Caso Cucchi, il generale Nistri: «È ora di accertare le cause. L’Arma si scusa»

sabato 13 ottobre 15:56 - DI Sveva Ferri

L’Arma dei Carabinieri sarà «al fianco dell’autorità giudiziaria», perché è ora di capire cosa «successe quella sera». A dirlo è stato il comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, a proposito del processo sulla morte di Stefano Cucchi. E, una volta «accertate le responsabilità», l’Arma – ha assicurato – «prenderà le decisioni che le competono, fino alla destituzione».

«Forse si è aperto uno spiraglio di luce: mi sembra che sia la prima volta che un militare di quelli presenti quella sera ha riferito la sua verità, che ora dovrà passare al vaglio dell’autorità giudiziaria, ma noi siamo al fianco dell’autorità giudiziaria, perché è ora che siano accertate tutte le cause e le dinamiche di quanto successe quella sera», ha spiegato Nistri, intervistato su Radio Capital. «L’Arma si scusa sempre – ha aggiunto – quando alcuni dei suoi componenti sbagliano e viene accertato che vengono meno al proprio dovere». «Ci sono episodi esecrabili per i quali l’Arma si deve scusare, non come istituzione, ma perché alcuni suoi componenti infedeli sono venuti meno al proprio dovere anche nei confronti dell’Arma stessa», ha spiegato ancora Nistri, ricordando di aver incontrato già in passato Ilaria Cucchi e chiarendo che «non ho alcun motivo per non incontrarla di nuovo, qualora ritenga opportuno un nuovo incontro».

«Quei carabinieri sono stati sospesi e nel momento in cui saranno accertate le responsabilità, l’Arma – ha sottolineato Nistri – prenderà le decisioni che le competono, fino alla destituzione: non guarderemo in faccia a nessuno». Il generale ha però chiarito che parlare di «violenza di Stato è una sintesi giornalistica». «Non si tratta di una violenza dello Stato, ma di alcuni appartenenti dello Stato: lo Stato non può essere chiamato come responsabile della irresponsabilità di qualcuno», ha detto ancora Nistri, aggiungendo che l’ipotesi di insabbiamenti «è un’illazione offensiva del buon nome dell’Arma». «A pensar male a volte si azzecca, ma – ha avvertito – si fa sempre peccato».

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