Conversazione sulla Monarchia (ed. Historica, 15,00 €), libro a quattro mani scritto da Alessandro Sacchi, avvocato e presidente dell’Umi (Unione monarchica italiana), e Adriano Monti Buzzetti Colella, giornalista Rai, già vaticanista per i media della Santa Sede. Addirittura d’eccezione il prefatore: Amedeo di Savoia. Tutt’altro che indulgente verso polverose nostalgie e improponibili revanscismi, la Conversazione si prefigge l’obiettivo di restituire attualità e fascino all’istituto monarchico presentandolo come un elemento di modernità e di progresso. Non è un caso che gli autori facciano discendere il primato della monarchia dall’esigenza di sottrarre la figura del capo dello Stato alle camarille parlamentari o alle contese elettorali. Chi rappresenta l’unità nazionale – è il ragionamento di Sacchi e Buzzetti Colella -, una volta selezionato da una fazione politica o da una parte del corpo elettorale, è costretto, a torto o a ragione, a convivere con il sospetto della partigianeria. A ben vedere, è la storia di questi anni quando la crisi della partitocrazia prima e del bipolarismo poi ha risucchiato nella tempesta politica più di un presidente della Repubblica. Con la monarchia – è la tesi degli autori – sarebbe impossibile perché un re è super partes per definizione. La tesi del primato del principio monarchico è il filo conduttore della Conversazione, che infatti vira decisamente sul tema delle riforme istituzionali aggredendo l’articolo 139 della Costituzione, cioè il catenaccio che blinda la Repubblica dichiarandone l’intangibilità da qui all’eternità. Un paradosso se si considera che, nel 1946, la monarchia consentì il referendum istituzionale e ne accettò il verdetto nonostante le pesanti ombre sulla regolarità delle operazioni di scrutinio. Ma soprattutto un’ipocrisia in confronto ai fiumi di inchiostro e di parole versati in questi decenni per magnificare una sovranità popolare che la Costituzione antifascista ha di fatto esiliato insieme con i discendenti maschi di Casa Savoia. Ma un principio mutilato diventa, prima o poi, una rivendicazione in cerca di vendetta. i due autori non fanno mistero di guardare con quale interessi alle tesi sovraniste con l’obiettivo di collocarvi la riforma dell’articolo 139. Non è facile, certo, anche perché il presentismo dominante reagisce con fastidio verso tutto ciò che ha radici profonde e lontane. E la comunità politica monarchica porta ancora i segni di una storia drammatica e dolorosa, lastricata di rinunce, di scissioni e di diaspore. Ma è anche sorretta dalla consapevolezza che ogni storia, per restare attuale, deve bandire il torcicollo e guardare avanti. La Conversazione di Sacchi e Buzzetti Colella sembra andare proprio in questa direzione.