Toscani feroce con Salvini, morbido come un cachemire con i Benetton

Feroce con Matteo Salvini, morbido come un maglioncino di cachemire con i Benetton. Oliviero Toscani, storico fotografo della famiglia di magliari veneti per i quali ha spremuto tutta la sua creatività inventando le petulanti campagne buoniste multicolor – nel senso della pelle dei modelli – torna ad attaccare a testa bassa il ministro dell’Interno, Matteo Salvini.

Provocato dai suoi intervistatori, i perfidi conduttori della trasmissione La Zanzara, Giuseppe Cruciani e David Parenzo, Toscani sembra non aspettare altro. E prende la palla al balzo quando gli viene fatto osservare che il segretario della Lega è stato ritratto in copertina dalla prestigiosa rivista statunitense Time come il nuovo volto dell’Europa, lo Zar dell’immigrazione italiana: «voi non sapete quante persone importanti sono finite sulla sua copertina, anche Hitler e Mussolini – sbotta il fotografo dei Benetton (a proposito, la foto di Salvini sul Time non è di Toscani) – non c’entra assolutamente nulla».

Con il pennello dell’artista etereo che è, Toscani esprime così la sua idea di Salvini dando aria ai suoi pensieri scatologici: «le cose che dice Salvini sono come una scoreggia, non è che lui sia una scoreggia perché non può parlare, e le scoregge puzzano».

E agli intervistatori de La Zanzara che lo pizzicano e lo pungolano ricordandogli l’altissimo consenso che incassa ogni giorno Salvini, Toscani replica così: «Lui ha un consenso molto alto? Ma non vuol dire niente, anche Mussolini aveva un grande consenso. Gli italiani hanno sempre bisogno del Duce, che sia nero, che sia rosso, adesso abbiamo il duce verde. Gli italiani hanno bisogno del Duce come da giovani – spiega l’edipico Toscani – abbiamo bisogno della mamma, di uno che voglia loro bene, dia loro sicurezza».

Il fotografo dei magliari veneti sente, giustamente, l’urgenza di parlare anche delle chiusure domenicali dei supermercati e dei centri commerciali, quei templi dello shopping compulsivo che hanno fatto l’immensa fortuna dei suoi datori di lavoro: «E’ un’idea da terzo mondo, da bigotti – protesta, irritato, il vate inciampando, inavvertitamente, nel ribrezzo radical chic che lui avverte per quel “terzo mondo” che poi ci propina a ogni piè sospinto per vendere maglioni – Bisogna andare a messa in quel giorno lì? Meglio andare al supermercato, che è la cattedrale moderna, piuttosto che in chiesa: è molto più religioso». Sembra di capire che gli officianti di questa religione siano proprio i suoi datori di lavoro. Amen.

Nulla da dire su Di Maio: «Gli ho fatto anche la foto, è un ragazzino molto carino, piacevole e ben educato». Insomma non scoreggia come Salvini, parrebbe.
Ma quando i conduttori de La Zanzara hanno l’ardire di pungerlo sui Benetton ecco che l’aspro, collerico, sdegnato Toscani diventa una mollichella di pane, uno zuccherino, un morbido golfino in cachemire. E prepone, a ogni ragionamento, tutte le guarentigie possibili. «Se me la sento di scagionarli completamente? Io non posso dir niente – si cuce la bocca il pensatore che ne ha, in genere, per tutti – Finché non ci sarà una sentenza con le responsabilità e con tutto, non si può dire niente – si spinge a dire come fosse il più garantista dei berlusconiani – In più – aggiunge a discolpa precoce – i Benetton sono il 30 per cento di una società». Come dire: anche qualora venisse appurata la loro colpa per il disastro del Ponte Morandi e di quei 43 morti – e sia mai – la colpa è comunque solo per il 30 per cento…. Colpevoli solo di 12,9 morti….

Toscani se la prende, poi, con il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli finito, negli ultimi giorni, nella bufera per l’espressione sorridente e fuori luogo a Porta a Porta mentre lui e Bruno Vespa parlano di Genova: «Quel Toninelli del cazzo – intercala, elegante come sempre, il fotografo dei maglioni – dice che bisogna mettere una piastrella, pensa che un ponte sia un cesso pubblico. Ha capito tutto». In effetti quando si parla di ponti, nessuno meglio del Pontificatore Maximo, Oliviero Toscani, può dire la sua con competenza.