La prima autostrada del mondo? Fu realizzata dal fascismo nel 1924

Il tema è certo di stringente attualità: le autostrade. Oggi vedendo i documentari e i reportage di viaggio, pensiamo che le autostrade – ossia le reti viarie a pedaggio dedicate esclusivamente a mezzi a motore e interdette ad animali, pedoni, carri, biciclette – siano un’invenzione del genio statunitense o, al massimo, tedesco: la Germania infatti aveva una rete autostradale di tutto rispetto già prima della guerra. Ma non è così: l’idea, il concetto di autostrada la si deve a un italiano, l’ingegnere milanese Piero Puricelli, senatore fascista, conte, fondatore della società anonima autostrade e realizzatore della prima autostrada del mondo. Mussolini  e il fascismo, nello sforzo di modernizzare il Paese, aiutarono in tutti i modi questo progetto, tanto che nel settembre del 1924 il re in persona inaugurava la Milano-Varese, che poi diverrà l’Autostrada dei Laghi, ancora esistente. Laureatosi in ingegneria meccanica a Zurigo, Puricelli rientrà in Italia nell’azienda di famiglia. Nel 1922 realizzò, in pochi mesi, l’autodromo di Monza, anch’esso ancora esistente, che fu il terzo autodromo al mondo in ordine di tempo. All’inizio degli anni Venti ideò una nuova rete viaria per il Paese e nel 1922 lo presentò a Mussolini, che lo accolse con entusiasmo. Il quotidiano fascista Il Popolo d’Italia lo rappresentò come l’autentico italiano dei tempi moderni, quello che differenziò la veloce ed efficente Italia fascista da quella vecchia dell’età liberale. Antonio Gramsci invece criticò, con poca prospettiva, la “mania” delle dispendiosissime nuove vie di comunicazione, Per una volta, Gramsci ebbe torto. Molti hanno obiettato che prima della Milano-Varese erano state realizzate nel mondo altre tre autostrade: la Long Island Motor Parkway nello stato di New York, aperta al traffico nel 1908, la Avus nella periferia di Berlino, inaugurata nel 1921, e la Bronx River Parkway nello stato di New York, aperta al traffico nel 1925. Ma non è così: queste autostrade erano concepite differentemente, erano pensate a scopo ludico-sportivo o paesaggistico, e non come arteria veloce tesa a unificare una nazione in modo veloce. In questo senso Puricelli fu davvero un innovatore concettuale.

A quei tempi in Italia c’erano 85mila automobili

L’iniziativa fu davvero coraggiosa, perché in quel tempo le auto in circolazione in Italia erano solo 85mila. Puricelli, che era di Milano, ravvisò l’esigenza di avvicinare la città con i laghi, meta di turisti, e pensò di coprire le spese di gestione con il pedaggio, cosa che però non si realizzò. Comunque fu lo stesso re Vittorio Emanuele III che a bordo della Lancia Trikappa dei Savoia inaugurò l’autostrada insieme a Puricelli. Un cronista scrisse che “il cemento è liscio come il parquet…”: che differenza con le strade odierne. L’autostrada era a una sola corsia per senso di marcia, il percorso perlopiù rettilineo e le pendenze affatto ripide. Non c’erano inizialmente i caselli, ma si pagava nell’area di servizio dove la fermata era obbligatoria. L’autostrada chiudeva all’una e riapriva alle sei, almeno per i primi anni. Infine, cosa più importante, i materiali erano tutti di ottima qualità, anche perché a quei tempi non si scherzava con tangenti, materiali scadenti, appalti, e così via. Pochi mesi dopo, nel 1925, fu inaugurato il tratto da Lainate a Como, e poco dopo il tratto Gallarate-Sesto Calende. Per gli amanti delle cifre, diremo che furono movimentati due milioni di metri cubi di terra, utilizzate cinque gigantesche betoniere statunitensi per il calcestruzzo e all’impresa lavorarono ogni giorno 4.000 operai per poco più di un anno. Da notare che la legge che regolamentava la costruzione delle autostrade fu emanata solo nel 1933, e anche in questo senso l’impresa di Puricelli fu davvero pionieristica. Infine, i casellanti avevano l’obbligo di vestire la divisa e salutare militarmente gli utenti che passavano. Va detto anche che dopo il 1924 vennero in Italia esperti e tecnici da tutto il mondo per sviluppare nei loro Paesi questa nuova “invenzione”. Per quanto riguarda Puricelli, in seguito la sua impresa attraversò sfortune economiche. Nel 1929 fu senatore e nel 1933 incontrò Adolf Hitler a Berlino prospettandogli la sua idea di rete stradale europea cui lavorava dal 1925. Lanciò anche l’idea, apprezzata, di una strada diretta Roma-Berlino, progettò che poi si arennò con lo scoppio della guerra. Nel 1940 Puricelli fondò la Società Italstrade e dopo un ennesimo progetto presentato a Mussolini per unire Bologna al Mezzogiorno per facilitare la fusione del Nord con il Sud, la guerra bloccò tutti i suoi progetti. Nel 1944 fuggì in Svizzera e dopo la guerra fu accusato di collaborazionismo, accusa da cui poi fu prosciolto. Nel dopoguerra lavorò ancora nel settore e morì a Milano nel 1951.